Melting pot in salsa russa

Foto di: ITAR-TASS

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L’Europa in cerca di un modello di convivenza multiculturale può guardare alla Federazione, la cui popolazione è frutto di secoli di mescolanza di etnie e religioni.

“È pieno di asiatici”. Clotilde è stupita: giovane dottoressa francese in vacanza a Mosca, ha messo piede in terra russa con in testa l’idea di un Paese popolato da biondi con gli occhi azzurri. Visitare il territorio porta invece alla scoperta di un mosaico di popoli di fronte al quale il turista occidentale si ritrova disorientato.

Con la cancelliera tedesca Angela Merkel che dichiara “la morte del modello multiculturale” (Multi-Kulti è l’espressione divenuta celebre in Germania), l’Europa si dimostra sempre più insoddisfatta della strada intrapresa sulla convivenza di popoli e culture diverse. In Francia il divieto di indossare il burqa e la diffidenza diffusa rispetto alla carne halal sono segnali che rispecchiano l’opinione di una parte della popolazione la quale vede negli immigrati, per lo più musulmani, una minaccia alla propria identità.

La Germania, che nel 1999 rinunciava alla cittadinanza per diritto di sangue, oggi si dimostra indignata contro i membri di una diaspora turca che, spesso, non padroneggiano la lingua di Goethe.

E qual è, invece, la situazione in Russia, territorio di convivenza di un agglomerato di popoli composto da 176 nazionalità e gruppi etnici diversi, col 20% della popolazione di religione musulmana?

Territori fondati su dinamiche opposte

Per comprendere le profonde differenze tra le due realtà è necessario fare riferimento al modello fondante dell’Europa, dove i Paesi si sono costituiti per lo più sul principio di nazione unica, e a quello della Russia, impero costruito sull’assimilazione progressiva di popoli differenti.

Qui, infatti, l’attuale mescolanza di popoli si è formata a partire dalle ondate di insediamento dell’etnia russa su tutto il continente eurasiatico: nel XVIII secolo i "Vecchi Credenti" vengono perseguitati per aver rifiutato la riforma di Nikon, per poi essere esiliati da Caterina II in Siberia, dove importano la cultura europea; nel XIX secolo i giovani nobili decabristi, accusati di avere un’ideologia occidentale, vengono mandati con la forza a Est; i cosacchi, dal canto loro, sono stati i pionieri della “conquista dell’Est”. Al tempo di Stalin i deportati e prigionieri dei gulag verranno impiegati a milioni per la costruzione di infrastrutture nelle regioni più remote, dove perderanno la vita.

L’URSS ha rappresentato un’incredibile crogiolo di popoli. Gli spostamenti forzati, voluti da Stalin per estirpare ogni sorta di resistenza nazionale a favore di una politica centralizzata, hanno avuto un effetto inatteso: quello di forgiare una coscienza collettiva e di dar vita a un’importante mescolanza. È stupefacente vedere quanto questo mix culturale sia presente a Mosca: un ragazzotto biondo racconta di essere figlio di un georgiano; capita di lavorare con una cecena; Marat è tataro, cosa che non avreste mai immaginato. Essi tuttavia condividono lo stesso umorismo e lo stesso sistema di valori.

Pur costituendo lo zoccolo duro su cui si sviluppa la Federazione, il popolo russo (russkij, in riferimento all’etnia), presente sull’intero territorio, rappresenta allo stesso tempo un’etnia tra le altre, esattamente come i baschiri, gli adighè e gli jacuti, tutti assimilabili sotto il termine rossjanin (riferito alla nazionalità). Una storia tormentata ha paradossalmente dato vita a un mix in cui le diverse etnie hanno accettato l'avvento del popolo russo e quest’ultimo, dal canto suo, ha adottato alcuni tratti locali.

Un Islam autoctono

L’esempio più emblematico di integrazione tra i popoli della Russia è il Tatarstan.
La sua attuale identità, frutto di una storia segnata dai conflitti, non gli ha impedito di diventare una regione musulmana perfettamente integrata nella Federazione. Il "giogo tataro" che ha pesato sulla Russia per tre secoli ha segnato profondamente il rapporto tra i due popoli. Ancora oggi, a Mosca, il numero di russi con origini tatare è sorprendente. Sin dalla caduta di Kazan, all’epoca di Ivan il Terribile, il Tatarstan si è formato su un modello di convivenza tra le etnie tatara e russa, che rappresentano rispettivamente il 43% e il 38% della popolazione attuale della Repubblica. Hillary Clinton si era addirittura rivolta all'ex Presidente della Repubblica, Mintimer Shaimiev, per ottenere consigli in tema di “tolleranza multiculturale”. L'Islam tataro, così come in altre regioni, come la Baschiria, non ha cristallizzato l'identità di questi popoli, che si sentono prima di tutto russi. Si tratta piuttosto di un “Islam europeo”, come lo ha definito Shaimiev.

Tuttavia non si può negare che esistano tensioni legate all’immigrazione. Di maggioranza musulmana, gli immigrati dall'Asia centrale, che rappresentano la maggior parte degli operai e delle colf, vengono visti con una certa diffidenza. La polizia fatica ad arginare il fenomeno degli omicidi a sfondo razziale, che mietono continuamente vittime di origine asiatica e africana. Ma è proprio nella Federazione stessa che le tensioni etniche si fanno più evidenti: le repubbliche russe del Caucaso, segnate da un conflitto secolare cui si è aggiunta una problematica legata all'Islamismo, vengono viste come una minaccia. Uno straniero in arrivo a Mosca sentirà molto spesso attaccare i “neri” (caucasici). Ma il problema dell’Islam appare piuttosto come un pretesto se si osserva la complessità del meccanismo di violenza (lotta di clan, violenza delle forze dell'ordine, cosche mafiose) che alimenta le file della guerriglia.

Anche se il XXI secolo sembra mettere alla prova la coesione nazionale russa, questa sembra avere tutte le carte per vincere la partita. Non vi sono state politiche che hanno scavato voragini insormontabili tra i popoli, come è successo in ex Jugoslavia, e le tensioni di stampo religioso non monopolizzano il dibattito pubblico in Russia. Forte di questo potenziale, il Paese potrebbe dimostrarsi un modello di convivenza multiculturale. Il Cremlino di Kazan, che ospita fianco a fianco una moschea e una chiesa ortodossa, è il simbolo eclatante di questa multiculturalità.

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