“Mai visti incendi così estesi”

Antonio Urbano e Fabio Carnicchia, due degli 11 uomini della Protezione civile italiana inviati il 6 agosto in Russia dall’Italia per contribuire allo spegnimento degli incendi causati dall’eccezionale canicola estiva in Russia, sono concordi: “Incendi così estesi come i vostri non li avevamo mai visti”.

Sono ripartiti con il resto degli equipaggi lo scorso fine settimana dopo essere riusciti a estinguere in cinque giorni i roghi divampati nei boschi della regione di Samara ed essere stati insigniti per questo dal governatore locale dell’“Ordine dell’Amicizia nella sicurezza” in segno di riconoscimento, ma prima di lasciare Togliattigrad hanno raccontato la loro esperienza a Russia Oggi.

“Le nostre giornate iniziavano molto presto. Sveglia alle sei e mezzo. Alle sette eravamo già sul pullman che ci portava all’aeroporto dove alle otto si teneva un briefing con le autorità locali e alle nove, dopo alcune ricognizioni in elicottero, era fissato il primo volo”, spiega il generale di divisione dell’Aeronautica italiana Antonio Urbano. “Ogni giorno — prosegue — effettuavamo tre voli di tre ore l’uno e in media riuscivamo a effettuare 30 prese d’acqua a volo ”.

La capienza dei serbatoi dei Canadair è di sei tonnellate quindi è facile calcolare le quantità d’acqua caricate e riversate ogni giorno su boschi riarsi e su torbiere. “Siamo stati fortunati perché c’erano ingenti risorse idriche nella zona in cui abbiamo operato: il fiume Volga e specchi d’acqua”, spiega il maggiore Fabio Carnicchia, responsabile della delegazione italiana e coordinatore delle azioni di soccorso, aggiungendo che “ad accrescere pericoli e responsabilità era semmai il fatto che lavorassimo in prossimità di centri abitati”.

“Il nostro principale nemico è stato il vento. Faceva estendere gli incendi a grande velocità e diffondeva un denso fumo nero che ostacolava le operazioni”, ricorda Carnicchia, mentre Urbano osserva: “Il fuoco covava nel sottobosco. A bruciare erano i muschi che la siccità ha reso facile appiglio per le fiamme e la torba. Da qui la grande quantità di fumo. La difficoltà stava quindi nell’individuare il focolaio degli incendi”.

Un’altra sfida per i piloti italiani erano le estensioni dei roghi. “Si parlava di migliaia di chilometri quadrati. Di fronte a queste estensioni capita di sentirsi impotenti”, commenta Urbano. Gli fa eco Carnicchia: “Sono il coordinatore delle operazioni anti-incendio della Protezione civile italiana. Di incendi in Italia ne ho visti. Ma grandi come i vostri mai: i territori invasi dalle fiamme probabilmente si estendevano per una superficie più grande del nostro stesso Paese”.

È stato effettuando sino a 200 sganci al giorno, al ritmo di uno ogni due o tre minuti, che gli otto piloti della delegazione italiana sono riusciti a salvare dalle fiamme le riserve naturali di Samara nell’arco di cinque giorni, complici anche “le autobotti russe che lavoravano a terra”. “Il primo giorno abbiamo volato accompagnati da un aereo russo, ma le autorità hanno subito avuto fiducia in noi e per il resto della missione abbiamo operato in modo autonomo affiancati da un ufficiale di collegamento russo», ricorda il generale Urbano sottolineando che “cosa rara, l’affiatamento è stato pressoché immediato, e anche la popolazione ha collaborato dimostrando molto senso di ospitalità sin da subito”.

La situazione sta migliorando anche nel resto del Paese: la superficie colpita degli incendi si è quasi dimezzata, ma restano circa 500 focolai attivi. “Il problema dei roghi in Russia — sostiene Carnicchia — verrà risolto solo quando cadranno abbondanti piogge”. Concorda Urbano: “Solo con l’aiuto della natura si potrà arrivare alla fine della catastrofe in tutto il Paese”.



11 uomini della Protezione civile italiana sono stati inviati il 6 agosto in Russia per spegnere gli incendi nella regione di Samara. Foto: ufficio stampa della Protezione civile russa

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