Seconda guerra mondiale, così l'Urss combatté il nazismo

Unità d'artiglieria russe impegnate sul Fronte orientale nel 1943

Unità d'artiglieria russe impegnate sul Fronte orientale nel 1943

A vent'anni dal crollo dell’Unione Sovietica, i cittadini russi sono alla ricerca di nuovi valori e ideali. E tornano anche a interrogarsi sulle motivazioni che spinsero i sovietici a combattere la seconda guerra mondiale in nome della libertà e sui rapporti tra comunismo e democrazia

Di recente, in Russia e nel mondo, si sono diffusi due punti di vista sulla seconda guerra mondiale, non sempre ufficializzati, ma comunque riconosciuti. Il primo, che potrebbe essere definito “tradizionale”, sostiene che, sebbene il regime di Stalin fosse indubbiamente una dittatura, la guerra su tutti i fronti si combatté in nome di valori umanitari e della libertà. Il trionfo di questi valori fu possibile grazie all’importante contributo dell’Unione Sovietica che tuttavia non incarnava gli ideali che difendeva. Il secondo punto di vista, che può essere definito “revisionista”, sostiene che la seconda guerra mondiale vada in realtà scissa in due guerre distinte: una combattuta sul fronte occidentale in difesa degli ideali di democrazia e libertà, una combattuta sul fronte orientale dai tiranni per l’abolizione del diritto e l’asservimento dei popoli.

Un famoso politologo russo ha scritto che, mentre in Occidente gli alleati lottavano per gli ideali democratici, nell’Urss la maggioranza dei cittadini sovietici aveva idee confuse circa il significato dei termini "nazismo" e "democrazia" e quindi lottava semplicemente per la patria. Per molti giovani il potere sovietico era diventato un valore, perché aveva aperto nuovi orizzonti professionali e accademici un tempo inaccessibili a chi apparteneva agli strati bassi della popolazione. Combattevano per il sogno sovietico per fare in modo che «qualsiasi lustrascarpe potesse diventare se non segretario generale, almeno maresciallo o commissario popolare».

Lo stesso patriottismo era evidente in Francia. In fin dei conti, chi organizzò la Resistenza? I sostenitori di De Gaulle e i comunisti, e non si può certo dire che De Gaulle rappresentasse in maniera coerente l’ideale democratico. Per essere precisi, possiamo dire che De Gaulle sopportava la democrazia a piccole dosi, riconoscendola come una delle caratteristiche nazionali della Francia. Ma durante la seconda guerra mondiale egli in prima persona e i suoi compagni d’armi combatterono per la Francia.

In realtà il problema non riguarda tanto le ragioni soggettive dei cittadini dei paesi in guerra o dei loro leader né la struttura politica di ciascuna nazione facente parte della coalizione anti-hitleriana. La questione riguarda piuttosto il carattere oggettivo della guerra che, secondo i paesi della coalizione antinazista, aveva senza dubbio lo scopo di preservare i valori umanitari e democratici. Si trattava di una guerra per la “Libertà”, nell’accezione più elevata del termine.

In Russia spesso si dimentica che il comunismo ha avuto origine nel XIX secolo come corrente radicale del movimento democratico. Si tralascia che gli istituti democratici moderni si basano su idee elaborate inizialmente dal marxismo e dal movimento socialdemocratico nella sua forma originaria e rivoluzionaria. Inoltre, in molti paesi, la democrazia è stata instaurata o conservata proprio grazie alla lotta dei sindacati del proletariato, dei socialdemocratici e dei comunisti. E sebbene oggi sia difficile crederlo, se si pensa alla Corea del Nord, negli Anni '40 esisteva uno stretto legame tra il comunismo e la socialdemocrazia occidentale e persino, più in generale, tra il comunismo e gli istituti democratici. Frutto di questo legame sono ad esempio i fronti popolari, ai quali partecipavano anche i comunisti, costituiti nei vari Paesi europei su iniziativa del Partito Comunista dei bolscevichi dell'Urss, un progetto avviato, sfortunatamente, troppo tardi.

Inoltre, il tentativo di Gorbaciov in epoca moderna di trasformare il comunismo sovietico secondo i parametri della socialdemocrazia dimostra che, anche 70 anni dopo la rivoluzione comunista, la consapevolezza di questo legame di sangue tra i due movimenti era ancora viva nella mente del capo dell’Unione Sovietica. Questo ha portato alcuni partiti in Occidente e in Oriente a liberarsi dalla morsa del Kpss (Partito comunista dell'Unione Sovietica) spostandosi più a destra o più a sinistra e ad avvicinarsi rispettivamente alla socialdemocrazia e a nuovi partiti di sinistra o radicali.

Negli Anni '20 e '30 è sorto un dibattito nell’Urss e al di fuori dell’Urss tra gli esponenti del partito comunista e del partito socialdemocratico sulla natura della democrazia socialista. Per gli uni continuare a descrivere l’Urss come la forma più coerente di democrazia era un’ipocrisia, per gli altri una certezza. La famosa Costituzione sovietica fu modellata sull’esempio delle Costituzioni occidentali più democratiche. Quest'affermazione rappresenta non solo l’ipocrisia tipica del potere comunista che ambisce a essere conforme alla teoria, ma anche la sincera convinzione di molti comunisti che credono che prima o poi la realtà corrisponderà alla teoria.

Non è solo in virtù dei rapporti tra comunismo e democrazia, ma è più in generale una questione di universalismo, umanismo e, oso dire, cosmopolitismo, a distinguere il comunismo classico dallo spirito dell’antiumanesimo, dallo sciovinismo e dal particolarismo proprio dal fascismo. Nonostante le varie trasformazioni, il comunismo sovietico in quegli anni conservava un riflesso dei suoi valori tradizionali. In ogni caso, a prescindere dall’opinione che si ha di Stalin, le sue celebri parole «Gli Hitler vanno e vengono, ma il popolo tedesco rimane», vengono interpretate come un messaggio che si confà ad un leader comunista. D’altra parte, invece, immaginare che Hitler potesse dire «Gli Stalin vanno e vengono, ma il popolo russo (sovietico) rimane» è impensabile, visto che uno degli obiettivi personali di Hitler e del nazismo era proprio l’annientamento della Russia e degli altri stati dell’Europa occidentale, uno dei principali intenti politici riportato anche all’interno del "Mein Kampf".

É per questo che, nonostante tutto, l’alleanza tra le democrazie occidentali e l’Urss viene considerata un insieme organico sia nell’Urss, sia in Occidente, mentre l’alleanza tra Germania fascista e Urss viene considerata contro natura e temporanea.

Segue sul prossimo numero di Russia Oggi

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