In mostra i sapori italiani

Nel rispetto di una tradizione più che decennale, anche quest’anno l’Italia ha partecipato al Prodexpo con un padiglione organizzato dall’Ice che ha raggruppato 72 espositori.

La Russia è uno dei maggiori mercati mondiali di importazione dei prodotti enoagroalimentari: oltre il 50% dei prodotti distribuiti al consumo (dalla carne fresca al vino, dalla frutta alle confezioni) è d’importazione.

Nel 2008 l’export italiano di prodotti alimentari in Russia è stato di 411 milioni di euro, in crescita del 14,4% sul 2007. La crisi finanziaria internazionale, che ha pesantemente investito la Russia tra fine 2008 e nel 2009, ha ovviamente influenzato l’andamento del mercato e, a fine 2009, si stima che l’export italiano del settore si collochi a 280 milioni di euro, con una flessione di circa il 28% sull’anno precedente. I primi mesi del 2010, e il Prodexpo è stato un momento importante di verifica, fanno intravedere una sostanziale ripresa delle importazioni russe, anche se a tassi più contenuti rispetto agli anni precedenti.

La cucina italiana gode di particolare popolarità tra i consumatori russi. Sono oltre 120 i ristoranti italiani che operano in Russia, per lo più concentrati a Mosca e, in misura minore, a San Pietroburgo. Si tratta, in genere, di ristoranti di alta qualità, con cuochi e chef italiani, che propongono una variegata scelta di cucina regionale italiana, dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Numerose anche le pizzerie, per tutte le tasche e per tutti i gusti, con vere e proprie punte di eccellenza.

Tuttavia, la presenza italiana in Russia è ancora sottodimensionata, sia rispetto alle dinamiche e alle dimensioni del mercato locale, sia se consideriamo la capacità e la varietà di offerta del nostro Paese. Ciò dipende in gran parte dalla struttura del mercato russo, ancora in via di formazione e ancora al di sotto gli standard dei mercati maturi. Ci sono due fattori diversi che bisogna considerare. Il primo è l’attitudine generale del mercato: tutto ciò che viene importato, in particolare dai Paesi più industrializzati (abbigliamento, prodotti alimentari, automobili, etc) viene considerato di “lusso” e, in quanto tale, destinato alla nicchia di consumatori che possono spendere, indipendentemente dal prezzo. Il secondo è il grado di maturità del consumatore russo, ancora non abituato a valutare elementi fondamentali della qualità del prodotto (quali tracciabilità, tutela del consumatore, denominazione di origine) e attratto più dalle tendenze che dalla sostanza di ciò che compra.

La Russia oggi si presenta quindi come un grande mercato di immense prospettive e di vaste opportunità, ma che nel settore enoalimentare ha bisogno ancora di un processo di “educazione” al consumo. Ma rimane, tuttavia, un mercato che non si può ignorare.

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