La seconda Venezia della “Factory Russia”

Si è aperta ieri a Venezia la Biennale di architettura 2010. Il Padiglione russo guida il visitatore attraverso il presente e i possibili futuri delle aree post-industriali.

  















Il Padiglione russo curato da Sergei Tchoban, Pavel Khoroshilov e Grigory Revzin
per la Biennale di architettura 2010 inaugurata ieri a Venezia. Foto: Speech Wasservarianten


Vyshny Volochyok è una località situata strategicamente a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo, nella provincia di Tver. Conosciuta soprattutto per l’enorme sviluppo dell’industria tessile nel diciannovesimo secolo, la città è stata attrezzata da Pietro I nel 1703 di una serie di canali che ne hanno favorito lo sviluppo successivo. Proprio la presenza di questo sistema di canali le è valso il soprannome di “la Venezia di Tver, che sorge sulle sette isole”. Certamente è anche per la sua somiglianza con la Serenissima che Pavel Khoroshilov, Sergei Tchoban e Grigory Revzin, i tre curatori del Padiglione russo della Biennale di Architettura 2010, inaugurata ieri a Venezia, hanno scelto Vyshny Volochyok come fulcro della loro esposizione.

Nel corso degli ultimi decenni Vyshny Volochyok si è andata deteriorando, lasciando i suoi complessi industriali in situazione di semi abbandono e sprecando le sue potenzialità come centro turistico e culturale tra le due grandi città Mosca e San Pietroburgo. «Ci sono oltre 300 realtà simili a questa in Russia», recita il catalogo dedicato all’evento, sottolineando la necessità reale che il Paese ha oggi di affrontare la problematica del recupero urbanistico e architettonico di situazioni in stato di degrado post-industriale.

Il percorso espositivo si snoda attraverso tre grandi sezioni in cui il visitatore è guidato attraverso il presente ed il possibile futuro per la città. La terza sezione è senza dubbio la più ricca di spunti. Cinque progettisti, infatti, sono stati chiamati a presentare delle proposte per il recupero architettonico di alcuni edifici di Vyshny Volochyok.

La scelta dei curatori ha voluto rievocare la posizione strategica della città e i nomi degli architetti chiamati a dare il loro contributo sono quindi egualmente divisi tra le due maggiori città russe: Vladimir Plotkin e Sergei Skuratov per Mosca, Evgeny Gerasimov e Nikita Yavein per San Pietroburgo e infine Speech, un collettivo attivo in entrambe le città.

“Factory Russia”, accattivante nome scelto per l’intero progetto, non è altro che un manifesto delle possibilità architettoniche per il futuro della Russia, un richiamo all’azione. «È necessario che oggi gli architetti offrano alla società un’idea che possa servire come ispirazione», recita il testo introduttivo al catalogo, ricordando che non sempre l’effettiva realizzazione dei progetti architettonici rappresenta la naturale conclusione di un percorso creativo, ma che anche la sola esposizione di idee con una chiara visione del futuro può essere costruttiva e di ispirazione.

Vyshny Volochyok si trova nella provincia di Tver a metà strada tra Mosca e San Pietroburgo. Soprannominata “la Venezia di Tver che sorge su sette isole” per un sistema di canali voluto da Pietro Il Grande, è stata un centro tessile importante, ma oggi i suoi complessi industriali sono in semi abbandono. Cinque progettisti sono stati chiamati dai curatori del Padiglione russo alla Biennale di architettura 2010 a presentare delle proposte per il suo recupero architettonico. Foto di Maryana Titkova



INTERVISTA con Sergei Tchoban: “Prioritario recuperare le aree provinciali russe ci sono spazi anche per gli architetti italiani”

L’architetto Sergei Tchoban (Leningrado, 1962) è uno dei tre curatori chiamati a ideare il Padiglione Russo per la XII Biennale di Architettura a Venezia. Il suo legame con la laguna veneta sembrava già scritto nella mostra dei suoi disegni intitolata “Aqua” presentata lo scorso anno dalla Galleria Antonia Jannone di Milano.

Maestro Tchoban, che rapporto ha con l’Italia?

L’Italia è il Paese dove ancora oggi osservo e imparo le modalità di espressione architettonica. Mi colpisce il modo dignitoso in cui gli edifici invecchiano grazie all’accurata scelta dei materiali e dei dettagli. È fondamentale progettare costruzioni che possano adattarsi ai cambiamenti nel corso di molti anni. Venezia stessa ne è un esempio perfetto, così come gli edifici utilizzati come padiglioni per la Biennale.

Quale messaggio vuole comunicare ai visitatori del Padiglione russo?

Che il recupero delle zone che sono rimaste indietro rispetto allo sviluppo enorme di città come Mosca e San Pietroburgo rappresenta una priorità per la Russia. Spero inoltre che possano restare affascinati dalla provincia del nostro Paese: dalla sua atmosfera poetica e dal suo potenziale di crescita.

In che modo può svilupparsi ulteriormente uno scambio tra Italia e Russia a livello architettonico?

La Russia deve elaborare grandi pianificazioni cittadine. In questo settore gli architetti italiani potranno trovare certamente spazio accanto agli architetti russi. Una collaborazione per i piani generali residenziali potrebbe giovare a tutti. Io stesso ho cercato di avviare questa collaborazione coinvolgendo di recente gli architetti Cino Zucchi e Paolo Desideri all’interno del progetto, sviluppato con Evgeny Gerasimov, per l’European Embankment di San Pietroburgo.








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