Abbuffarsi di frittelle e panna per dire addio al lungo inverno

La Maslenitsa, il Carnevale russo, è la settimana dei bliny

La Maslenitsa, il Carnevale russo, è la settimana dei bliny

La Maslenitsa, il Carnevale russo, è la settimana dei bliny

Ogni mattina quando mi sveglio, guardo dalla finestra con la speranza di vedere il “miracolo”: ancora nulla. Sotto un bel manto di neve bianca, Mosca riposa nel letargo più profondo. Come ieri, come ieri l’altro. Della primavera nemmeno l’ombra. Non dovrebbe essere così: il Carnevale russo, la Maslenitsa, la festa di addio all’inverno è alle porte.

Per dare il mio addio personale all’inverno, quest’anno più lungo che mai, dovevo agire. Guardare gli altri festeggiare abbuffandosi di “bliny”, le frittelle russe offerte dagli amici, non sarebbe bastato: i bliny dovevo cucinarli io e organizzare una festa da me.

Per il Carnevale russo vige una regola: il cibo a tavola deve abbondare, soprattutto nell’ultima domenica che precede la Quaresima, giorno in cui ho deciso di riunire gli amici in dacia a festeggiare. Tutti, intere famiglie, hanno risposto al mio invito, tranne uno che doveva lavorare. Ma anche lui non si è dato per vinto: al suo posto ha mandato moglie, figlio e cagnolino. Che almeno loro si abbuffassero di bliny alla vigilia del Grande Digiuno.

Ed eccoci pronti per la grande abbuffata. Il frigorifero sta esplodendo. Dentro c’è un chilo intero di caviale rosso. Quello nero sarebbe stato meglio, ma adesso anche in Russia è così caro che i guadagni di un giornalista bastano appena per comprarne un cucchiaino. Di smetana, la panna acida, ne ho in abbondanza. Non è mai troppa con i bliny, che preparerò con burro, uova, farina latte zucchero e sale. Poi ancora salmone, storione, formaggi, leccornie di ogni tipo; per l’occasione ho perfino intaccato la mia riserva segreta di salumi portati dall’Italia. Ho anche preparato l’oliviè, l’insalata russa. Senza l’oliviè in tavola una festa in Russia non è una vera festa. E la vodka è già in freezer. Non rimane che attendere l’invasione degli ospiti.

I bliny, simboli pagani del sole e del suo calore vivificante, incarnano l’essenza stessa della Maslenitsa, e non mancano mai sulle tavole. Dovevo solo scegliere la ricetta per l’impasto: impresa non facile perché, vivendo da tempo a Mosca, dalle amiche ne ho sentite a bizzeffe, ognuna ovviamente miglio re dell’altra e tutte tramandate da nonne cuoche eccezionali. E tutti i bliny assaggiati mi sono sempre sembrati ugualmente buoni. Prevedendo di doverne produrre in quantità industriale, ho scelto la ricetta più semplice. Infatti, se un francese riesce a mala pena a finire una crêpe (le crêpes ed i bliny sono simili per forma e sapore), durante il Carnevale un russo è in grado di mangiare un bliny dietro l’altro senza fermarsi. E quest’anno il record del 2009 di 150 bliny per 12 adulti, è stato battuto. Avremo raggiunto i 200! Pur cuocendo contemporaneamente su tre fornelli, i miei bliny, belli, tondi, dorati e ancora bollenti, sono spariti quasi senza raggiungere la tavola.

Che strana settimana questo Carnevale russo! Per le strade nessuno più si maschera, tutti però si rimpinzano all’inverosimile a casa propria o da amici. Che sia perché subito dopo inizia la Quaresima? O forse è la risposta al richiamo degli avi pagani? In ogni caso, come da tradizione, alla fine della festa, si dà l’ultimo addio all’inverno incendiando il pupazzo di paglia che lo rappresenta: anche questo è stato fatto.

Stefania Zini, italiana, vive e lavora in Russia da vent’anni.

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