Il cinema russo conquista Londra

A “How I ended this summer”, un dramma psicologico sulla vita degli esploratori artici, è andato il primo premio del Festival del Cinema di Londra, dopo i successi incassati a Berlino. Nella motivazione, la giuria l'ha definito “un film avvincente, che prende l'anima, di valore universale”.



“Il regista Aleksej Popogrebskij è riuscito a coniugare una grande maestria cinematografica con una descrizione pittoresca dei particolari, dando risalto alla recitazione forte e raffinata degli attori Grigorij Dobrygin e Sergey Puskepalis. Il film gioca sul tema del cacciatore e della vittima, rivoltandolo da cima a fondo, per arrivare, attraverso di esso, alla comprensione di altri temi quali la morte e la vita, la tenacia e la compassione”. Con queste le parole il presidente della giuria internazionale del Festival cinematografico di Londra 2010, l'attrice americana Patricia Clarkson, ha consegnato il primo pieno nelle mani di Popogrebskij. Il regista russo ha sbaragliato la concorrenza del “Il Cigno nero”, un thriller sulla vita del mondo del balletto del regista Darren Aronofsky, della pellicola britannica “The King's speech” del regista Tom Hooper e del già vincitore del Festival di Cannes “Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti”, del thailandese Apichatpong Weerasethakul.

“How I ended this summer” potrebbe essere definito un “thriller artico”, con una struttura drammatica che si rifà ai collaudati modelli americani. In una stazione meteorologica della Chukotka, in un ambiente estremo, si trovano uniti due “uomini del Continente”. Il capo della stazione meteorologica Sergey, pur essendo un padre di famiglia, è per sua natura un lupo solitario: compie la propria missione al limite del mondo in modo stoico, a volte addirittura fanatico, e incarna in tutto e per tutto la solidità e l'affidabilità virili. Il giovane stagista Pavel, invece, è la personificazione dell'uomo infantile: pasticcione e scansafatiche, è volato fino a quelle aspre terre per passare l'estate. Due personaggi in netto contrasto, legati da un rapporto del tipo maestro e allievo, surrogato di padre e figlio; a un certo punto gli eroi diventano nemici e antagonisti, ma capita anche che abbiano qualcosa di utile da insegnarsi a vicenda. Il regista Popogrebskij è riuscito ad andare oltre all'estetica del dramma privato, a lui cara, per conquistare le vette del grande cinema epico.

Senza dimenticare che la pellicola russa aveva già portato a casa tre Orsi d'argento al Festival di Berlino 2010. Werner Herzog, grande appassionato di viaggi nei luoghi vergine del pianeta, aveva deciso di premiare a Berlino il direttore della fotografia Pavel Kostomarov. I suoi paesaggi della Chukotka, filmati con una telecamera digitale Red, possono già essere citati come uno dei migliori risultati della cinematografia del nostro secolo, così come anche l'ottima recitazione degli attori Sergey Puskepalis e Grigorij Dobrygin.

Nella serata londinese sono stati consegnati altri cinque riconoscimenti. Due sono andati all’inglese Clio Barnard col film “The Arbor”: quello per il miglior debutto cinematografico e quello di miglior film di un regista principiante britannico. Premiata come miglior film documentario l’opera del regista danese Janus Metz, “Armadillo”, sui soldati danesi impegnati contro i talebani in Afghanistan. Il premio per il maggior contributo al cinema britannico è stato conferito a Danny Boyle, autore di film come “Trainspotting”, “28 giorni dopo” e “The Millionnaire”, pluripremiato agli Oscar del 2009.

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