Qui la crisi non veste l’alta moda

All’inizio c’erano solo negozi multibrand. Negli ultimi anni è esploso il settoredelle vendite al dettaglio. Foto di Kirill Lagutko

All’inizio c’erano solo negozi multibrand. Negli ultimi anni è esploso il settoredelle vendite al dettaglio. Foto di Kirill Lagutko

Dappertutto nuovi centri commerciali e il loro fulcro sono i negozi di griffe italiane

Le crisi in Russia non colpiscono i ricchi. Nel’98, a distanza di poche settimane da quando il rublo era stato svalutato e il governo aveva annunciato decine di miliardi di euro di indebitamento, aprì nell’esclusiva Stoleshnikov Pereulok di Mosca il primo negozio moscovita di Christian Dior. «Rimandammo l’inaugurazione dello store, ma fu un errore. Dopo l’apertura, abbiamo visto il giro d’affari crescere rapidamente», racconta uno degli investitori Jeremy Barnes. Quando si possiedono più di 70 milioni di euro non ha importanza se se ne perdono la metà: una borsetta da 5mila euro resta in ogni caso accessibile.

Dopo essere rimaste per settant’anni tagliate fuori dalla moda internazionale dalla Cortina di ferro, dopo il crollo dell’Urss le russe - ma anche i russi - si sono abbandonati a una vera e propria frenesia da shopping.

Fu allora che arrivarono i primi pionieri della distribuzione. All’inizio erano solo negozi multibrand, come diremmo oggi. Berezka era uno di questi: fu il primo a vendere abbigliamento di marchi italiani e francesi. È rimasto chiuso per un certo periodo, ma adesso ha riaperto: si trova in pieno centro, in via Malaja Bronnaja.

Negli ultimi due anni è esploso anche l’intero settore delle vendite al dettaglio. Enormi centri commerciali sono spuntati come funghi tutto intorno e dentro la capitale. Ma se in Occidente il loro punto nevralgico è un supermercato o un negozio di articoli hi-tech, in un mall moscovita è molto più probabile che lo sia una catena dei marchi di lusso. Sono tre le società che oggi distribuiscono le grandi griffe, perlopiù italiane: Bosco, Mercury Trading e Crocus Group. «Si sono spartite i migliori marchi, decidendo chi dovessero rappresentare sul mercato», spiega Natalia Oreshina che da anni si occupa d’immobiliare e apertura di centri commerciali. Alcune firme famose come Chanel stanno iniziando a operare sul mercato da sole, ma la maggior parte finisce con l’affidarsi a queste tre grandi società che conoscono bene l’ostica burocrazia russa.

Mercury Trading

Società fondata nel’94 dagli imprenditori Leonid Friedland e Leonid Strunin, oggi ha il volto di Alla Verber, direttrice del centro commerciale Tsum. Mercury rappresenta sul mercato russo nomi come Gucci, Prada, Dolce&Gabbana, Bottega Veneta, Valentino, Cavalli, Versace, Pucci, Marni, Balenciaga, ma anche brand più democratici come Just Cavalli, Malo, Patrizia Pepe. Il suo secondo “centro di gravità” per concentrazione di boutique è il Tretjakovskij Proezd, a pochi minuti a piedi dalla Piazza Rossa. Il terzo, il Barvikha Luxury Village si trova invece fuori città nella zona prestigiosa di Zhukovka, sull’autostrada Rublevo-Uspenskoe.

Bosco di Ciliegi

Già dal nome appare chiaro che l’italianità è la sua caratteristica fondamentale. Fondato nel 1991 e proprietà di Mikhail Kusnirovich, Bosco di Ciliegi ha più di 100 negozi monobrand di abbigliamento e accessori di Alberta Ferretti, Antonio Marras, Armani, Barbara Bui, Corneliani, D&G, Emporio Armani, Ermanno Scervino, Ermenegildo Zegna, Etro, Iceberg, I Pinco Pallino, Jil Sander, La Perla, Marina Rinaldi, Max&Co, Max Mara, Moschino, Pal Zileri, SportMax. E poi negozi di calzature come Alberto Guardiani, Casadei, Cesare Paciotti, Fratelli Rossetti, Pollini. Tratta prevalentemente marchi italiani, ma anche francesi (come Jean Paul Gaultier) e inglesi (come Paul Smith). È presente non solo a Mosca, ma anche a San Pietroburgo, Ekaterinburg e perfino a Milano dove, in via Manzoni, ha inaugurato una boutique di Kenzo.

Crocus Group

È stato Aras Agalarov, il proprietario di Crocus Group (ossia Crocus International) a raccogliere nel 2002 nella struttura da 62mila metri quadri del centro commerciale Crocus City Mall un numero enorme di boutique: da Armani Collezioni a Missoni e Versace.

Curiosità

- Il celebre fashion designer russo Valentin Yudashkin ha esordito nel ’91 con una sfilata ispirata alle uova di Fabergé. Oggi i suoi disegni sono esposti nei musei di Parigi e New York


- Il primo negozio moscovita di Christian Dior è stato inaugurato nell’esclusiva Stoleshnikov Pereulok di Mosca n el ’98 a poche settimane di distanza dalla svalutazione del rublo

- Malgrado la crisi, negli ultimi anni a Mosca e nelle regioni limitrofe sono stati inaugurati decine di centri commerciali e di boutique specializzate nella vendita di marchi di lusso





Dieci anni di Russian Fashion Week più spettacolo che sfilate

La Settimana della moda russa che si è conclusa pochi giorni fa quest’anno ha festeggiato il suo decimo anniversario. Negli anni Novanta, oltre alla “Settimana dell’alta moda” esisteva la “Settimana del prêt-à-porter”, ma mentre la prima in seguito è andata gradualmente trasformandosi in “Settimana della moda Volvo”, la seconda è stata interrotta. Nel 2000 invece è stato inaugurato l’ambizioso progetto della “Settimana della moda russa” (Rfw), presto entrato in competizione con quello della “Settimana dell’alta moda” in quanto entrambi sono un’importante vetrina per stilisti già affermati. Ma più che manifestazioni per addetti ai lavori, si tratta di eventi di rilievo mondano alle cui sfilate - anziché stampa specializzata, compratori e stilisti - partecipano numerosi personaggi dello spettacolo e sostenitori degli stilisti. E i guadagni che si ricavano da queste iniziative, indubbiamente molto attese, non sempre coprono i costi di allestimento e organizzazione.

Il commento di Mario Boselli, Presidente della Camera Nazionale della moda Italiana :

"La collaborazione con la Settimana della moda russa è di straordinaria importanza per noi. Gli stilisti russi hanno un entusiasmo strabiliante, ci affascinano con la loro arte della provocazione, con il loro punto di vista innovativo e originale sulle cose. Sono felice di poter assistere alle sfilate della Settimana della moda e di poter ampliare la mia conoscenza della moda del Paese”.




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