Gas: non piace a nessuno l’idea di Kiev di promuovere un Consorzio

Foto di RIA Novosti

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Il 9 aprile è iniziata la costruzione del gasdotto “Nord Stream”, il cui primo tratto dovrà essere attivato nel 2011. Una data importante perché, ad attivazione avvenuta, si potranno poi realizzare i progetti di “Gazprom” per diversificare i canali di transito del gas in Europa. Questo complicherà ulteriormente la posizione di Kiev e del Governo ucraino, che dichiara di voler ridurre il prezzo di fornitura dagli attuali 305 dollari a 160-170 dollari per mille metri cubi di gas.

Per raggiungere questo obiettivo Kiev è addirittura disposta a creare un consorzio per il trasporto del gas, nell’ambito del quale a “Gazprom”, a “Naftogaz” e ai consumatori europei verranno proposte quote identiche del 33,3%. Già in passato c’erano stati tentativi di costituire un consorzio del genere, ma ci si era limitati a mere dichiarazioni. Non solo: i parlamentari ucraini si sono affrettati a descrivere il loro sistema di trasporto del gas come una sorta di “vacca sacra” e cioè un patrimonio nazionale inalienabile. A questo proposito Vladimir Saprykin, esperto ucraino nel settore energetico, ha ricordato all’Agenzia d’informazione russa “Novosti” che “il trasferimento del gasdotto ucraino in concessione contraddice la legge ‘Sul trasporto mediante gasdotto’.

Anche l’Europa ha seri dubbi circa la necessità di partecipare al consorzio. Secondo quanto sostenuto da Juris Ozolins, consigliere speciale del commissario europeo per le questioni energetiche, dell’ambiente e dei trasporti, l’Ucraina sarebbe in grado di sfruttare in maniera autonoma i canali per il trasporto del gas. “Non ritengo che l'Europa possa costituire un partner per un eventuale consorzio per il trasporto del gas, in quanto l’UE non rappresenta una struttura commerciale”, ha dichiarato Ozolins alla seduta della “tavola rotonda” sul tema “Politica energetica per l’Europa: nuove prospettive di utilizzo dell’energia nell’UE”.

Il funzionario europeo ha fatto inoltre notare che la creazione di un consorzio tripartito per il trasporto del gas potrebbe offuscare la trasparenza di questo settore commerciale. Ozolins si domanda: “Perché l’Ucraina vuole complicare la questione? Il Paese è assolutamente in grado di operare in maniera autonoma. Al giorno d’oggi c’e’ chi vuole comprare il gas e c’e’ chi lo vuole vendere. Entrambe le parti non possono fare a meno di una rete di trasporti delle risorse energetiche”. “Io non capisco la necessità di creare un tale consorzio”, conclude l’esperto europeo.

L’idea di tale joint-venture non sembra allettare neanche la Russia. Il premier russo Vladimir Putin l’ha ribadito chiaramente al suo collega ucraino in occasione delle recenti trattative a Mosca. Tanto più che per la ricostruzione del gasdotto ucraino, dei depositi sotterranei di gas e delle stazioni di compressione sono necessari, secondo le stime degli esperti, almeno 2 miliardi di dollari.

Allo stesso tempo, l’Ucraina ha due possibilità per ridurre il prezzo del cosiddetto “carburante azzurro”. Gazprom, infatti, potrebbe accettare una tale riduzione in cambio dell’accesso al mercato interno del Paese, sostiene Konstantin Simonov, direttore generale della Fondazione nazionale per la sicurezza energetica.

“Non escludo che la Russia possa fare delle concessioni all’Ucraina per quanto riguarda il prezzo del gas. Ma anche l’Ucraina dovrà scendere a compromessi. Penso che per andare incontro alle aspettative della Russia Kiev potrebbe permettere la liberalizzazione del mercato del gas ucraino. In tal caso, il prezzo del gas potrebbe scendere a 240-250 dollari”, dichiara Konstantin Simonov all’Agenzia d’informazione “Novosti-Ucraina”.

Inoltre, i prezzi del gas potrebbero calare sostanzialmente (di circa un terzo!) qualora l’Ucraina aderisse ai progetti di integrazione russi relativi alla costituzione dell’Unione doganale e dello Spazio economico euro-asiatico. Nel corso delle recenti trattative, Vladimir Putin ha espresso il punto di vista di Mosca sulla determinazione del prezzo di fornitura del gas nei Paesi limitrofi. Stando al Primo Ministro russo, il motivo per cui la Bielorussia paga il gas russo molto meno (168 dollari) rispetto all’Ucraina (305 dollari) è dovuto al fatto che tra Mosca e Minsk esiste l’unione doganale. In risposta, il Vice Primo Ministro ucraino Vladimir Seminoženko si è affrettato a dichiarare in diretta su un canale televisivo ucraino che l’idea relativa ad un’unione di tale genere tra l’Ucraina, la Russia e la Bielorussia potrebbe essere presa in considerazione.

È risaputo che attualmente attraverso il territorio ucraino passa circa l’80% del gas naturale russo. Tuttavia, questo volume si riduce continuamente, e nel 2009 è diminuito del 19,9% rispetto al 2008.

“Il nostro gasdotto non serve a nessuno, tranne che a noi”, - ha ammesso candidamente il premier ucraino Nikolaj Azarov dopo le trattative di Mosca.

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