Delitto e mitigato castigo

La prigione di Kineshma: la maggior parte delle detenute  sta scontando una pena per traffico della droga

La prigione di Kineshma: la maggior parte delle detenute sta scontando una pena per traffico della droga

Dopo la morte in cella dell’avvocato Sergei Magnitsky, il presidente Dmitri Medvedev ha annunciato una riforma del sistema carcerario. Le nuove misure viste dall’Ik-3, la colonia penale femminile numero 3 di Kineshma.

L’autobus procede su una strada piena di buche e passa accanto a infiniti campi ghiacciati, foreste silenziose e, di tanto in tanto, case diroccate. Infine si ferma davanti a un enorme muro bianco orlato da filo spinato. L’edificio sembra un monastero, ma fin dal 1924 ospita la colonia penale femminile numero 3 di Kineshma, una prigione a circa 280 chilometri a nordest di Mosca. Qui per i prigionieri la vita è sempre la stessa, al di là dei decenni. Così come in centinaia di altre prigioni russe negli angoli più remoti del paese, assassini vivono fianco a fianco con ladruncoli o carcerati condannati per la prima volta, tutti in condizioni che suonerebbero familiari a Alexander Solgenitsin così come le descrisse nel suo “Arcipelago Gulag”.

Nessun sistema, neanche il famoso gulag, resterà uguale. I relitti dell’era staliniana, 755 colonie penali per i condannati ai lavori forzati, sono in procinto di scomparire, ha dichiarato Alexander Reimer, capo del Servizio carcerario federale russo, in una recente intervista con la radio “Echo of Moscow”.

Il governo ridurrà la popolazione della seconda più grande prigione al mondo. I recidivi verranno separati da chi è stato condannato per la prima volta, ossia il 40 per cento su 900mila detenuti. I crimini minori verranno punti con gli arresti domiciliari o con la libertà vigilata. Le squadre di carcerati che assistono lo staff dei penitenziari, note per abusare del loro potere, saranno abolite.

A dare il via definitivo alla riforma è stata la morte di Sergei Magnitsky, un avvocato di 37 anni che, entrato in perfetta salute nel penitenziario di Mosca per detenuti in attesa di processo, dopo 11 mesi, il 16 novembre 2009, dopo vari giorni di sofferenze, è morto senza aver ricevuto assistenza medica. Magnitsky è una delle 386 persone morte in attesa di processo solo nel 2009. Sono molte centinaia di più quelle morte nelle colonie penali a causa di maltrattamenti violenti, torture e mancanza d’assistenza medica.

Il Presidente Dmitri Medvedev ha annunciato una riforma del sistema carcerario proprio in riposta alla morte di Magnitsky. Per prima cosa ha ordinato una purga dei 20 funzionari al vertice del Servizio carcerario federale. Poi ha chiesto un nuovo approccio ai metodi correttivi.

I criminali peggiori sono già stati separati dal resto della popolazione delle colonie penali in tutta la Russia. Alexander Vorobyev, direttore del carcere femminile di Kineshma, ha trasferito 62 donne recidive in “contesti più severi” lo scorso novembre. L’inasprimento delle pene, ha detto, farà da deterrente. Per le altre donne, il giorno nella colonia chiamata Ik-3 comincia alle 7 con la ginnastica mattutina nel cortile innevato. Lavorano tutte 8 ore al giorno: confezionano le uniformi delle guardie carcerarie. Nei momenti liberi possono guardare la televisione, giocare a scacchi e anche suonare o mettere in scena rappresentazioni teatrali.

Yevgenia Lemekhova, 25 anni, è stata condannata per aver rubato 7mila rubli, (250 dollari) a una conoscente e spera che le riforme la portino al più presto fuori di prigione. Confeziona giacche mimetiche nella sezione abbigliamento, ma potrebbe scontare gli ultimi due anni e mezzo dei cinque a cui è stata condannata in un carcere a condizioni più leggere. Lì potrebbe indossare abiti civili, lavorare e spendere i suoi soldi fuori dai confini carcerari. Potrebbe anche richiedere di fare ritorno al suo appartamento a Murmansk, dato che in Russia gli arresti domiciliari sono stati legalizzati lo scorso 1 gennaio.

Nell’annunciare le riforme, Medvedev ha dichiarato di aver appreso con tristezza la notizia di una persona condannata a due anni per aver rubato un cappello. «Perché? Di certo non uscirà di lì migliore», ha aggiunto ordinando il rilascio di due donne detenute a Krasnoyarsk, in Siberia, per il furto di una gallina.

«Il sistema si sta rinnovando. Lo stato investe in prigioni nuove e moderne», ha detto Maria Kannabikh, membro della Camera Pubblica, gruppo di consulenti nominati dal governo e autrice della riforma, aggiungendo che tagliare di almeno un terzo gli attuali 360mila dipendenti permetterà di migliorare i salari di chi continuerà a lavorare in carcere rendendo la professione più rispettabile.

Alcuni carcerati vedono però con preoccupazione l’imminente riforma. Come Marina Vysotskaya. Negli ultimi otto anni la sua casa è stata l’Ik-3. Ha 27 anni. Quando ne aveva 19 è stata condannata a 10 di carcere per omicidio. Il suo letto, in un angolo sotto a una finestra, è coperto da una piccola tendina per garantire un minimo di privacy. Come tutti i letti è identificato con un’etichetta col suo nome e il crimine commesso: “Omicidio.” «In prigione - dice - il mio carattere è cambiato. Ora guardo alla vita con un atteggiamento differente, più adulto. Mi piace l’ordine di questa prigione». Vysotskaya teme che la riforma per lei significhi essere trasferita in una prigione più isolata e separarsi dalle compagne con cui ha convissuto per molti anni.

La riforma è solo il primo passo della lotta alla criminalità in Russia, secondo il direttore dell’Ik-3, Tatyana Vakhromeyeva. «C’è un aumento significativo dei crimini di droga e anche di rapine e furti. Succede perché il sistema non assiste i detenuti una volta fuori della prigione». Secondo Vakhromeyeva, detenute come Vysotskaya non dovrebbero essere trasferite perché ciò potrebbe pregiudicare la loro capacità di reinserirsi nella società una volta fuori.

All’inizio di questo mese c’è stato un ballo all’Ik-3. Per l’occasione la sala pranzo si è trasformata in un teatro e ha assunto un aspetto ordinato e festoso. Due detenute si sono occupate della musica. Le altre hanno ballato il cha-cha a coppie. Donne vestite da donne hanno danzato con donne vestite da uomini. E almeno in quest’occasione chi ha commesso crimini minori ha ballato con criminali incallite, le borseggiatrici con le omicide: tutte però lo hanno fatto con grazia, con le proprie minigonne rosso fuoco.

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