La fine della crisi del gas

La nave ammiraglia della Flotta russa del Mar Nero: l’incrociatore lanciamissili “Moskva”. La flotta russa utilizzerà la base navale in Crimea per altri 25 anni. In cambio l’Ucraina otterà uno sconto sulle forniture di gas. Da quando a febbraio a Kiev è stato eletto presidente Yanukovich, Ucraina e Russia hanno instaurato relazioni amichevoli con scambi di visite ufficiali e la sigla di accordi.

Il perpetuo conflitto tra Russia e Ucraina per la fornitura di gas potrebbe presto avviarsi a conclusione grazie all’accordo firmato a fine aprile a Kharkov dai rispettivi capi di governo, in base al quale il presidente ucraino Viktor Yanukovych ha esteso di 25 anni la concessione della base di Sebastopoli alla Flotta russa del Mar Nero in cambio di una riduzione del costo della fornitura di gas all’Ucraina pari a 40 miliardi di dollari. Accordo che dovrebbe porre fine alla ricorrente disputa per il costo della fornitura di gas all’Ucraina e contribuire a scongiurare che la Russia “chiuda il rubinetto” all’Ucraina perché morosa e che l’Europa occidentale resti quindi al freddo.

La vera sorpresa però si è avuta quando qualche giorno dopo, al termine di un incontro col suo omologo ucraino Mykola Azarov, il premier russo Vladimir Putin ha inaspettatamente proposto una fusione tra il gigante russo del gas Gazprom e il monopolio nazionale ucraino Naftogaz. Un’offerta che la delegazione di Azarov ha definito «improvvisata», mentre per Dmitri Peskov, portavoce di Putin, è stata «ponderata e calcolata». Mosca infatti ambisce da anni a una partecipazione nella rete dei gasdotti ucraini tramite i quali convoglia l’80 percento del proprio gas verso i clienti dell’Europa occidentale.

La proposta di Putin è stata anche uno dei temi centrali della prima visita ufficiale del presidente russo Dmitri Medvedev in Ucraina che, due settimane fa a Kiev, ha ribadito che, se la fusione andasse in porto, Mosca contribuirebbe a modernizzare l’intero sistema di gasdotti ucraini al momento in pessimo stato. Una fusione avrebbe però risvolti politici che lasciano scettici gli analisti sulla possibilità che tutto questo parlare conduca a qualcosa. «I politici filo-occidenteali probabilmente reagiranno con rabbia a questi sviluppi che considerano l’ennesimo esempio di erosione della sovranità ucraina messo in atto dal nuovo governo», ha commentato profeticamente Timothy Ash della Royal Bank of Scotland.

Tutte queste iniziative indicano comunque che le relazioni tra i due Paesi, «rapporti tra vicini e parenti prossimi» le ha definite Medvedev, sono lontane dalla precarietà di pochi mesi fa. L’accordo siglato a Kharkov, in particolare, risolve nell’immediato molti problemi del governo ucraino che per gran parte dello scorso anno aveva rischiato l’inadempienza nei pagamenti e il tracollo economico, oltre a spianare la strada verso una ripresa sostenibile.



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