Disegno di Varvara GrankovaDisegno di Varvara Grankova

Parole come silovikibespredel sono utilizzate ancora oggi in Russia. Ma tradurle in altre lingue non è così semplice. L’illlustre linguista Aleksej Mikheev ci spiega perché . 

1.      Siloviki

Questo termine sta già entrando progressivamente in uso nelle lingue straniere nella sua forma russa trasliterrata: siloviki. Nel vocabolario attivo della lingua russa è entrato circa 10 anni fa quando gli esperti di politica hanno cominciato a parlare di un’intensificazione della lotta di gruppi eterogenei all’interno delle strutture del potere.

Con questo termine si alludeva al fatto che i “siloviki”, ossia i capi influenti dei ministeri “forti” (silovye) gareggiano con i cosiddetti “liberali” nello stabilire quali sono le priorità della politica. I primi danno la precedenza a interessi dello Stato ampiamente condivisi (la sicurezza, la lotta contro la criminalità, la sovranità), mentre i secondi pongono al primo posto lo sviluppo economico e l’estensione delle libertà civili. 

Tale contrapposizione non è un fenomeno insito soltanto nella società russa, ma contraddistingue in maggiore o minore misura molti stati. Nei paesi che non hanno solide tradizioni democratiche sono proprio i vertici delle strutture “forti” (esercito e polizia) a guidare talvolta i golpe governativi.

Ciò nonostante, si può constatare che il termine che riassume questa classe al potere è “siloviki” che scaturisce proprio dalla lingua russa.

2.      Sovok

Sovok è un termine ironico-dipregiativo (l’equivalente italiano di paletta) utilizzato per indicare i tratti negativi del periodo dell’Urss (il sostantivo “sovok” sarebbe l’abbreviazione dell’aggettivo “sovietico”) che continuano a trasparire ancora oggi nei più diversi ambiti della vita di tutti i giorni.

Può essere usato in due accezioni di significato: per designare il nome del paese (per esempio, “vivere nel sovok”), oppure le caratteristiche di una persona (per esempio, “lui è un eterno sovok). Un uomo “sovok” è inerte, passivo, senza iniziativa, totalmente dipendente dallo Stato e si accontenta di ciò che gli viene dato; anche se è molto poco. L’epoca del sovok è un periodo noioso, deprimente, stagnante (è emblematico che gli ultimi vent'anni dell’Unione Sovietica siano definiti l’“epoca della stagnazione”).

Il sovok indica inoltre un clima di menzogna e ipocrisia in cui la propaganda ufficiale non aveva niente a che fare con la vita reale. I cittadini del sovok per non incorrere in sanzioni sociali erano costretti ad ampiere ad alcuni riti (per esempio, votavano alle elezioni dei cosiddetti deputati “del popolo” senza avere alternative politiche) e dovevano volenti o nolenti approvare qualunque iniziativa del potere, senza lamentarsi troppo della propria vita misera.

3.      Tusovka

Il termine è entrato nel gergo giovanile negli anni Ottanta: si definiva così un modo di incontrarsi tra giovani che si trovavano liberamente in certi luoghi con altri giovani che condividevano i loro stessi interessi e conducevano un analogo stile di vita.

Proviene dal verbo “tasovat” (smazzare) ossia “mescolare un mazzo di carte”: nella tusovka si socializza con persone diverse (anche sconosciute) e i contatti che si stabiliscono possono essere svariati e casuali (come nel caso della tusovka in discoteca).

In seguito il significato del termine si è ampliato: con tusovka non si designano più dei gruppi concreti di persone, ma una comunità sociale virtuale contraddistinta da un tipo di appartenenza sociale o ideologica. E con il tempo ha finito col prevalere proprio tale significato.

Nelle cerchie artistiche si è diffusa l’opinione che per ottenere il successo sia consigliabile per un autore appartenere a una tusovka influente, per esempio, letteraria o artistica. 

Con il termine di tusovka si possono definire anche correnti politiche di vario tipo, per esempio, la “tusovka liberale” solitamente contrapposta a quella “patriottica”.

4.      Poniatyia

Sempre più spesso questa parola la si incontra nella locuzione “vivere secondo le proprie regole (poniatyia)”. Il termine ha origine nell’ambiente criminale e sottintende un comportamento in contrasto con quello previsto dalla legge.

I criminali che rinnegano e violano le leggi dello Stato devono seguire all’interno della comunità a cui appartengono delle norme di comportamento piuttosto regole. Le “poniatyia” sono una sorta di etica non ufficiale basata su  certe concezioni di giustizia e rispetto reciproco (per esempio, è categoricamente vietato ingannare le persone del proprio “clan” o mancar loro di rispetto).

Va detto che queste “poniatyia” valgono soltanto all’interno della propria comunità: il mondo criminale sotto questo profilo si presenta come un sistema sociale chiuso.

L’impennata della criminalità registrata negli anni Novanta ha prodotto una maggiore diffusione del lessico malavitoso che fino allora aveva avuto un carattere marginale. La locuzione “vivere secondo le proprie poniatyia” ha travalicato i confini di un preciso gruppo sociale, acquisendo il significato di “vivere secondo regole non scritte, ma condivise, che autorizzano a violare le leggi dello Stato se questo non arreca danno alla propria comunità di appartenenza”.

5.      Bespredel

Il termine ha un significato affine a quello di “illegale” o “arbitrario”. La sua particolarità è che sottintende il non adempimento di qualunque legge, si tratti di norme giuridiche o “regole” non ufficiali. Chi si comporta così viene definito “bespredelshchik” (uno senza scrupoli).

Il termine ha avuto origine nell’ambiente criminale e inizialmente è stato usato per descrivere le condizioni di vita delle prigioni e dei lager: potevano essere dei bespredelshchiki in questa accezione sia i carcerati che i dipendenti dell’amministrazione carceraria.

Negli anni Novanta questa parola del gergo criminale è entrata, allo stesso modo di “poniatiya”, nell’uso comune. Viene usata, per esempio, per indicare le azioni di funzionari corrotti che si servono della possibilità di controllare il ramo giudiziario del potere per i propri interessi ai danni degli interessi della gente comune. In questo caso si parla di azioni “bespredelnye”.