Forti e fedeli, i cani da slitta russi dal carattere nordico

In loro onore sono stati eretti monumenti e tramandate leggende. Ecco chi sono i migliori compagni dell’uomo, capaci di affrontare lunghe spedizioni nei climi più rigidi
9 marzo 2017 Anna Gruzdeva, RBTH

Un husky siberiano cammina sul ghiaccio. Fonte: Fox GromUn husky siberiano cammina sul ghiaccio. Fonte: Fox Grom

Nel nord della Russia i cani da slitta sono sempre stati i più fedeli amici dell’uomo: compagni forti, resistenti e leali, i cui nomi in passato sono serviti per ribattezzare isole e golfi. In loro onore sono stati eretti monumenti e tramandate leggende.

Gli husky siberiani

Se v’imbattete in cani tarchiati, dagli occhi azzurri, con la coda che non si piega in un grazioso “ricciolo” sul dorso, come succede ai cani laika, e che ululano anziché abbaiare, vi trovate di fronte a degli husky siberiani, cani aborigeni delle tribù sedentarie dell’Estremo Oriente russo, di iukagiri, kereki, eschimesi dell’Asia e ciukci. Oggi sono diventati delle star di Instagram e continuano a essere utilizzati per le corse siberiane con equipaggi da slitta.

A differenza dei cani laika, che presso i popoli originari di queste terre erano usati dai pastori e dagli allevatori di renne, gli husky sono cani solo da slitta: i più veloci che siano mai esistiti. Nel 1925 la loro velocità fu provvidenziale per aiutare a debellare un’epidemia: il norvegese Leonhard Seppala riuscì a consegnare con il suo husky da slitta alla città di Nome, in Alaska, rimasta isolata per una tempesta artica, il vaccino contro la difterite che imperversava allora nel territorio. L’impresa compiuta da quest’uomo con il suo cane passò alla storia come la “grande corsa della carità” e a Hollywood sulla loro impresa venne girato un film dal titolo “La corsa di Balto a Nome”.

Oggi i cani da slitta sono diventati cani da compagnia con cui si convive nelle proprie case, si vincono gare sportive, si va a caccia e si conquista persino la Siberia. Tanto per fare un esempio, il viaggiatore e scrittore francese Nicolas Wagner ha intrapreso con cani da slitta di varie razze la sua “Odissea siberiana”, compiendo un viaggio dal Bajkal fino a Mosca. 

I samoiedi

Con gli angoli delle nere labbra sollevate come in un sorriso, la folta coda ritorta, il bel pelo candido e fitto e il loro buon carattere è difficile scambiare i dolci samoiedi, enormi parenti degli spitz, con gli appartenenti a qualunque altra razza canina. Per migliaia di anni sono stati i compagni dei sayanizi, che fino all’inizio del XX secolo venivano chiamati samoiedi e i loro cani, di conseguenza, cani samoiedi. Oggi i loro discendenti, nenezi, enzi e nanasani, vivono nella penisola del Tajmyr

Gli antichi popoli dell’estremo nord della Russia utilizzavano assai di rado i samoiedi come cani da traino, erano considerati degli animali domestici ideali e fungevano da cani da pastore con le renne o da ottime balie. Mentre di giorno i genitori restavano nella tundra, i bambini giocavano con il loro cane che di notte poteva dormire insieme a loro nella tenda facendo le veci di un guanciale di pelliccia a cui i piccoli dormendo si stringevano evitando così di congelarsi.

Nel XIX secolo lo zoologo britannico Ernst Kilburn Scott, che trascorse tre mesi fra le tribù dei samoiedi, portò con sé in Inghilterra tre cuccioli di cane samoiedo di origine siberiana e così questa razza fece la sua comparsa in Occidente.

Oggi i samoiedi sono diffusi in tutto il mondo. Se volete allevare un samoiedo, ricordatevi che questa razza ha bisogno di interagire assiduamente con l’uomo perché nei tremila anni della sua esistenza questo “cane della neve” non è quasi per nulla cambiato: i samoiedi sono i più socievoli tra tutte le razze di cani nordici e giocare con i bambini per loro è una sorta di vocazione. State una settimana di fila senza giocherellare con il vostro samoiedo durante la passeggiata e lui cadrà in depressione.

