Berlusconi e Medvedev a Milano: un incontro tra presente e futuro

Dmitri Medvedev e Silvio Berlusconi.Foto di RIA Novosti

Dmitri Medvedev e Silvio Berlusconi.Foto di RIA Novosti

Nel muoversi di Italia e Russia, accanto alle differenze che pure ci sono, si intravede la volontà di puntare ad una sinergia comune che abbracci i diversi campi del fare politica oggi: sicurezza, rapporti internazionali, dialogo tra l'Europa e Mosca.

Dmitri Medvedev e Silvio Berlusconi.
Foto di RIA Novosti
  Silvio, Dmitri e Leonardo da Vinci. Se è vero – come è vero – che nella storia della politica internazionale e nelle relazioni tra gli Stati i simboli hanno avuto una valenza (ci sarà un motivo, anche politico, se Napoleone Bonaparte dopo la campagna d’Italia si è portato a Parigi La Gioconda?) la nostra analisi sulla recente visita del presidente russo Dmitri Medvedev a Milano, per incontrarsi con il capo del Governo italiano Silvio Berlusconi, non può che cominciare da una chiesa e da una foto. Dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a ridosso della Milano d’arte che si confonde nei vicoli di Brera, e da quel fotogramma del premier italiano Silvio Berlusconi e del presidente russo Dmitri Medvedev, l’uno affianco all’altro, davanti all’ultima cena di Leonardo da Vinci.


C’è in quel fermo immagine la sintesi di una sintonia, tra Roma e Mosca, che sembra andare al di là delle contingenze politiche e degli interessi statuali per arrivare ad una sorta di relazione culturale, diversa ma aperta al dialogo. Sarà che il prossimo anno, il 2011, sarà l’anno dello scambio della cultura tra Italia e Russia, ma nella recente visita di Medvedev a Milano ci pare – da osservatori – di intravedere la traccia di come potrebbero cambiare le relazioni in politica estera: non solo realpolitik ma anche cultural appeal. Tanto che il tempo, quello dei vertici perlomeno, sembra non bastare mai.

"Una visita di un’ora - ha detto Silvio Berlusconi - non è sufficiente e il presidente russo ha promesso che tornerà a Milano". Dall’altra parte Medvedev che sembra aver apprezzato l’idea di un incontro al vertice, tra Stati, anche al di fuori delle capitali dei rispettivi Stati stessi. Del protocollo insomma. Detto così sembra un gioco di parole ma nel muoversi delle burocrazie e dell’ufficialità dei vertici, qualcosa sembra cambiato. "Vengo in Italia da vent’anni - ha spiegato il capo del Cremlino - prima per piacere e adesso per rappresentare il mio Paese". Medvedev ha ricordato poi che questa è stata la sua prima visita a Milano: "Bisognava colmare questa lacuna - ha detto - sono grato a Silvio Berlusconi per questa visita nel nord Italia, anche io vengo dal nord della Russia".

Il vertice del 23 luglio, però, va al di là dei nord dei due Paesi. Nel muoversi di Italia e Russia, accanto alle differenze che pure ci sono, si intravede la volontà di puntare ad una sinergia comune, che abbracci i diversi campi del fare politica oggi: il settore energetico, la sicurezza nel mondo, a cominciare dalla questione iraniana, l’assonanza generazionale tra Obama e lo stesso Medvedev in chiave di politica globale, una sintonia che pare aver avvicinato Usa e Russia nonostante il caso delle spie di cui tanto si è parlato ed – infine – il rapporto tra Mosca e l’Unione europea che passa pure da Roma.

Non sappiamo se la visita milanese del Presidente russo si ripeterà: di sicuro, però, in questa curiosità ed in questa voglia reciproca di confrontarsi ed intendersi tra Russia e Italia, non cambiando le proprie identità politiche, la cultura sembra avere un ruolo di mediazione non secondario e nient’affatto scontato. Sarà Leonardo da Vinci, sarà l’estate, ma il futuro appare carico di aspettative. E il futuro – per tutti – si chiama 2011.

Massimiliano Lenzi è giornalista e autore televisivo

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