Come si festeggia la Pasqua in Russia e in Occidente

15 aprile 2017 Roman Lunkin, RBTH
Quest’anno la festa ortodossa coincide con quella protestante e cattolica: una coincidenza che la prossima volta si verificherà solo nel 2025. Ecco le principali somiglianze tra le celebrazioni

Le celebrazioni della Pasqua ortodossa nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, il primo maggio 2016. Fonte: ReutersLe celebrazioni della Pasqua ortodossa nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, il primo maggio 2016. Fonte: Reuters

L’illustre scrittore russo Nikolaj Gogol, che amava vivere in Italia, nel XIX scriveva secolo che la Pasqua si deve festeggiare in Russia perché in nessun altro paese del mondo si celebra come lì. Gogol motivava tale asserzione col fatto che la visione dei russi più di quella di altri popoli si focalizza particolarmente sul concetto di superamento della morte e che l’intera cultura russa ha la sua essenza nella Pasqua, a differenza di quella occidentale tradizionalmente orientata sul Natale.

La Pasqua in Russia è la festa più importante della liturgia cristiana. In questo giorno, o meglio durante la processione e la funzione che si svolgono nella notte che precede la Pasqua, nelle chiese ortodosse si raccolgono anche persone che di solito non si vedono mai in chiesa e che forse non hanno neppure ben chiarito il proprio rapporto con Dio. In un certo senso si potrebbe dire che la Pasqua è la festa più democratica della Chiesa ortodossa russa poiché alla processione può partecipare chiunque e camminare intorno alla chiesa con una candela accesa in mano.

Ma molti russi sono convinti che i cattolici ignorino quasi del tutto le celebrazioni della Pasqua e che festeggino solo il Natale e l’Immacolata. In realtà non esistono molte differenze tra le varie confessioni cristiane nelle modalità di celebrazione della Pasqua e se esistono non sono poi così profonde.

Il principale elemento comune tra la Pasqua in Russia a quella in Occidente è la fede nella resurrezione di Gesù Cristo, in essa credono (o dovrebbero idealmente credere) sia gli ortodossi che i cattolici e i protestanti. Indipendentemente dai rituali di celebrazione della Pasqua, la resurrezione resta il fulcro del Vangelo e la speranza che se Cristo è risorto anche tutti i credenti risorgeranno in lui accomuna tutte le confessioni cristiane. E ogni paese cristiano esulta a proprio modo di questo.

Tutto dipende dallo scisma

Lo scisma tra i cristiani occidentali e gli ortodossi pone innanzi tutto la questione del calendario (in Russia viene usato il calendario giuliano introdotto da Giulio Cesare nel I secolo a.C., mentre in Occidente si fa riferimento al calendario gregoriano introdotto da Papa Gregorio XIII nel XVI secolo). La differenza discrasia tra i calendari è di 13 giorni (nel 2100 sarà di 14). Fino al IV secolo vigeva per la Chiesa la regola che la Pasqua si dovesse celebrare il primo giorno festivo dopo il primo plenilunio che arrivava dopo il giorno dell’equinozio di primavera, il 21 marzo. Gli ortodossi calcolano il primo plenilunio dopo il 21 marzo secondo il calendario giuliano, mentre i cattolici lo calcolano in base a quello gregoriano. La difficoltà di determinare il giorno della Pasqua risiede nel fatto che il primo plenilunio dopo il 21 marzo può talvolta verificarsi in giorni diversi, ma anche in questo caso la Pasqua cattolica e quella ortodossa possono coincidere.

Il kulich, il dolce tradizionale russo di Pasqua. Fonte: Konstantin Chalabov/RIA NovostiIl kulich, il dolce tradizionale russo di Pasqua. Fonte: Konstantin Chalabov/RIA Novosti

Comunque cada, il Papa e il patriarca di Mosca si scambiano ogni volta gli auguri per la Pasqua. Ma ogni volta che le date della Pasqua coincidono per tutti i cristiani, come quest’anno, nel 2017, l’occasione diventa un pretesto per esprimere i propri sentimenti fraterni e ricordare l’unione della cristianità sancita dal Vangelo. Tra l’altro, la maggioranza dei protestanti in Russia, eccetto i luterani, celebrano la Pasqua secondo il calendario giuliano insieme alla Chiesa ortodossa. Le chiese ortodosse in America e in Grecia hanno già adottato il nuovo stile e festeggiano la Pasqua insieme ai cattolici, ma la data della Pasqua viene comunque calcolata in base al calendario giuliano. In Russia la Chiesa si attiene rigorosamente al vecchio calendario giuliano poiché il “nuovo stile” potrebbe provocare divisioni e turbamenti tra i fedeli più conservatori.

