Dalla fierezza di Putin al sorriso di Medvedev

Disegno di Dmitry Divin

Disegno di Dmitry Divin

I “piani segreti” del Cremlino e del ministero degli Esteri per migliorare i rapporti con l’Occidente sono diventati argomento di dibattito tra gli analisti di politica estera e la stampa.

Tutto ciò ha avuto inizio con la pubblicazione di un documento del ministero degli Esteri pervenuto il mese scorso a Russian Newsweek, che illustra in che modo la Russia potrebbe sfruttare alcuni fattori esterni per modernizzare il Paese e rafforzare la propria posizione nell’arena globale. Secondo il documento, dopo la crisi finanziaria mondiale, i leader globali tradizionali – come Usa e Ue – starebbero perdendo il loro vantaggio e la Russia dovrebbe sfruttare questa tendenza creando «alleanze per la modernizzazione» utili a promuovere il suo sviluppo e a rafforzare la sua posizione a livello interno e globale. La Russia dovrebbe aiutare l’Ue a risolvere i suoi problemi internazionali più importanti e in cambio l’Ue dovrebbe rispondere alla proposta del Cremlino di una nuova compagine europea per la sicurezza. Il messaggio lanciato all’Europa è che la Russia auspica sì più solidi e stretti rapporti con l’Ue, ma su un piano d’eguaglianza. Mosca scommette in particolare su Italia, Germania, Francia e Spagna, mentre restano freddini i rapporti con la Gran Bretagna.

Che il rafforzamento degli interessi economici in Occidente e degli interscambi d’affari siano prioritari, non è una novità: per buona parte della sua presidenza, Putin ha cercato di instaurare rapporti di collaborazione con i partner occidentali che fossero reciprocamente proficui e vantaggiosi. Dall’idea, ora dimenticata, dei “debiti per gli investimenti” del 2000 al proposito di costruire rapporti basati su uno “swap” di asset energetici nel 2005, tutte le sue proposte erano finalizzate a un avvicinamento a tutto campo con l’Occidente. Tutti questi progetti però non sono andati a buon fine. Competitività, invidia e affermazioni infervorate hanno messo in secondo piano qualsiasi approccio pragmatico. Gli atteggiamenti di Putin e il suo peculiare senso dell’umorismo non hanno poi funzionato granché bene in Occidente. Putin – che ha sempre disprezzato l’ipocrisia politica internazionale e ritenuto una virtù la sincerità pubblica - è riuscito a trovare un linguaggio comune solo con pochi politici occidentali. Ma non è bastato a instaurare rapporti più intimi con l’Occidente in senso lato.

All’interno dell’Ue il Cremlino considera prioritari i rapporti con Italia, Germania, Spagna e Francia


Oggi le relazioni sono sicuramente più bilanciate. Le parti hanno ammesso di avere entrambe i loro limiti. E a fine aprile il presidente Dmitri Medvedev ha fatto una dichiarazione rivoluzionaria durante un’intervista a un giornalista danese: quando gli è stato chiesto che volto il suo Paese dovrebbe mostrare al mondo esterno, Medvedev ha sorriso e ha detto: «La Russia deve avere lo stesso sorriso che ho io adesso. Se questo volto fosse quello della Russia o di chi sorride agli altri Paesi, credo che sarebbe proprio quello giusto». Oltre a ciò, ha aggiunto, la Russia non dovrebbe «digrignare i denti, arrabbiarsi, offendersi o tenere il muso nei confronti di nessuno». Nessun leader russo prima d’ora si era mai espresso così.

I rapporti di Mosca con l’Occidente stanno cambiando davvero, ma non perché la prima abbia inaugurato una nuova strategia. Il documento del ministero degli Esteri illustra i medesimi obiettivi del passato, semmai li definisce con maggior chiarezza. Le tattiche forse stanno facendosi più flessibili.Se la politica di Putin era sintetizzabile in gran parte nel motto «chiunque ci offenda non sopravvivrà che tre giorni», dichiarazione che fece nel 2000, la formula scelta da Medvedev a dieci anni di distanza è sicuramente positiva: «Sorridiamo a chi ci sorride». Questo recentissimo sforzo di pragmatismo potrebbe dimostrarsi più producente, sempre che fattori imprevedibili esterni o interni non sopraggiungano a interferire.

Fedor Lukianov è analista politico e direttore di “La Russia nella politica globale”

Articolo apparso su The Moscow Times




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