Lotta alla corruzione : una missione possibile ma difficile

Foto di Fotolia/PhotoXPress.ru

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Il presidente Dmitri Medvedev ammette: eliminarla dalla sfera economica sarà un processo lungo e per i risultati ci vorrà tempo.

Si sapeva che ci sarebbe voluto molto tempo, ma, per ammissione dello stesso presidente russo Dmitri Medvedev lo scorso 14 luglio, la crociata contro la corruzione non ha ancora mietuto molti successi. "È normale che nessuno sia soddisfatto dei nostri progressi nella lotta alla corruzione" ha dichiarato Medvedev, aggiungendo che non ci sono stati risultati significativi nella campagna da lui promossa come una delle priorità della sua presidenza.

Dal giorno stesso della sua elezione, il presidente ha lanciato la tanto attesa campagna contro la corruzione e quasi ogni settimana qualche alto funzionario o dirigente statale viene inquisito o addirittura arrestato. Ma queste sono solo gocce nell’oceano, se si pensa ai milioni di impiegati statali che, ormai da secoli, ricevono bustarelle come parte del proprio compenso.

Medvedev ha però voluto sottolineare che il fatto stesso che se ne stia parlando apertamente, è un segnale positivo. Ha anche aggiunto che, mentre in passato si riteneva che qualsiasi lotta alla corruzione fosse destinata al fallimento, ora, invece, l’opinione pubblica, gli uomini d’affari e i "burocrati illuminati" sono convinti che qualcosa vada fatto. "Del resto, è evidente a tutti che fino ad ora si è fatto poco. Tuttavia, ciò non significa che non stia cambiando nulla. Sono stati raggiunti alcuni risultati e le nostre autorità giuridiche e di polizia stanno intensificando la propria attività" ha concluso Medvedev.

La punta di un iceberg

Il livello di corruzione è aumentato, stando alle stime ufficiali pubblicate all’inizio di quest’anno. Tuttavia, questo può essere dovuto al fatto che ora lo stato presta maggiore attenzione alla questione e che, proprio a causa di questo processo, tutti gli abusi emergono alla luce del sole. "Il totale complessivo dei crimini compiuti è forse di 10 o addirittura 100 volte superiore a quelli che vengono alla luce. È solo la punta di un iceberg", ha dichiarato Medvedev durante una sessione del Consiglio Russo dei Legislatori lo scorso 14 luglio. Dall’inizio dell’anno, secondo il presidente, sono stati denunciati 43.000 crimini di corruzione. "Il numero di crimini legati alle tangenti è aumentato del 10 percento".

Secondo fonti della BNE, le autorità tributarie hanno fiutato il cambiamento e limitato le loro pratiche illecite: negli anni seguenti l’Affare Yukos, quando il Cremlino ha messo alle sbarre il titolare della compagnia Mikhail Khodorkovsky e nazionalizzato l’azienda utilizzando tasse fantasma, è aumentato vistosamente l’utilizzo, da parte della polizia tributaria, di minacce di ispezioni per estorcere soldi alle aziende. Ma distruggendo la Yukos, il Cremlino ha in un certo senso suggerito alla burocrazia che il potere amministrativo ha la precedenza sulla legge, dando così maggiore potere ai burocrati di abusare della propria posizione. "Se il presidente può ignorare la legge per raggiungere i propri scopi, perché non posso farlo anch’io?" ha cominciato a pensare la gente.

Medvedev non ha fatto altro che introdurre un elemento di rischio che non era presente prima. Nel passato i funzionari potevano accettare tangenti nella più completa impunità. Se ora si accettano bustarelle, invece, si può finire in carcere. Nonostante ciò, non sarà semplice estirpare quest’erbaccia: la concussione, infatti, è sostanzialmente un processo segreto e il fatto che ora vengano introdotti nuovi rischi, spingerà chi accetta tangenti a prendere maggiori precauzioni. Per raggiungere i propri obiettivi, il Cremlino dovrà quindi spingere per attuare riforme che rimuovano quegli strumenti che i burocrati utilizzano per ottenere tangenti. Anche qui si registrano progressi, ma non completi.

Salute e sicurezza

Secondo un rapporto pubblicato a luglio, gli imprenditori pensano che gli ispettori delle tasse e della sicurezza sugli incendi siano i più corrotti tra i funzionari statali. Medvedev ha già ordinato che il numero delle ispezioni sia limitato e ha cambiato la legge; ora, di conseguenza, è più difficile mandare in prigione un dirigente se è solo indagato: una delle minacce più utilizzate dagli ispettori in cerca di “mazzette”. I piccoli imprenditori hanno riferito alla BNE che si sentono estremamente incoraggiati da questo cambiamento, dato che bastava una ventilata ipotesi di detenzione (e neppure un vero e proprio arresto) sulla base di accuse non provate per terrorizzare dirigenti e titolari di aziende.

