Il patriarca riformatore

Il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill.Foto di Kostantin Zavarzhin, RG

Il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill.Foto di Kostantin Zavarzhin, RG

La Chiesa ortodossa russa si presenta oggi con il volto di una grande Chiesa, proiettata in una dimensione di diffusione mondiale.


  
Dal gennaio 2009 a capo della Chiesa ortodossa russa è il patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill. Una delle personalità di maggior rilievo del mondo cristiano. Subito dopo la sua elezione ha rivolto all’assemblea conciliare parole che sono un programma: «La Chiesa ortodossa russa potrà ancora apportare il suo contributo unico e significativo alla civiltà europea e a quella mondiale».


Nel cuore del secolo scorso, il Novecento, tale affermazione poteva sembrare espressione dell’ingenuità di sognatori o di nostalgici del passato. Da Mosca erano altri i soggetti che aspiravano a esercitare un ruolo da protagonisti nella costruzione di una nuova civiltà che doveva imporsi come modello universale. L’ortodossia russa era costretta a un’esistenza rattrappita a causa della persecuzione e dell’oppressione da parte del regime sovietico. Oggi si presenta con il volto di una grande Chiesa, attraversata da correnti di dinamismo religioso e culturale, radicata in Russia e in gran parte dei paesi ex sovietici, ma anche proiettata in una dimensione di diffusione mondiale.

Il patriarca in un suo recente articolo ha osservato come l’uomo europeo abbia rinunciato «ai tentativi di elaborare una qualche visione generale del mondo» e si ritrovi in una condizione di «vuoto spirituale». L’uomo europeo ha bisogno di colmare questo vuoto spirituale, che è mancanza di idee, di senso, di prospettive. In un tempo in cui scarseggiano le visioni, da Mosca Kirill guarda il mondo, si interroga sulle sue sfide e ha il coraggio di elaborare una visione per il futuro.

Il patriarca è un uomo profondamente radicato nella tradizione ortodossa. Non indulge però a nostalgie passatiste né alla difesa di arcaismi. Anzi conosce il mondo e la cultura contemporanei e sente fortemente la sfida di elaborare una risposta cristiana fondata sulla tradizione alle domande che la storia solleva per l’umanità del XXI secolo. La capacità di coniugare armonicamente la modernizzazione con la tradizione è l’aspirazione del disegno spirituale del patriarca.

È una battaglia culturale non priva di valenze di carattere geopolitico che non sfuggono a Kirill. Egli solleva questioni fondamentali sul futuro del cristianesimo, ma anche su quello della Russia e dell’Europa. Ed è su questo piano della visione geoculturale e geospirituale dell’Europa che la connessione tra Roma cattolica e Mosca ortodossa è vitale per il futuro stesso dell’Europa. È una sfida cruciale anche per il futuro del cristianesimo. In gioco è la sua capacità di contribuire in modo sostanziale alla collocazione dell’Europa negli scenari del XXI secolo con un messaggio forte da trasmettere al mondo.

Adriano Roccucci è docente di Storia contemporanea presso l’Università Roma Tre e studioso della Chiesa ortodossa russa

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