Una rivoluzione in sala

Fotogramma del film “Il sole ingannatore 2” di MikhalkovFoto di Central Partnership

Fotogramma del film “Il sole ingannatore 2” di MikhalkovFoto di Central Partnership

A dispetto di qualche recente esitazione, ai produttori russi si deve la metà dei dieci film più fortunati del 2010 e un quarto delle vendite al botteghino.

Due mesi fa, dopo dieci anni di attesa, al Gran palazzo del Cremlino ha debuttato il seguito de Il sole ingannatore , il film di Nikita Mikhalkov del ’94 già premiato con un Oscar. Il sequel, ricco di simbolismi, ripropone i medesimi personaggi che alla fine del primo film, ambientato al culmine delle purghe staliniane, erano stati dati per morti: un colonnello, un ufficiale del Kgb e la donna amata da entrambi. L’epico film, presentato anche al Festival di Cannes, è stato però stroncato dai critici russi come un polpettone sentimentale fallito.

Avvincente e controverso, Mikhalkov era un tempo considerato una sorta di industria cinematografica a sé stante. Oggi, mentre l’arte da lui rappresentata sta vivendo una fase di trasformazione, gli affari esplodono. Negli ultimi dieci anni i film russi sono infatti tornati a far parlare di sé. Gli ultimi due anni sono stati controtendenza, ma la rinascita dell’industria cinematografica russa, che prese il via agli inizi del 2000, sta ritrovando nuovi slanci.

Numeri
736,2 - i milioni di dollari incassati dalle sale cinematografiche russe nel 2009, ossia l’11% in meno rispetto all’anno precedente

1900 - le sale cinematografiche in Russia secondo i dati della società “Nevafilm”


Anche se dopo quanto accaduto a Mikhalkov, i suoi colleghi potrebbero esitare prima di lanciarsi in opere di carattere patriottico, i registi di epoca sovietica e i film d’essai stanno conoscendo una timida, promettente ripresa. Negli ultimi anni, alcune opere, come Il ritorno , l’opprimente film di Andrei Zvyagintsev, e il macabro L’accordatore di Kira Muratova, hanno segnato il ritorno a quello che fu l’autentico punto di forza della cinematografia russa, ovvero il movimento di avanguardia di epoca sovietica. Tuttavia, grazie alla realizzazione di nuove sale, più spaziose, e al diffondersi del fenomeno del 3D, la rinascita cinematografica nel 2010 ha privilegiato soprattutto film hollywoodiani come Avatar rispetto alle opere di registi russi.

Nel corso del decennio successivo, il numero di film di produzione nazionale è andato aumentando di anno in anno, sino a quando, nel 2004, il “cult” sui vampiri I guardiani della notte scalò le classifiche di vendita, incassando più di sedici milioni di dollari. A I guardiani della notte fecero seguito diversi film russi di grande successo commerciale, come Company Nine (un film d’azione che racconta di alcuni soldati di stanza in Afghanistan durante l’invasione sovietica) e Gambetto turco (un poliziesco-storico ambientato in Bulgaria nel 1877, durante la guerra russo-turca), nel 2005, e, un anno dopo, I guardiani del giorno . Quest’ultimo, sequel de I guardiani della notte , ha incassato quasi 32 milioni di dollari, superando al botteghino il campione di incassi hoollywoodiano Pirati dei Caraibi .

Nel 2009 decine di progetti non sono decollati e le vendite sono calate; ma l’economia russa si è ripresa prima del previsto, e oggi la gente sta tornando al cinema.

Enormi progressi

Stephen Norris, storico russo della Miami University e autore di un libro di prossima uscita sul cinema russo:

“Negli ultimi cinque anni, alcune delle aspettative sono andate deluse, e non avrebbe potuto essere diversamente. Al tempo stesso però, molti degli enormi progressi compiuti dall’industria cinematografica dal 2000 in poi hanno retto”.


Anche il ritorno di registi di epoca sovietica è dovuto alla favorevole tendenza del mercato: negli anni Novanta, alcuni di loro non ebbero fortuna perché mancavano sale. Adesso invece, stando a Neva Film, in Russia esistono circa 2100 cinema moderni, metà dei quali all’interno di complessi multisala a cinque o più sale, e di cui quasi 400 attrezzati per la proiezione in 3D.

Ai produttori russi si deve inoltre la metà dei dieci film più fortunati di quest’anno: grazie a produzioni come Nasha Russia: Yaitsa Sud’by che, costato 3,5 milioni di dollari, ne ha incassati 22,2 nel primo trimestre, o Black Lightning , che ha incassato 19,7 milioni, un quarto delle vendite al botteghino è da attribuire a film nazionali. Ciò, insieme al sostegno che a partire dal 2002 lo Stato offre all’industria cinematografica, dà ai produttori russi la fiducia di poter investire in film più costosi e incoraggia il coinvolgimento delle case di produzione internazionali.



“Siamo ripartiti da zero“
Intervista con Karen Shakhnazarov, direttore di Mosfilm


Karen Shakhnazarov è un regista, produttore e sceneggiatore russo. Nel 1998 è diventato direttore generale degli studios di MosFilm, la Cinecittà russa. Veronica Dorman lo ha intervistato in esclusiva per “Russia Oggi”.

Cosa pensa dell’evoluzione del cinema russo negli ultimi vent’anni?

Occorre risalire al momento cruciale in cui la nostra industria cinematografica, quella sovietica, è andata distrutta. Nessun’altra industria russa credo abbia patito sorte peggiore. Verso la metà degli Anni ’90 la nostra industria cinematografica aveva di fatto cessato di esistere e noi l’abbiamo ricostruita da zero. Dev’essere considerata una conquista l’essere riusciti a farlo e per di più in un arco di tempo così breve, 10-12 anni.

Ci sono giovani registi di talento?

Esiste una nuova generazione di registi di cui tutti parlano, ma per il momento non si può ancora parlare di una nuova ondata. Negli Anni ’60 comparvero Chukhrai e poi Tarkovsky e Bondarchuk: quella sì che poteva definirsi una nuova generazione e la sua fama non tramonta mai. Si ha una nuova generazione quando un’estetica cinematografica trova riconoscimenti non solo ai festival o presso la critica, ma diventa patrimonio del tessuto identitario nazionale. E per ora non c’è nulla del genere. Il problema del cinema russo, a mio avviso, è che non riesce a trovare una sua identità.


Che effetti avrà la riforma sul finanziamento pubblico del cinema?

Non è ancora chiaro. La fondazione del cinema russo si sta ancora costituendo e per il momento non ci sono soldi. È un problema serio. Oggi gira solo chi lavora con investitori privati o coi canali televisivi.

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