Good-bye Lenin: le fughe più folli dall’Urss

17 marzo 2017 Darya Varlamova, RBTH
Durante il periodo sovietico per scappare dalla “cortina di ferro” c’è chi ha dirottato aerei, si è tuffato in mare o ha addirittura tentato l’avvelenamento. Le storie più curiose

Per scappare dalla “cortina di ferro” Brodskij aveva addirittuta pensato di dirottare un aereo. Ma sarebbe stato necessario aggredire il pilota e fu così che il futuro premio Nobel rinunciò alla fuga. Come lui, anche altre persone durante il periodo sovietico cercarono di uscire dal Paese, talvolta mettendo addirittura a repentaglio la propria vita e quella altrui. Ecco alcune delle storie più curiose.

1.            L’avvelenamento della cameriera

Fonte: Alena RepkinaFonte: Alena Repkina

Nella primavera del 1970 la guardia costiera di New York captò un segnale di SOS da un peschereccio sovietico: una giovane cameriera, dissero, presentava gravi segni di avvelenamento. Si trattava di Dajna Palena, 25 anni, lettone, che aveva volutamente assunto una fortissima dose di sonnifero per avere la possibilità di rimanere negli Stati Uniti. Dajna fu curata dai medici americani sotto lo stretto controllo degli addetti dell’ambasciata sovietica, ma quando si cercò di trasferire la ragazza in un ospedale russo lei chiese asilo politico.

Dajna raccontò che “in Lettonia tutti i cittadini erano controllati dai servizi segreti perché il governo doveva sapere cosa pensavano”. Disse anche che la gente non poteva scendere in piazza a protestare, né esprimere liberamente le proprie opinioni se erano in contrasto con l’ideologia ufficiale.

Come andò a finire: Molti dubitarono della serietà dei motivi di Dajna, ma la sua volontà di rischiare la vita impressionò gli americani: 18 giorni dopo l’avvelenamento le venne concesso l’asilo politico. Dajna trovò lavoro in un supermercato del New Jersey. 

2.            Il primo dirottamento riuscito nell’Urss

Fonte: Alena RepkinaFonte: Alena Repkina

Non era trascorso molto tempo da quando il volo An-24 decollato il 5 ottobre 1970 da Batumi, in Georgia, e diretto a Sukhumi, in Abcasia, venne preso d’assalto da due terroristi. Pranas Brazinskas, lituano, insieme al figlio di 15 anni Algirdas prese in ostaggio i passeggeri del volo riuscendo a portare a bordo un’arma da fuoco e una bomba a mano. Dopo il decollo costrinsero la hostess a consegnare ai piloti un biglietto firmato “generale Krylov”, con il quale si intimava di cambiare rotta. La ragazza lanciò l’allarme e venne uccisa. Altri membri dell’equipaggio vennero feriti. Il secondo pilota fu costretto a fare rotta sulla Turchia dove i due terroristi si arresero pacificamente alle autorità locali che decisero di non estradarli in Urss. Brazinskas padre dichiarò di essersi deciso a compiere questo passo disperato a causa della minaccia di persecuzioni. 

Come andò a finire: Le dichiarazioni di Brazinskas attirarono l’attenzione dei politici occidentali e per questa ragione la sentenza fu mite: il padre fu condannato a 8 anni di reclusione e il figlio a 2. Dopo qualche anno Pranas ottenne la grazia in seguito a un’amnistia e nel 1976 la famiglia emigrò in California dove padre e figlio assunsero i nomi di Frank e Albert White. Algirdas si adattò senza problemi alla nuova vita, mentre Pranas cominciò a soffrire sempre più spesso di attacchi di paranoia. Nel febbraio 2002 il figlio uccise il padre 77enne colpendolo parecchie volte sulla testa con un manubrio. Al processo dichiarò di averlo fatto per difendersi da Pranas, che, scambiandolo per un agente del Kgb, aveva cercato di sparargli. Algirdas fu condannato a 16 anni di carcere. 

3.            Uno scienziato nell’oceano

Fonte: Alena RepkinaFonte: Alena Repkina

L’oceanografo Stanislav Kurilov desiderava ardentemente partecipare a una spedizione internazionale (era riuscito ad accordarsi con Jacques Cousteau), ma gli era stato negato il permesso. In preda alla disperazione Kurilov ideò un piano: sarebbe andato in crociera su una nave sovietica e poi da lì sarebbe fuggito. La nave non faceva tappa nei porti stranieri e solo i membri dell’equipaggio conoscevano la rotta perciò lo scienziato fu costretto a infilarsi di nascosto nella sala nautica per scoprire le coordinate sulle mappe. 

La notte della fuga, il 13 dicembre 1974, si era scatenata una violenta tempesta. Data la forma particolare della nave era impossibile saltare dalla parete laterale della nave e così fu costretto a tuffarsi dal retro rischiando di finire sulla pala dell’elica. Dopo il salto Kurilov trascorse circa tre giorni in mare senza mangiare, bere, né dormire. La sua perfetta forma fisica e lo yoga che praticava da dieci anni (aveva imparato gli esercizi fin dagli anni in cui era studente attraverso dei testi pubblicati in samizdat) gli consentirono di sopravvivere. Nuotando per 100 km riuscì a raggiungere la destinazione finale, l’isola filippina di Siargao.

Come andò a finire: Kurilov trascorse sei mesi nella prigione locale per rifugiati e poi fu deportatato in Canada dalla sorella. Riuscì a realizzare il suo sogno e partecipò a spedizioni scientifiche in varie parti del mondo, dall’Artide alle Hawaii. Nel gennaio 1998 durante un’operazione subacquea nel mare di Galilea morì, rimanendo intrappolato in alcune reti.

4.          La ragazza in bikini rosso

Fonte: Alena RepkinaFonte: Alena Repkina

La diciottenne Liliana Gasinskaja lavorava a bordo della nave da crociera “Leonid Sobinov” che faceva rotta verso l’Australia. La sera del 14 gennaio 1979, mentre tutti i passeggeri si divertivano a una festa, sgusciò fuori dall’oblò e senza farsi vedere si tuffò in acqua. Indossava solo un costume da bagno rosso e per raggiungere la costa dovette nuotare per 40 minuti. I servizi segreti sovietici si misero subito a cercare la Gasinskaja, ma i giornalisti di un quotidiano locale, il Daily mirror, la nascosero chiedendole in cambio un’intervista e un servizio fotografico (per depistare i suoi persecutori pubblicarono inizialmente un’intervista falsa fatta a una collaboratrice del giornale). La ragazza confessò di aver deciso di trasferirsi in Australia perché era rimasta affascinata dalle foto di alcune belle vedute australiane trovate in un giornale. Le autorità le concessero l’asilo politico e questo suscitò grande scalpore: molti esuli dal Vietnam, in condizioni assai più disperate delle sue, non avevano avuto la stessa opportunità non essendo così avvenenti come la “ragazza in bikini rosso”.

Come andò a finire:  Liliana sposò il fotografo Graham Fletcher e girò per Penthouse un servizio per 15.000 dollari, divenne ballerina di go-go dance e recitò in alcuni serial televisivi. Nel 1984 convolò a nozze con il milionario australiano Ian Hyson e si dedicò all’industria cosmetica, ma dopo alcuni anni divorziò. Dopo il divorzio si trasferì in Inghilterra e sparì dai radar dei media.

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