La voce del popolo russo

La Pasqua è una festa molto sentita dagli ortodossi. Dopo i complessi e faticosi riti liturgici della settimana che la precede e dei rigori della Quaresima, a mezzanotte dopo la processione e le preghiere cantate il prete si ferma all’esterno davanti alle porte chiuse della chiesa e aprendole apre simbolicamente le porte del sepolcro del Signore annunciando a tutti che Cristo è risorto. Durante lo svolgimento dell’intera funzione il prete e i fedeli si scambiano gli auguri, pronunciando la formula: “Cristo è risorto! In verità è risorto!”. Si tratta di una cerimonia molto suggestiva. Nella notte sopra le case e gli alberi e la terra ancora spogli risuonano le esclamazioni di giubilo della folla di fedeli che si raccoglie davanti alle chiese. Il grande poeta russo Aleksandr Pushkin scrisse che la notte di Pasqua amava molto andare in chiesa per ascoltare la voce del popolo russo.

Se in Occidente sono diffusi come simboli pasquali i conigli e le uova, in Russia si usa dipingere le uova e mangiare il kulich, il tipico dolce tradizionale della Pasqua. In realtà anche in Europa esistono varie ricette di dolci tradizionali e quelli italiani vengono venduti con successo anche in Russia. Il dolce russo “Paskha”, a base di ricotta e farcito con spezie e uvetta, che con la sua forma a piramide simboleggia il Sepolcro del Signore, è però tipico solo della Russia. Alcuni giochi pasquali russi sono simili a quelli di molti paesi europei.

Il giorno di Pasqua al cimitero di Mitino, a Mosca. Fonte: Georgij Kurolesin/RIA NovostiIl giorno di Pasqua al cimitero di Mitino, a Mosca. Fonte: Georgij Kurolesin/RIA Novosti

La “corsa delle uova” fin dal XIX secolo è stata per molto tempo un gioco tradizionale pasquale diffuso sia in Russia che in Germania. Anche negli Stati Uniti si organizza tuttora una “corsa delle uova” sul prato davanti alla Casa Bianca. In Russia questa tradizione è in ripresa e nei negozi si vendono piste speciali inclinate lungo le quali si fanno scivolare (se l’uovo riesce a percorrere la pista fino in fondo e a urtare contro il bordo si vince un premio). Spesso scoppiano delle contese quando un uovo si rompe contro l’altro e si deve stabilire a chi si è rotto e a chi no. I possessori delle uova gareggiano per stabilire qual è l’uovo dipinto in modo più originale e si scambiano in dono le uova (anche l’imperatore Nicola II regalava in occasione della Pasqua le celebri uova Fabergé).

Naturalmente dopo le sette settimane di astinenza della Quaresima la tavola pasquale si distingue per la ricca varietà delle sue pietanze a base di carne, ma non ne esiste uno tipico della ricorrenza come è il caso dell’anatra per il Natale. Prima della rivoluzione del 1917 si preparavano vari piatti di carne, dal maialino di latte ripieno alla cacciagione.

Benché possa apparire strano, esiste anche un lato triste delle feste pasquali. Come retaggio del tradizionale passato sovietico è rimasta la visita al cimitero nella domenica di Pasqua, con il tradizionale banchetto sulla tomba dei defunti dove chi viene in visita sosta a mangiare uova, kulich e a bere bevande alcoliche. In epoca sovietica la Chiesa ortodossa non ha cercato di combattere quest’usanza non avendone la possibilità e le autorità sovietiche pur di impedire alla gente di frequentare le chiese erano felici di poter sostituire alla celebrazione della festa religiosa questa festa laica di omaggio ai defunti, che nell’ottica cristiana risultava semipagana. Purtroppo, anche oggi la Chiesa non è in grado di cancellare tale consuetudine e la gente continua a recarsi a Pasqua nei cimititeri sulle tombe, senza ascoltare le esortazioni del clero che invita a farlo in un altro giorno dell’anno. Tuttavia, questa usanza può essere intesa anche in maniera diversa: in un’epoca di ateismo dominante quando era impossibile frequentare chiese e parrocchie la gente aveva trovato questo modo alternativo di esprimere il proprio credo ortodosso.

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