Turkish Stream, il taglio di Gazprom

Il numero uno di Gazprom Alexei Miller, a destra, sorvola in elicottero una zona della Turchia insieme al ministro turco dell’Energia Taner Yildiz, a sinistra, per monitorare la zona di costruzione del Turkish Stream (Foto: Getty Images/Fotobank)

Il numero uno di Gazprom Alexei Miller, a destra, sorvola in elicottero una zona della Turchia insieme al ministro turco dell’Energia Taner Yildiz, a sinistra, per monitorare la zona di costruzione del Turkish Stream (Foto: Getty Images/Fotobank)

Il colosso russo del gas ha deciso di dimezzare del 50 per cento la capacità del gasdotto che si estende dalla Russia alla Turchia, annullando inoltre l’accordo con l’italiana Saipem per la posa dei tubi sul fondale del Mar Nero

Il gigante del gas russo Gazprom ha deciso di ridurre la capacità del gasdotto Turkish Stream, che si estende dalla Russia alla Turchia per poi continuare fino ai Paesi dell'Europa meridionale del 50 per cento, ovvero, fino a 32 miliardi di metri cubi. Il quotidiano Kommersant riporta che per fare ciò la società russa ha congelato i suoi investimenti nel progetto South Corridor, che avrebbe dovuto trasportare il gas nel futuro gasdotto. Gli esperti ritengono che il Turkish Stream potrebbe trasformarsi in un progetto locale russo-turco e che in alternativa Gazprom amplierà il gasdotto North Stream nel Mar Baltico.

Un progetto importante

Il South Corridor venne inizialmente progettato per garantire il transito del gas verso il gasdotto South Stream, che si sarebbe dovuto sviluppare sul fondale del Mar Nero dalla Russia alla Bulgaria, e poi, quando la realizzazione del South Stream venne bloccata, per trasportarlo verso il Turkish Stream. Secondo quanto riportato dal quotidiano Kommersant, Gazprom ha interrotto i lavori al ramo orientale del gasdotto, il più lungo e costoso, e ora prevede di ultimare il ramo occidentale. La lunghezza del ramo occidentale è di 881 km, mentre quello orientale raggiunge i 1626 km. All'inizio del 2015 la società russa investì quasi 300 miliardi di rubli (circa 5.26 miliardi di dollari) nel progetto. Gazprom ha rifiutato ogni tipo di commento.

D’altro canto, l'italiana Saipem, appaltatrice del progetto, ritiene di non aver ricevuto nessun avviso da parte di Gazprom relativo all’interruzione della loro collaborazione. Una nave di proprietà della società italiana era già stata ormeggiata in acque russe in attesa di iniziare la posa del gasdotto sul fondale del Mar Nero. Gazprom ha accettato di pagare tutte le penali. Kommersant osserva che le operazioni di posa dei tubi in questi primi sei mesi dell’anno sono costate a Gazprom 300 milioni di dollari, nonostante il governo russo abbia negato ogni relazione tra l'annullamento del contratto e la possibile riduzione della capacità del Turkish Stream. "La cancellazione del contratto tra Gazprom e l’appaltatrice italiana Saipem non influenzerà il progetto Turkish Stream", ha annunciato il Ministro dell'Energia russo, Aleksandr Novak.

L’alternativa al Turkish Stream

"Il South Corridor è un progetto prioritario per Gazprom. La società vi sta lavorando e nessuno prevede di congelarlo. Inoltre, molto è già stato fatto per il progetto", spiega l’esperto di Finam Holding, Dmitri Baranov. Tuttavia, stando alle parole di Baranov, qualora venisse davvero interrotto, il Turkish Stream si trasformerebbe in un progetto locale e fornirebbe il gas solo alla Turchia. "A oggi non è stato firmato nessun accordo sul transito del gas attraverso il territorio turco", osserva Baranov. Qualora l'accordo sul transito venisse firmato, si tratterebbe semplicemente di un altro canale di fornitura del gas russo verso l'Europa, che si aggiungerà ai canali esistenti, senza sostituirli.

A metà di giugno 2015, Gazprom, Shell, OMV ed E.On hanno firmato un memorandum per la costruzione di un secondo gasdotto North Stream nel Mar Baltico, con una capacità di 55 miliardi di metri cubi all'anno. "Tale memorandum è, in sostanza, solo un accordo di intenti, senza effetti vincolanti", spiega Ilya Balakirev, analista capo presso UFS IC. Inoltre, secondo Balakirev, i due rami del North Stream sono operativi solo a metà delle loro capacità, alla luce dei regolamenti attualmente in vigore del Terzo Pacchetto Energia. In particolare, la Commissione europea ha stabilito che una società non può essere contemporaneamente fornitore e proprietario delle infrastrutture. “In un mondo ideale, Gazprom vorrebbe controllare entrambi i progetti, tuttavia è importante per la società mostrare ai propri partner che può rinunciare a un progetto per un altro, ciò le fa guadagnare punti nel corso dei negoziati”, ha concluso Balakirev.

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