Il ritorno di Carolina con il guru Mishin

6 febbraio 2017 Nicola Sellitti, RBTH
Dopo tre anni di assenza, la campionessa di pattinaggio su ghiaccio torna sul podio. Al suo fianco, il leggendario allenatore russo Aleksej Mishin: l’uomo dei successi del mito Plushenko
Carolina Kostner
Carolina Kostner insieme all’allenatore Aleksej Mishin (a destra). Fonte: Aleksandr Vilf/RIA Novosti

Ancore sfide. Altri pezzi di una carriera leggendaria. Carolina Kostner arriva da un bronzo agli Europei di figura in Repubblica Ceca. È riuscita a scrollarsi di dosso la ruggine di tre anni in letargo, lontano dall’adrenalina delle competizioni. Ma in questi mesi i pattini di Carolina non sono andati in vacanza. Anzi, si sono affidati a un guru del pattinaggio: Aleksej Mishin, l’uomo dei successi del mito Evgenij Plushenko, ma anche di talenti come Aleksej Urmanov e Aleksej Yagudin. Per la Kostner, stage estivi a San Pietroburgo, nuovi stimoli generati da sistemi di allenamenti differenti. Non un percorso facile, per chi a 30 anni ha vinto tutto, tra Olimpiadi, Mondiali, Europei, e che si è fermata ai box per un triennio. Ma il lavoro, abbinato al talento, ha pagato: a Ostrava, in Repubblica Ceca, è arrivata la decima medaglia continentale (cinque ori, due argenti e tre bronzi) e il 29esimo podio consecutivo in carriera. Ma non è finita qui. Un po’ di festeggiamenti ed è già tornata al lavoro, in Canada. La fame di successi non dorme mai.

Carolina, è periodo di fuoriclasse che tornano al vertice dopo una lunga assenza dalle scene, per ultimi si sono uniti al coro Federer e Nadal. Lei è riuscita nell'impresa agli Europei. Quanto è difficile rientrare ed essere competitiva dopo tre anni?

Un atleta non è un robot con il tasto on/off. Bisogna assolutamente fare i conti con i propri limiti. Ma il bello della vita è anche quello di cercare di superarli. È l’essenza dello sport. La cosa bella di questo mio ritorno alle gare è che ho ormai raggiunto un’età e un’esperienza tali che mi posso permettere di fare semplicemente ciò che amo di più con la consapevolezza di non dover dimostrare nulla a nessuno. Della mia carriera e del mio percorso sono più che soddisfatta e appagata, ma desidero completare un percorso che è stato interrotto non per mia volontà. L’importante è che sia una scelta sempre dettata dalla passione e mai da un qualsiasi tipo di costrizione. E poi non sono ancora così “vecchia”!

Quindi motivazione e ancora il fuoco dentro che brucia, anche grazie alla nuova guida tecnica. Aleksej Mishin è un mito nel settore, la guida della leggenda Plushenko. Perché questa scelta e perché scegliere un nuovo percorso?

È stato un processo naturale. La scelta di iniziare ad allenarmi a San Pietroburgo insieme al professor Mishin è avvenuta a seguito anche di alcuni camp che ho seguito con lui. Una scelta condivisa anche con Michael Huth, la persona che mi ha fatto crescere e mi ha aiutato a raggiungere tutti i risultati che ho ottenuto e con la quale mi sento molto spesso. Non è un’esclusione di una persona a favore di un’altra, ma una condivisione di pensieri, una semplice evoluzione delle situazioni che ha portato a questo cambiamento.

Nella sua scelta ha influito il mito di Plushenko? Cosa ammirava in lui?

Il professor Mishin è un allenatore che non ha bisogno di presentazioni. Ha una storia e un’esperienza ai massimi livelli e ha formato molti atleti di primissimo livello, tra cui ovviamente Plushenko. E sebbene non debba raccontare io chi sia stato Plushenko o cosa abbia rappresentato per il pattinaggio, la decisione di avviare la collaborazione con lui però non è stata influenzata da altri atleti, ma da un insieme di fattori. Non da ultimo il suo essere una persona molto umana, impegnata, precisa e anche simpatica.

Sempre parlando di leggende russe del pattinaggio, con il bronzo agli Europei come numero di medaglie è riuscita a superare Irina Slutskaya. Cosa rappresenta questo primato per lei?

Vale molto, nutro sempre grande rispetto nei confronti delle altre pattinatrici, partendo dal presupposto che nella vita c’è qualcosa da imparare da tutti. La competizione regala  l’adrenalina necessaria, in questo caso è stata benzina per superare un mito come la Slutskaya. Però alla fine la sfida non c’è con altre persone ma sempre con se stessi. E con i propri limiti.

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