Un’indagine svolta dall’agenzia statale VTsIOM nel 2009 ha chiesto a 1.200 imprenditori di classificare le prestazioni delle agenzie di stato che si occupano delle loro compagnie. Il risultato ha messo in luce che le autorità tributarie sono la maggiore fonte di problemi, con un netto 65% degli intervistati che li definisce un vero e proprio ostacolo all’espletamento del proprio lavoro. Gli ispettori per la sicurezza sugli incendi arrivano secondi in questa classifica, con un 50% di imprenditori che si scaglia contro di loro, come ha riportato il Moscow Times. Un’altra fonte di disturbo è costituita dalle ispezioni frequenti delle agenzie di controllo o da parte delle amministrazioni regionali, con il 33% di imprenditori che si lamentano di un’eccessiva modulistica, mentre un altro 30% che dichiara che tali ispezioni si concludono sistematicamente con bustarelle.

Data la tendenza a diffondersi della corruzione, Medvedev non può far altro che continuare a operare su entrambe le estremità del filo: ridurre la burocrazia e aumentare il controllo. È questa, infatti, la sua scelta.

In luglio, Medvedev ha chiesto alla Duma di impegnarsi maggiormente e di istituire una commissione di inchiesta per indagare sulle presunte corruzioni e lavorare di concerto con l’Ufficio del Procuratore Generale e il Ministero dell’Interno. Inoltre ha preteso maggiori multe per chi infrange la legge. Una delle idee su cui si sta lavorando è di introdurre multe multiple: il colpevole sarebbe obbligato a pagare una multa pari a tante volte la quantità della tangente accettata. "Saranno di certo multe salatissime, pari a decine o centinaia di milioni di rubli", ha dichiarato.

Al momento, le multe possono raggiungere i 100.000 rubli, oppure possono essere pari al reddito annuale del colpevole. Ma Medvedev vuole misure più severe e concorda con la proposta di Sergei Mironov, speaker del Consiglio della Federazione (la camera alta del parlamento russo - NdR), di trattare i crimini legati alla corruzione come crimini gravi e utilizzare misure detentive piuttosto che libertà vigilata. Medvedev vuole coinvolgere l’intero Esecutivo. "L’istituzione di indagini parlamentari non è stata ancora intrapresa in maniera radicale. Questo metodo non verrà usato in ogni singolo caso, ma può giocare un ruolo decisivo ed essere utile nella lotta alla corruzione" ha sostenuto Medvedev durante una sessione del Consiglio Russo dei Legislatori lo scorso 14 luglio. "Dobbiamo colpire sia chi accetta tangenti, sia chi le paga."

"La corruzione ha due facce. Prendersela solo con chi accetta le tangenti non sarebbe abbastanza e non si può colpire in forma minore chi corrompe" ha dichiarato Medvedev. "Nessun cittadino onesto in Europa offrirebbe una tangente a un ufficiale di polizia, ha poi aggiunto, da noi lo si fa con tranquillità."

Medvedev ha anche suggerito che le autorità tributarie ispezionino le dichiarazioni dei redditi dei funzionari governativi. Ha introdotto un disegno di legge che obbligherebbe tutti i funzionari, non solo i membri del Parlamento, a pubblicare i redditi dei parenti più prossimi quali coniugi, figli, nipoti e fratelli, come riportato da Rossiyskaya Gazeta. Ai funzionari viene richiesto di rendere pubblico il proprio reddito da ormai un anno. Le loro famiglie, però, erano fino a questo momento esonerate dalla pubblicazione della dichiarazione dei redditi. "Non è solo un problema di legalità, quanto di mentalità, un problema di abitudini, di rispetto verso gli altri cittadini", ha chiosato. Amen.

Queste parole fanno ben sperare, ma il presidente dovrebbe assumere una prospettiva più ampia. La Russia resta ancora molto in basso nel ranking "Business" della World Bank; questi due fenomeni sono collegati tra loro. Colpire qualche fraudolento e costringere i burocrati ad affinare sempre più gli strumenti utilizzati per occultare i traffici illeciti non aiuterà più di tanto. Convincere invece questi individui che la strada da percorrere per raggiungere uno sviluppo pieno sia quella della regolarizzazione darebbe gli stessi risultati nella lotta alla corruzione, se non addirittura superiori alle aspettative. Il presidente ha fatto un gran parlare di innovazione, modernizzazione e investimenti esteri, ma non ha ancora pronunciato un messaggio semplice e allo stesso tempo importante, indirizzato al governo stesso: "Adoperiamoci affinché fare affari in Russia sia un processo semplice e agevole". Piuttosto che dibattere l’entità della multa per corruzione, il presidente farebbe meglio a favorire la scalata della Russia nella classifica della World Bank.

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