Verso una nuova alba nucleare

LA SCHEDA. I reattori nucleari russi operano in 10 Paesi e inaltri tre vi sono cantieri aperti. Altre 17 nazioni, tra cui Brasile,Egitto, Ucraina e Repubblica Ceca, sono in trattative conRosatom su nuovi progetti

LA SCHEDA. I reattori nucleari russi operano in 10 Paesi e inaltri tre vi sono cantieri aperti. Altre 17 nazioni, tra cui Brasile,Egitto, Ucraina e Repubblica Ceca, sono in trattative conRosatom su nuovi progetti

La popolarità dell’energia nucleare come fonte pulita era diminuita in seguito a vari incidenti. Nuove tecnologie più sicure la stanno rendendo nuovamente un’attraente alternativa ai carburanti fossili

Per fronteggiare l’emergenza energetica, la Russia progetta di costruire quaranta nuove centrali di energia nucleare nei prossimi vent’anni.

Il primo impianto post-sovietico verrà inaugurato già quest’anno, nell’enclave di Kaliningrad sul Mar Baltico. La centrale avrà due reattori con una capacità di 1.150 megawatt ciascuno: diventeranno operativi rispettivamente nel 2016 e nel 2018.

Intanto, ora che i prezzi dei carburanti tradizionali, come petrolio e gas, crescono di continuo, l’energia nucleare sembra tornare di moda anche nel resto del mondo. E se la Germania è frenata dai Verdi, nazioni emergenti, come Polonia, Bielorussia e Turchia, hanno tutte lanciato programmi per la costruzione di nuove centrali.

Fra tutti la Russia è il Paese ad avere i progetti più ambiziosi in quanto si trova a fare i conti con una crisi che stenta a finire. In seguito ad anni di rapido sviluppo, la richiesta di elettricità è salita vertiginosamente fino a creare problemi seri. Come nel 2008 quando Mosca piombò nel blackout totale a causa di un sovraccarico del sistema.

«La crescita economica sarà messa a rischio se non saranno costruite nuove centrali, e rapidamente», ha denunciato Roland Nash, capo della ricerca di Renaissance Capital. «Lo stato ha fatto già la sua parte privatizzando velocemente il settore negli ultimi anni. La questione, ora, è reperire il denaro per dotarsi di nuove capacità».

L’attuale crisi ha offerto un po’ di ossigeno al governo: la produzione industriale, lo scorso anno, è scesa. Ma l’economia sembra già riprendersi (il Pil è cresciuto oltre il 5% nei primi due mesi dell’anno) e, secondo gli esperti, la Russia potrebbe nuovamente trovarsi a corto di energia entro la fine del prossimo anno.

Aggiungere più nucleare al mix energetico è una parte cruciale della strategia russa adottata alcuni anni fa e rivista alla fine dell’anno scorso. La Russia ha almeno ancora un decennio di riserve di petrolio e gas nel sottosuolo. Il Cremlino, perciò, punta a progetti molto ambiziosi. Uno di questi è fornire energia al resto d’ Europa: la tecnologia nucleare è già uno degli export più lucrativi del paese.

Vendere energia

La prima cosa a cui la maggior parte delle persone pensa quando sente le parole “energia nucleare russa” è Chernobyl. Tuttavia i reattori Rmbk esplosi negli anni Ottanta nella città ucraina sono stati dismessi già da tempo.

Permangono, però, dubbi sulla sicurezza dell’energia nucleare. Dubbi che, in realtà, scemano man mano che cresce il costo degli idrocarburi e che si aggravano gli effetti del riscaldamento globale causato da carburanti più tradizionali come il carbone. Il fatto che l’ energia nucleare sia una fonte d’energia economica e pulita ha perciò aumentato il suo richiamo in maniera sorprendente negli ultimi anni.

Quando fu nominato a capo dell’agenzia atomica statale Rosatom, all’ex primo ministro Sergei Kirienko era stato affidato anche il compito di vendere quanti più reattori possibile ad altri Paesi. Sebbene non stia andando come il Cremlino sperava, continuano a esser firmati contratti. Kirienko ha dimostrato di essere un venditore moderatamente bravo e la Russia sta pianificando di esportare sempre più tecnologia nucleare.

La centrale nucleare costruita dalla Russia all’estero più nota è quella di Bushehr in Iran. Stando alle notizie, dovrebbe andare in funzione già a partire da questo stesso mese sebbene sia da tempo al centro di un contenzioso con gli Usa che temono che l’Iran utilizzi materiale nucleare per costruire di armi.

La compagnia russa Atomstroiexport che sta costruendo la centrale di Bushehr è coinvolta anche nella realizzazione dei due reattori della futura centrale di Kudankulam, in India. Kirienko si aspetta che gli impianti siano operativi già entro quest’anno.

L’ex premier ha raggiunto discreti risultati anche altrove. La Russia ha promesso di costruire (e, cosa più importante, finanziare) una centrale di energia nucleare da 9 miliardi di dollari a Minsk, in Bielorussia. Progetto che assume una rilevanza maggiore dopo che la centrale nucleare di era sovietica, Ignalina, in Lituania, è stata distrutta all’inizio di quest’anno.

Meno problematico è il progetto - al momento sotto negoziazione - per costruire una centrale simile nel nuovo Paese amico della Russia, la Nigeria. Il ministro nigeriano per la Scienza e la tecnologia Alhassan Bako Zaku, lo scorso novembre, a margine di un incontro con Kirienko a Mosca, ha detto che il suo governo sta pensando di avvalersi dell’assistenza russa per costruire la sua prima centrale di energia nucleare.

Alcuni mesi dopo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha firmato a Mosca un contratto da circa 20 miliardi di dollari per la costruzione della prima centrale nucleare da 1,2 gigawatt ad Akkuyu, sulla costa mediterranea, nei pressi di Gulner. La Russia ha venduto centrali di energia anche a vecchi amici, come Kazakhstan e Bulgaria.

Ogni Paese vuole ridurre la dipendenza dagli idrocarburi per soddisfare il fabbisogno di energia e gestire le proprie economie. Anche quelli che, come la Russia, al momento dispongono di molto gas e petrolio.


Tecnologie atomiche più moderne

Il governo russo ha lanciato il programma “Tecnologie di energia nucleare di nuova generazione per il periodo 2010-2015 e in prospettiva fino al 2020”. L’obiettivo prioritario, secondo il capo dell’agenzia atomica russa (Rosatom) Sergey Kirienko, è quello di modernizzare i reattori di tipo Vver, che costituiscono la base del settore energetico russo nucleare e che vengono costruiti su progetti russi all’estero (in India, Cina, Iran, Bulgaria). Solo per questo scopo, afferma una fonte interna del Rosatom, verrebbe speso fino al 75% dei 128 miliardi di rubli stanziati per l’intero programma.

Per raggiungere il secondo obiettivo, la realizzazione del ciclo nucleare chiuso, occorrono invece reattori a neutroni veloci, che sfruttano l’isotopo uranio 238 disponibile in natura in quantità illimitate.

Uno di questi reattori è già operativo presso la centrale di Beloyarsk nella regione di Sverdlovsk e si prevede di costruirne altri a Voronezh e a San Pietroburgo.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta