Attentato in metro, il racconto degli italiani dai luoghi della strage

3 aprile 2017 Lucia Bellinello, RBTH
Tante sirene e maggiori controlli. Le testimonianze da San Pietroburgo
Metro
Forze dell'ordine fuori dalla stazione "Tekhnologicheskij Institut" di San Pietroburgo, dove è avvenuto l'attentato. Fonte: Reuters

Sirene spiegate. Traffico in tilt. Controlli ovunque. Viene descritta come una città blindata San Pietroburgo a poche ore dall’attantato terroristico in metro dove sono morte almeno nove persone e una cinquantina sono rimaste ferite. Francesco Attolini, artista e art director da otto anni a San Pietroburgo, è uno dei tantissimi italiani che vive nella Venezia del Nord.

“Non ero lontano dal posto dove è accaduta l’esplosione – ha raccontato Francesco a Rbth -. Io sto bene. Ho visto solo tanta gente dirigersi verso la Nevskij (Prospekt, ndr) da Sennaya Ploshchad, spaventata”. Secondo quanto raccontato da Francesco, i controlli in città ora sono evidenti. “In strada c’è molta polizia - ha detto -. E ora io tornerò a casa a piedi”.

Manlio Casagrande, titolare de La Casa di Bury, agenzia turistica italiana con sede a San Pietroburgo, racconta di aver sentito il lungo e ininterrotto rumore delle sirene.

“Ero uscito dal ristorante dove di solito pranzo e mi stavo incamminando per fare delle commissioni – dice Manlio -, quando mi sono accorto che c’erano un po’ troppe sirene. Non era normale. Poi ho appreso la notizia da internet”.

La zona dove è accaduto l’attentato, spiega, è frequentata da molti studenti. “Io sto bene. Ora mi aspetto una stretta sui controlli. In città ci sono sempre state diverse misure di sicurezza e vari controlli, soprattutto in metro. Ma evidentemente oggi non sono stati sufficienti”.

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