Il Caucaso, una vacanza sul tetto dell’Europa

Il Caucaso non è solo teatro di conflitti. È anche la terradel monte Elbrus e di decine di terme curative, meta di russie turisti da tutto il mondo. Foto di Geophoto

Il Caucaso non è solo teatro di conflitti. È anche la terradel monte Elbrus e di decine di terme curative, meta di russie turisti da tutto il mondo. Foto di Geophoto

Nella mente di un europeo, il termine “Caucaso” viene involontariamente ma immediatamente associato a terrorismo, estremismo e guerra. Non a caso. Anche in tempo di pace, questa regione plurietnica è teatro di banditismo e scontri tra clan. Tuttavia, il Caucaso non è solo vendette tra clan e rapimenti di promesse spose.

Il Caucaso è anche la terra dell’Elbrus che, con i suoi 5.642 metri di altezza, è la vetta più alta del continente europeo, meta di sciatori e alpinisti, e di migliaia di sorgenti di acque curative ricche di solfati, calcio e magnesio, che dissetano il popolo russo e ne curano gli acciacchi dai tempi degli zar.

Come l’acqua di Narzan, “acqua di vita”, o quella di Mineralnye Vody, a un paio d’ore di volo da Mosca, che tradotto in italiano significa “Acque Minerali”. E ancora Pjatigorsk, che significa “Cinque montagne”, Zheleznovodsk ossia “Acqua acetosa”, Kislovodsk che equivale ad “Acqua acida” ed Essentuki. Tutte cittadine termali che fanno parte dell’ente “Acque minerali del Caucaso” che, fondato oltre 200 anni fa, conta oltre 100 sorgenti di 13 diverse acque minerali e vari tipi di fanghi curativi.

Dopo una breve sosta a Pjatigorsk e un’irrinunciabile passeggiata lungo la Broadway locale (così gli abitanti del posto chiamano la via centrale, la Prospettiva Kirov) raggiungiamo Kislovodsk, la nostra “Acqua acida”, un tempo stazione termale del Kgb, oggi meta di russi e turisti da tutto il mondo. Presso la locale stazione termale dal nome vivificante di Luch - in italiano “raggio” - è possibile immergersi nel regime di vita tipico di questi centri curativi russi: sveglia di buon mattino, cure termali, tre pasti al giorno e a letto presto. Dopo cena, una passeggiata lungo il viale principale. Così per tre settimane. Il costo? Ottocento euro, tutto incluso.



Kislovodsk, Essentuki e Pjatigorsk. Foto di Mikhail Mordasov






Le serre Lucchini-Agrokom

Lucchini-Agrokom. Foto di Mikhail Mordasov/Focus pictures

Situato a circa 150 chilometri da Mineralnye Vody, il complesso di serre Agrokom nella regione è conosciuto da tutti. Costruite nel 2008, le serre occupano attualmente 20 ettari di terreno; la società proprietaria è locale, mentre gli impianti sono stati acquistati in gran parte in Italia presso Lucchini e Acotec. «L’investimento è stato dell’ordine di 40 milioni di euro, ma la decisione di servirsi di tecnologia straniera è stata presa fin dall’inizio», spiega il direttore generale Rezuan Zaifov. La serra più grande della repubblica Cabardino-Balcaria lo scorso hanno ha prodotto 4.300 tonnellate di pomodori e 2.300 tonnellate di cetrioli. «Ma possiamo fare di più — assicura il direttore — dobbiamo ancora prendere confidenza con la nuova tecnologia». La produzione viene inviata a Mosca, San Pietroburgo e in Siberia. «Il mercato locale è più che saturo. Tutti qui coltivano e vendono cetrioli e pomodori. E chi si lamenta che roviniamo il mercato con un prodotto migliore a prezzi troppo bassi, lo dice solo per invidia».





L’acqua caucasica in bottiglie made in Italy

Il 30 per cento degli stabilimenti d’imbottigliamento d’acqua minerale della regione si serve di macchinari e tecnologie italiane

Una catena di produzione. Foto di Mikhail Mordasov/Focus pictures

In Russia, nella maggior parte dei supermercati, dei bar e dei ristoranti acquistare una bottiglia di acqua minerale italiana non è certo un problema.

In Italia, invece, poter assaggiare le acque minerali curative del Caucaso Narzan, Essentuki No. 4 o No. 17, o l’acqua Slavjanovskaya è a dir poco raro.

Sembra una contraddizione, perché gli italiani contribuiscono in modo attivo a imbottigliare e confezionare l’acqua che scaturisce dalle sorgenti locali.

La società italiana Sacmi fornisce nel Caucaso le linee produttive per l’imbottigliamento dell’acqua minerale dal 2004.

In un piccolo paesino, a metà strada tra Pjatigorsk ed Essentuki, di recente è stata aperta una fabbrica.

Il proprietario russo ha acquistato il pozzo d’acqua a quattro chilometri dall’azienda. Al momento della scelta della linea di produzione, ha preferito la tecnologia italiana a quella offerta da un produttore di San Pietroburgo. Il rapporto qualità-prezzo garantito dagli italiani gli è sembrato ottimale.

Ai non specialisti del settore la capacità produttiva della linea pare impressionante: diecimila bottiglie di plastica all’ora; a breve, poi, entrerà in funzione una seconda linea che permetterà di imbottigliare ottomila bottiglie di vetro all’ora. Questa è solo una, e nemmeno tra le più grandi, delle 60 fabbriche di imbottigliamento di acqua minerale della regione. Di queste, ben il 30 per cento si serve di macchinari e tecnologia made in Italy , anche nell’ambito della depurazione dell’acqua.




Video di Stefania Zini




Pjatigorsk parla italiano : Visita al centro di Lingua inaugurato un anno fa

L’Istituto si sta già preparando al 2011, anno della Russia in Italia e dell’Italia in Russia, con un fitto calendario di eventi tra cui mostre e festival.

L’Università di Pjatigorsk

Un negozio di abbigliamento ModaMilano, un ristorante Palermo, la trattoria Il Gusto, un bar Cappuccino... L’Italia a Pjatigorsk è un po’ ovunque, ma soprattutto all’Università statale di Lingue della città dove l’italiano si insegna ormai da cinque anni e dove un anno fa è stato inaugurato un centro di Lingua e cultura italiane.

Importante per lo sviluppo del Centro è stata la tenacia del rettore Aleksandr Gorbunov. «L’ambasciata italiana ci ha messo molto prima di prendere in considerazione il nostro progetto», spiega Gorbunov. «Grazie all’Istituto italiano di cultura di Mosca alla fine ci siamo riusciti». Tanti i progetti futuri. La cooperazione con Università italiane e l’interscambio di studenti sono i principali obiettivi. «Abbiamo studenti da ben 26 Paesi. Gli italiani per ora mancano», spiega il rettore. Per l’imminente 2011, anno della Russia in Italia e dell’Italia in Russia, si prevede un fitto calendario di eventi, tra cui mostre fotografiche e un festival del cinema. «Potremmo organizzare un tour per gli operatori turistici italiani. Dobbiamo far conoscere la nostra regione».



Video di Stefania Zini




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