Quel bicchiere a faccette che ha segnato un’epoca

4 ottobre 2016 Oleg Egorov, RBTH
Semplice e molto resistente, si poteva trovare ovunque e veniva utilizzato dalle casalinghe per misurare liquidi e per preparare i “pelmeni”. Cinque curiosità su questo simbolo del periodo sovietico, che oggi cerca di sopravvivere allo scorrere del tempo
graneny stakan
Un "granenyj stakan", bicchiere a faccette del periodo sovietico. Fonte: Depositphotos/PhotoXPress.ru

Le origini

Il primo bicchiere a faccette di epoca sovietica venne realizzato nell’impianto per la produzione del vetro di Gus-Khrustalnij l’11 settembre 1943. Il disegno viene attribuito a Vera Mukhina, scultrice sovietica conosciuta per la famosa statua “L’operaio e la ragazza del kholkos” esposta a VDNKh.

La forma del vaso non deve niente all’originalità o alla creatività della sua madrina: semplicemente si adattava alla perfezione a una nuova lavastoviglie degli anni Quaranta che permetteva di lavare piatti e bicchieri di determinate forme e dimensioni.

Fonte: Aleksej Bushkin/RIA NovostiFonte: Aleksej Bushkin/RIA Novosti

La forma

I bicchieri sovietici potevano avere un numero diverso di faccette (10, 12, 16 o più), ma la forma era sempre la stessa e consentiva di renderli molto più resistenti. Il vetro veniva fabbricato con una particolare tecnologia (per un certo periodo veniva aggiunto anche del piombo) e per questo risultava molto spesso.

Negli anni Ottanta però si verificò una particolare “epidemia” tra i bicchieri di questo tipo: molti di loro si rompevano facilmente, si infrangeva il fondo o addirittura esplodevano. Ciò era dovuto al fatto che venne introdotto un nuovo macchinario dall'estero che cambiò il processo di produzione di questi bicchieri.

La vodka

Durante gli anni in cui Nikita Khuscev fu al potere (1953-1964), il governo, lottando contro l'alcolismo, vietò la vendita di vodka sfusa e in piccole quantità. In commercio si trovavano solo bottiglie da mezzo litro e ciò spinse la gente a optare per una forma di “acquisti condivisi”: si mettevano insieme tre persone, ognuna delle quali portava con sé un rublo per la spesa (all'epoca una bottiglia di vodka costava 2 rubli e 87 copeche) e un bicchiere a faccette per bere in compagnia. Ancora oggi in Russia questo particolare tipo di bicchiere viene spesso associato alla vodka.

La riproduzione del quadro di Kuzma Petrov-Vodkin "Natura morta rosa". Fonte: Depositphotos/PhotoXPress.ruLa riproduzione del quadro di Kuzma Petrov-Vodkin "Natura morta rosa". Fonte: Depositphotos/PhotoXPress.ru

Indispensabile averlo in casa

Questi bicchieri in realtà si trovavano un po' ovunque durante il periodo sovietico: nelle scuole, negli ospedali, nelle mense e addirittura nei distributori automatici di acqua che si trovavano per strada. Per le casalinghe dell'epoca si trattava di un oggetto indispensabile da tenere in casa: permetteva di misurare liquidi e pesare alimenti. Diversi libri di cucina utilizzavano il volume di questi bicchieri come unità di misura. Inoltre servivano per tagliare le forme di pasta necessarie per la preparazione di pelmeni e vareniki, speciali ravioli russi.

Il simbolo di un'epoca

Nella Russia postsovietica questo bicchiere ha perso molta popolarità: è difficile poterlo acquistare in un negozio qualsiasi e le scuole e gli ospedali si sono dotati di bicchieri diversi. Uno dei luoghi che si dimostra ancora oggi fedele a questo oggetto è il treno: ai passeggeri viene offerto del tè proprio all'interno di questi bicchieri, accompagnati da un portabicchiere in latta.

Nel XXI secolo il bicchiere a faccette potrebbe sembrare anacronistico, ma resterà per sempre nella memoria di questo Paese come un oggetto che ha segnato un'epoca.

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