L’andata e il ritorno delle madrine del fashion

La vicenda umana e professionale delle grandi firme dello star system,Evelina Khromchenko e Alyona Doletskaya. Foto di Photoxpress

La vicenda umana e professionale delle grandi firme dello star system,Evelina Khromchenko e Alyona Doletskaya. Foto di Photoxpress

Dopo il sorprendente licenziamento, la direttrice dell’edizione russa de L’Officiel è di nuovo in pista, mentre l’ex collega di Vogue Russia dichiara che c’è “una vita oltre Vogue”.

Quest’estate le due grandes dames della moda russa, icone di stile, arbitri d’eleganza, o meglio le direttrici delle più importanti riviste di moda, hanno portato scompiglio nella Mosca più fashion. Nel giro di pochi mesi, hanno dovuto entrambe lasciare il loro posto di altissimo prestigio. Benché per ragioni diverse, il loro allontanamento era inatteso e ha sconcertato l’ambiente. Evelina Khromchenko, a capo dell’edizione russa de L’Officiel, è stata licenziata in tronco, senza tante cerimonie: una mattina è arrivata nel suo ufficio e l’ha trovato chiuso. Al suo posto l’editore ha sistemato la propria moglie, ex modella che era entrata in redazione appena sei mesi fa.

L’addio di Alyona Doletskaya, direttrice di Vogue Russia, non è stato altrettanto scandaloso e drammatico, ma nasconde pur sempre un alone di mistero. Jonathan Newhouse, presidente di Condé Nast International, in una lettera alla redazione si è profuso in complimenti: “Alyona Doletskaya è l’incarnazione stessa di Vogue. È carismatica ed elegante come la rivista che pubblichiamo. È una vera icona dello stile, la personificazione stessa del glamour, sia nel suo Paese, sia negli ambienti internazionali della moda”. Newhouse ha poi così continuato: “Il ruolo di Alyona nella vita della rivista è talmente unico che in un certo senso sostituirla è impossibile”. Dietro a tutta questa espansività trapelava però quasi un senso di sollievo: “Grazie a Dio siamo riusciti ad appianare tutti i nostri problemi in modo pacifico”.

Oltre alla partenza pressoché simultanea di Khromchenko e Doletskaya, c’è un’altra coincidenza: entrambe le direttrici avevano mantenuto l’incarico per dodici anni. E questo ha fatto sì che la stampa abbia decretato “la fine dell’era dei direttori carismatici”. Ma le cose non sono finite qui. Non per Evelina Khromchenko.



Il diavolo veste Prada, in stile russo

Il diverso cammino percorso dalle due donne fino al vertice delle due riviste si rifletteva proprio nei loro prodotti patinati. Nelle mani di Alyona, Vogue era diventata una sorta di Bibbia russa dell’arte di vivere nel lusso. Ogni numero del periodico presentava foto di personaggi ricchi e famosi, articoli sugli appuntamenti mondani più esclusivi dell’alta società ai quali partecipava la stessa Alyona.

Al contrario, Evelina partecipava di rado alle serate mondane. Il suo talento era da ricercarsi altrove: era una vera maestra nel creare le star russe del firmamento della moda. Stilisti e assistenti che hanno lavorato con lei sono diventati designer di grande successo, come Vika Gazinskaya. Grazie al tocco magico di Khromchenko, le carriere di Alyona Akhmadullina, Denis Simachev e Konstantin Gaidai sono decollate. Sia Doletskaya sia Khromchenko sono sempre state più grandi dei brand che promuovevano. La prima, Alyona Doletskaya, era ben nota in Occidente per la sua amicizia con celebrità internazionali e le frequenti interviste che rilasciava. Non stupì che quando girava la voce sulla direttrice di Vogue America Anna Wintour stanca del mondo della moda newyorchese, l’intero settore e i mass media occidentali vedessero in Doletskaya la candidata ideale per sostituirla.

Khromchenko è sempre stata di maggior successo in territorio russo. È stata una delle conduttrice del programma televisivo di grande successo “Fashion Verdict”, nel quale agiva da “pubblico inquisitore” e criticava senza mezzi termini i concorrenti sul loro abbigliamento. Anche in questo caso non stupisce sapere che proprio a Evelina era stato chiesto di interpretare il ruolo di Miranda Priestly nel film Il diavolo veste Prada, interpretata poi da Meryl Streep. Evelina, per esempio, aveva l’abitudine di criticare pubblicamente gli organizzatori delle sfilate di moda che avevano omesso di assegnarle il posto “giusto”. A chiederle lumi in proposito è stata proprio la sua collega Alyona Doletskaya in un’intervista rilasciata a Vogue, l’unica volta che le due direttrici si sono incontrate di persona, soltanto dopo che Evelina è stata messa alla porta a L’Officiel.

Doletskaya ha quindi chiesto a Khromchenko: «Crede che il mestiere di direttore capo sia logorante e possa portare a crollare fisicamente?». All’epoca molti lettori rimasero profondamente irritati dalla mancanza di tatto della Doletskaya, che aveva invitato la Khromchenko per una chiacchierata amichevole e la accusava di essere sul viale del tramonto. Ma dopo una settimana soltanto, la Doletskaya ha annunciato di lasciare Vogue. A quel punto è diventato evidente che la sua pungente domanda non era tanto un tentativo di ferire la collega, bensì una sorta di riflessione ad alta voce.

A volte ritornano

«Non occorre che ne facciate una tragedia: mi prendo una vacanza per pensare di più a me stessa», ha detto Doletskaya. Due anni fa, quando le era stato chiesto se avrebbe mai lasciato Vogue, aveva risposto che adorava il suo lavoro e non aveva nessuna intenzione di andarsene. In ogni caso, aveva anche aggiunto di essere sicura che “esiste una vita al di là di Vogue”. Quanto alla stessa Evelina, si accinge anche lei a fare un ritorno trionfale al suo posto tanto amato. La settimana scorsa il presidente delle Editions Jalou, proprietarie de L’Officiel, ha nominato Khromchenko direttore editoriale delle Editions Jalou, ed Evelina sovrintenderà anche al rilancio de L’Officiel russo con un nuovo editore russo. Il vecchio editore, insieme alla sua giovane e talentuosa moglie, dovrà trovarsi un altro posto di lavoro. Questa sì che è una mossa da maestra, in perfetto stile Miranda Priestly. Come ricorderete, anche Miranda era oggetto di un infruttuoso tentativo di spodestarla. Evelina ha commentato: “Non sono una persona combattiva, ma se non ci sono alternative, sono capacissima di difendermi”. Sì, nel mondo della moda, si deve essere donne d’acciaio per sopravvivere. E così l’era delle direttrici carismatiche può continuare.

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