I Paesi emergenti non guardano più verso Occidente (+Infografica)

Operai guineani, impiegati della compagnia russa RusAl.Foto di RusAl

Operai guineani, impiegati della compagnia russa RusAl.Foto di RusAl

I mercati emergenti, e l’Africa in prima linea, sono al centro della lotta che vede opposti Oriente e Occidente nel tentativo di accaparrarsi le risorse naturali mondiali ma, a meno che non inizino subito a investire — avverte un recente rapporto dell’Hsbc — i Paesi occidentali rischiano di perdere terreno. «Il modello in base al quale l’Occidente si occupava dello sviluppo, mentre l’Oriente forniva merci a basso costo è ormai superato. L’Occidente — sostiene il rapporto — preferisce rischiare di rimanere fuori dal gioco per paura di correre rischi piuttosto che rischiare di agire».

In fase di negoziato le compagnie occidentali partono svantaggiate rispetto a quelle russe sostenute da un Cremlino disposto a rendere ogni accordo più allettante. L’Uganda, ad esempio, è in trattativa con la Russia per l’acquisto di sei caccia Su-30MK2 della Sukhoi, ma non può permettersi di pagare 300milioni di dollari e l’accordo tra i due Paesi potrebbe basarsi sull’offerta di armi in cambio di petrolio. Una proposta che società come la Total non potrebbero mai uguagliare. Le compagnie russe invece sono ben inserite nell’economia africana. La compagnia petrolifera Lukoil sta seguendo quattro progetti nel continente, mentre il gigante del gas Gazprom, di proprietà statale, ne ha in ballo tre. Le compagnie metallurgiche private RusAl, Norilsk Nickel e Evraz si sono già aperte a diversi altri Paesi.

Il commento di Alan Kier, co-direttore globale delle operazioni bancarie commerciali della Hsbc:

"Due terzi delle esportazioni indiane oggi sono dirette verso mercati diversi dagli Usa e dall’Europa. Lo scorso anno la Cina si è affermata come primo importatore di merci brasiliane”


La crisi economica sta mettendo sempre di più in discussione il modello economico globale che riconosceva indiscutibilmente un ruolo centrale agli Usa e all’Europa. «Due terzi delle esportazioni indiane sono dirette verso mercati diversi dagli Stati Uniti e dall’Europa», scrive Alan Kier, co-direttore globale delle operazioni bancarie commerciali di Hsbc. «Lo scorso anno, la Cina è diventata il maggiore importatore di merci brasiliani. La Cina è già il primo partner commerciale dell’Africa. Questi mercati sono pieni di nuove idee e si rifiutano di essere compressi dalle percezioni economiche tradizionali e stanno innovando nuovi modelli d’affari che stanno superando le tecnologie e le infrastrutture sinora fornite dall’Occidente».

Si tratta di un trend di cui le principali aziende russe sono consapevoli, come ha testimoniato la conferenza annuale della principale banca di investimenti russa, Renaissance Capital, intitolata “La Russia si apre al mercato globale”. Tra le migliaia di delegati, il numero dei rappresentanti delle banche di New York e Londra era decisamente inferiore rispetto a quello degli esponenti di Abuja e Nuova Delhi.

«Il termine “mercati emergenti” è già diventato obsoleto», afferma Stephen Jennings, amministratore delegato di Renaissance Capital. «Questi mercati stanno cercando altrove i capitali necessari: la Russia si è rivolta all’Asia e ai Paesi del Golfo, mentre i Paesi della Comunità degli Stati indipendenti (Cis), dopo essersi rivolti all’Europa, si stanno riavvicinando sempre di più a Mosca. Persino il Fondo monetario internazionale ha chiesto ai mercati emergenti di contribuire al fondo per aiutare a tirare fuori dai guai gli Stati Uniti e l’Ue e non viceversa».

Dopo essere approdata in Africa diversi anni fa, oggi Renaissance Capital è la principale banca di investimenti del continente e ha recentemente stretto un accordo con la banca indiana Kotak Investment per facilitare gli investimenti delle società russe e indiane in Africa, soprattutto nel settore delle risorse naturali. «Le compagnie indiane non guardano ai mercati occidentali, perché sono saturi di competizione», dichiara Falguni Nayar, direttore generale e amministratore delegato della Kotak Investment. «I mercati emergenti risultano invece più interessanti perché hanno un potenziale di crescita enorme e la concorrenza è quasi inesistente».


 


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