Shulgin e l’abdicazione di Nicola II per salvare la monarchia

12 aprile 2017 Aleksej Timofejchev, RBTH
Nato sotto il regno dell’imperatore Alessandro II, Vasilij Shulgin morì quasi all’età di 100 anni, mentre volgeva alla fine il governo del segretario generale del Pcus Leonid Brezhnev. La romanzesca vita di Shulgin è costellata di numerosi eventi legati alla storia russa. Il più notevole di essi è l’abdicazione dello zar

Vasilij Shulgin. Fonte: Ria NovostiVasilij Shulgin. Fonte: Ria Novosti

Vasilij Shulgin fu uno dei più noti esponenti della corrente nazionalista di destra. Rivestì la carica di deputato alla Duma, il parlamento russo, per 10 anni, dal 1907 fino alla Rivoluzione di Febbraio.   

Il suo debutto in politica coincise con la Prima rivoluzione russa del 1905-07. Allora Shulgin aveva appoggiato attivamente il premier Petr Stolypin, che da un lato reprimeva brutalmente le manifestazioni popolari, mentre dall’altro cercava di riformare i rapporti sociali ed economici nella campagna russa.

“Un malcontento crescente”

Allo scoppio della Prima guerra mondiale Shulgin partì per il fronte come volontario. Venne ferito e successivamente cominciò a dedicarsi attivamente al suo lavoro di parlamentare alla Duma. “Ho portato con me alla Duma come molti l’amarezza dell’infinita ritirata e del malcontento crescente dell’esercito contro le retrovie”, scrisse in seguito Shulgin. Il suo atteggiamento verso l’operato del governo di Nicola II si faceva sempre più critico; nei suoi interventi alla Duma caldeggiava un’alleanza “della parte conservatrice e liberale della società”. Nel discorso tenuto all’ultima seduta della Duma prima della rivoluzione il 28 (15) febbraio definì lo zar “un avversario di tutto ciò che al Paese è necessario quanto l’aria”.

Criticando il governo dalla tribuna della Duma, Shulgin diceva a se stesso che la situazione del Paese sarebbe migliorata se il malcontento per la miope politica del potere imperiale si fosse concentrato all’interno del parlamento e non avesse invaso le strade sfociando nell’ennesima rivoluzione. Tuttavia, in seguito il parlamentare sollevò ripetutamente la questione se la Duma avesse davvero adempiuto a questo compito di prevenzione o se invece non avesse fatto che alimentare il malcontento popolare.

Come salvare la monarchia?

Il 13 marzo (28 febbraio) Shulgin entrò a far parte del Comitato provvisorio della Duma che per due giorni assunse il potere nella fase di collasso del regime imperiale. I membri della Duma dovevano decidere quale soluzione adottare nel caso l’insurrezione popolare avesse vinto e si fosse imposto un potente avversario di sinistra come il Soviet dei deputati dei lavoratori di Pietrogrado. I membri del Comitato provvisorio della Duma giunsero alla conclusione che per arginare le agitazioni era necessario che il sovrano abdicasse in favore del figlio minorenne con la reggenza provvisoria affidata al fratello Mikhail.

Nelle sue memorie Shulgin racconta che la decisione venne presa nella notte  del 2 marzo. Sostenendo la necessità dell’abdicazione di Nicola II, il deputato della Duma Aleksandr Guchkov dichiarò: “In tutto il caos che regna occorre in primis salvare la monarchia. La Russia non può vivere senza la monarchia… Ma è evidente che l’attuale sovrano non è più in grado di governare”. Guchkov propose di recarsi dallo zar per convicerlo ad abdicare. Quando il parlamentare della Duma chiese se vi fosse qualcuno che voleva accompagnarlo, Shulgin si offrì. “L’atto dell’abdicazione dev’essere rassegnato nelle mani dei monarchici per la salvezza della monarchia”, così motivò successivamente Shulgin il suo assenso a recarsi dall’imperatore per una missione così incresciosa.

L’abdicazione

Il giorno seguente verso sera i deputati giunsero a Pskov e incontrarono Nicola II nel vagone del suo treno. L’imperatore ascoltò serenamente il lungo rapporto di Guchkov sulla situazione nella capitale, in cui si avanzava l’idea della necessità dell’abdicazione. Quando lo zar rispose a Guchkov la sua voce, così come la ricorda Shulgin nelle sue memorie, era “calma, chiara e ferma”. “Ho accolto la decisione di abdicare al trono… Fino alle tre di quest’oggi pensavo di poter abdicare a favore di mio figlio Aleksej… Ma adesso ho cambiato la mia decisione a favore di mio fratello Mikhail. Spero che comprenderete i sentimenti di un padre”, disse l’imperatore. L’erede era affetto da una forma incurabile di emofilia e Nicola II non voleva separarsi dal figlio.

L’intreccio dei destini tra la monarchia russa e il monarchico Shulgin non si esauriva qui. L’indomani Shulgin faceva parte della delegazione di parlamentari della Duma che doveva convincere il principe Mikhail Aleksandrovich a rinunciare al potere conferitogli da Nicola II. Al comitato provvisorio avevano scoperto che gli insorti di Pietrogrado non approvavano la designazione al trono di Mikhail II. Alla fine Mikhail accettò di ricevere il potere solo dalle mani dell’Assemblea Costituente, ma non era destino che ciò dovesse accadere.

Dopo l’avvento al potere dei bolscevichi Shulgin aderì alla fazione a loro avversa, quella dei Bianchi. Successivamente emigrò in Yugoslavia dove alla fine della Seconda guerra mondiale venne arrestato da agenti della sicurezza sovietica ed estradato in Urss, dove subì una condanna a 25 anni di detenzione, ma fu liberato nel 1956.

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