La calata dei russi in Versilia

Forte dei Marmi invasa dai russi. Foto di Legion Media

Forte dei Marmi invasa dai russi. Foto di Legion Media

I toscani non riescono più a comprare casa a Forte dei Marmi scalzati come sono dai milionari russi disposti a pagare cifre da capogiro per una villa vista mare. Ma è scattata la guerra degli “esiliati” capitanata dal sindaco in persona.

Macchine di lusso dai vetri oscurati, sventole bionde quanto griffate, portafogli gonfi di rubli, champagne a fiumi. Benvenuti a Forte dei Marmi-Russia: la città italiana più amata dai compatrioti di Putin. A tal punto che sono disposti a sfilare fino a 20 milioni per una villa vista mare e 100 mila per averla solo per una stagione. Ed è proprio qui che nasce il problema. Comprare o affittare casa al Forte è una moda così diffusa e smodata tra i nababbi russi che ha fatto schizzare i prezzi immobiliari alle stelle e costretto i fortemarmini doc all’esilio sulle colline versiliesi circostanti.

Non che i residenti (e le agenzie immobiliari) non abbiano goduto di questa colonizzazione a suon di rubli. Solo che le cifre del loro esodo, abbondantemente consenziente, parlano chiaro: da 11mila che erano nell’85, oggi non sono neanche 8mila. Su un totale di 7700 abitazioni, quelle abitate dai residenti sono 3200, i restanti 4500 sono seconde case, molte delle quali acquisite dai russi. Uno sfratto, brontolano in città. Quindi, è scattata la guerra dei transfughi, capitanata dal sindaco in persona, l’oriundo Umberto Buratti, del Partito Democratico. La sua arma per «ridare Forte dei Marmi ai fortemarmini» è una legge urbanistica, ribattezzata Piano Casa, che intende costruire alloggi solo per nativi e residenti. Comprende la creazione di 150 case destinate solo a compratori locali, di cui le prime 75 non potranno essere vendute per 20 anni. Un’iniziativa che ha gonfiato di vindice orgoglio i residenti, ma il cui eco dalle vicine Alpi Apuane si è sospinto fino agli Urali. Tanto che ha fatto precipitare le telecamere della principale di Stato di Mosca, Rtr, diritte alla scrivania di Buratti, costretto quindi a spiegare al telegiornale russo di prima serata che il piano casa non è un modo per cacciare i russi e che, anzi, sono i benvenuti. Però, almeno altrove, il primo cittadino ha anche sottolineato la necessità di «ricreare quella comunità locale indispensabile per salvaguardare il genius loci del territorio».

La questione abitativa è la punta dell’iceberg della “russizzazione”. Per capire meglio come la tradizionale identità di Forte dei Marmi si sta snaturando basta fare un giro sul suo elegante lungomare. E’ tutto uno sfoggio di griffe e macchinoni: Ferrari, Bentley e Rolls Royce che rombano verso i ristoranti più in, come da Lorenzo e il Bistrot, per cene a base di ostriche e champagne, dove i paperoni del Volga arrivano a lasciare anche mance da 4000 euro. E poi magari vanno a fare due salti al Twiga, la discoteca di Flavio Briatore dove prenotare un tavolo nella zona vip costa un migliaio di euro. Spiccioli per appassionati della costa verisiliese come Roman Abramovich, patron del Chelsey, o l’amico Oleg Deripaska, numero 9 dei più ricchi al mondo nel 2009 e capo di un impero che va dall’alluminio all’aviazione.

Tra via Roma e piazza Garibaldi, poi, il disinvolto scialacquare degli zar dell’economia russa ha fatto aprire boutique di Cavalli, Miu Miu e Dolce&Gabbana dove un tempo sorgevano gelaterie artigianali e storici fornai. E gli esercizi commerciali che resistono alle bastonate dei listini immobiliari comunque borbottano, rimpiangendo la Forte dei Marmi d’un tempo. Quella in cui gli ingranaggi del turismo erano sempre ingrassati da portafogli importanti, ma di blasonate famiglie industriali italiane, come gli Agnelli e i Moratti, che di Forte amavano proprio il suo fascino discreto, la possibilità di andare in bicicletta al forno per comprarsi una fresca schiacciatina al mattino. Tempi andati. E in ogni caso, come suggerisce un vecchio proverbio della zona, «pazzo è quel prete che biasima le sue reliquie».

Forte dei Marmi. Foto di Legion Media



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