Husky siberiano. Fonte: Fox GromHusky siberiano. Fonte: Fox Grom

Gli husky di Sakhalin

L’husky di Sakhalin, conosciuto anche come Giliatskij o in giapponese come Karafuto-Ken, appartiene a una razza di cani da slitta di Sakhalin oggi ormai in via d’estinzione. Questi antichi cani da slitta un tempo venivano utilizzati dai nivchi, un piccolo gruppo etnico che viveva sulle rive dell’Amur e nell’isola di Sakhalin. Le grosse zampe che gli consentono di correre nella neve senza ribaltarsi, l’intelligenza e la resistenza hanno reso questi cani una presenza insostituibile nella vita dei popoli dell’Estremo Oriente russo.

La slitta trainata dagli husky di Sakhalin era un mezzo di trasporto usuale a Sakhalin. Questi mezzi, che trasportavano latte congelato, balle con la posta e qualunque tipo di merce e di passeggeri, sfidando i cumuli di ghiaccio e le tempeste di neve, erano trainati da un equipaggio di 30 cani e guidati da musher. Negli anni Trenta questi cani di Sakhalin resistenti e tranquilli, che sapevano memorizzare perfettamente i comandi dell’uomo, vennero arruolati nell’Armata Rossa.

Ma lo Stato sovietico valutò che nutrire i cani con carne essiccata di salmone siberiano, come facevano da sempre i nivchi, sarebbe stato dispendioso per il Paese e decise di sterminare i cani. Il risultato fu che questa razza scomparve quasi del tutto dall’isola. Verso gli anni Cinquanta in Giappone era rimasto un esiguo numero di husky di Sakhalin, che sarebbero diventati una leggenda nazionale.

В 1958 un gruppo di ricercatori giapponesi compì con gli husky Karafuto-ken una spedizione nell’Antartide. Sorpresa da una violenta tempesta, la squadra dovette evacuare, lasciando nell’Antartide 15 cani da slitta. I ricercatori pensavano di tornare di lì a poco a riprendersi gli animali, ma le condizioni climatiche glielo impedirono.

Quando dopo un anno i giapponesi riuscirono finalmente a raggiungere l’Antartide per seppellire i resti degli husky di Sakhalin, scoprirono che due di loro – Taro e Jiro –  erano miracolosamente sopravvissuti. In Giappone i due husky diventarono degli eroi nazionali: vennero eretti in loro onore dei monumenti e fu girato un film, “Antartide”, a loro dedicato di cui in seguito negli Stati Uniti venne realizzato un remake intitolato “Il prigioniero bianco”. 

Husky siberiano
Shutterstock

Husky siberiano

Taro e Jiro, i cani protagonisti del film "Antartide"
Foto gentilmente concessa da usatiki.ru

Taro e Jiro, i cani protagonisti del film "Antartide"

Un cane samoiedo
Shutterstock

Un cane samoiedo

 
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I cani laika dei nenezi e degli jakuti

Nella prima metà del XX secolo le slitte trainate da cani divennero un mezzo di trasporto fondamentale per gli scienziati russi che effettuavano delle spedizioni. In presenza di climi così rigidi erano importanti le relazioni che si stabilivano con questi animali, una sorta di patto tra l’uomo e il cane.

Il celebre esploratore polare Georgij Ushakov, insieme al suo branco di 50 cani laika, intraprese una spedizione che nel 1930 consentì di segnare sulla carta del globo terrestre una nuova isola, la “Severnjaja semlja” (Terra del Nord) da lui scoperta. La squadra di Ushakov procurava come nutrimento ai cani carne di orso bianco, foca dagli anelli e otaria, e per loro fabbricava dei speciali calzari per le zampe e scavava morbide fosse di neve come giaciglio e loro in cambio erano pronti a percorrere migliaia di chilometri.

Due interi anni trascorsi oltre il Circolo Polare, il lavoro quotidiano nella tundra, la lunga notte polare, la qualità poco attraente del cibo, solo questi husky laika con il loro equilibrio psicologico, il loro tenace carattere nordico potevano sopportare le dure condizioni di vita delle spedizioni polari.

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