A Mosca apre il ristorante "NKVD" e scoppia la polemica

10 gennaio 2017 Oleg Egorov, RBTH
Inaugurato a dicembre nel centro della capitale russa, il locale è stato ribattezzato con l’acronimo del Commissariato del popolo per gli affari interni, il cui operato viene associato alle sanguinose repressioni degli anni Trenta. Indignati gli attivisti per i diritti umani. Ma c’è chi parla di semplice operazione di marketing
NKVD restaurant in Moscow
L'ingresso del ristorante NKVD a Mosca. Fonte: RBTH

Sopra al camino elettrico è appeso un ritratto ufficiale di Stalin in uniforme bianca. Il menu è decorato con falce e martello e con il nome "NKVD". Un cameriere in camicia d’ordinanza afferma che l’acronimo sta per "Cucina popolare della grande potenza", ma è evidente il legame con il Commissariato del popolo per gli affari interni, i servizi segreti ai tempi di Stalin nel periodo 1934-1946, predecessori del KGB.

Il ristorante "NKVD", a due chilometri dal Cremlino, sembra appena all’inizio della sua trasformazione in un “safari” dello stalinismo. Due ritratti del leader, nel menu un sorridente Felix Dzerzhinskij, primo Commissario del popolo per gli affari interni e “spuntini alla Stalin”. Per il resto è un tipico ristorante del centro di Mosca: corna di cervo alle pareti, mobili in legno massello, insalata "Cesar" a 400 rubli (6,4 dollari). Sullo scontrino compare ancora il vecchio nome del ristorante, "Terra e Mare".

"Un luogo per tutti"

Il cameriere dice che la trasformazione del ristorante è appena iniziata e che i simboli sovietici aumenteranno. Alla domanda “A chi è destinato il locale” risponde con sicurezza: "A tutti". Eppure di domenica sera all’"NKVD" le persone sono poche, solo quattro nella sala principale.

Il fatto che la parola NKVD generi tristi associazioni non scompiglia il dipendente. "Ma come, possibile ci fosse solo del male, solo fucilazioni?", chiede in maniera retorica. Ma di litigare su temi storici non ne ha voglia, quindi suggerisce di passare all’ordinazione.

Le reazioni

Ad attrarre inizialmente l’attenzione sul provocatorio nome del ristorante è stato l'avvocato Mark Feigin, che il 9 dicembre ha fatto una foto all’insegna del locale e l’ha pubblicata su Twitter scrivendo: "Sarebbe stato ancora meglio una griglieria ‘Le cinque fucilazioni’”, ha scritto Feigin.

A gettare benzina sul fuoco, poi, il fatto che proprio in questa via, negli anni della repressione, quattro residenti erano stati fucilati. 0La loro lista è stata pubblicata su Facebook dall’utente Therese Philosophe. Queste quattro sono solo alcune delle persone giustiziate sotto Stalin. Secondo i dati dello storico Aleksej Litvin, negli anni di Stalin furono fucilate 700mila persone. E l’NKVD come organo di sicurezza interna era in diretta connessione con queste morti.

La reazione sui social network è stata violenta. "Moscoviti, siete già tutti lì?" si chiede David Homak, fondatore del popolare sito Internet Lurkmore.

Tuttavia, non tutti i moscoviti sono rimasti indignati. Chi simpatizza per Stalin, o per il periodo sovietico in generale, ha accettato serenamente la strategia di marketing. Qualcuno l’ha persino accolta con favore. Così, l'utente Ivan Rakhmetov ha scritto: "Io non sono uno stalinista. Ma al ristorante NKVD ci andrò per principio".

Una mossa commerciale

Dietro al nome "NKVD" non sta il vero e proprio desiderio di ricordare le azioni punitive di epoca staliniana, ma la sete di profitto, dice lo storico e giornalista televisivo Nikolaj Svanidze. "Se il ristorante si fosse chiamato "Da zio Vasja" sarebbe stato banale, invece all’NKVD, penso, sono convinti che la gente entri, anche solo per curiosità", ha detto Svanidze a Rbth.

Intanto, secondo Svanidze, chi ha inventato questo nome non è minimamente interessato alle emozioni che esso suscita: "L’interesse può essere negativo accompagnato da indignazione o neutrale, può semplicemente suscitare curiosità, o essere positiva, se a qualcuno piace Stalin". In ogni caso, secondo l’esperto, la decisione di assegnare a un centrale ristorante moscovita il nome "NKVD" è una mossa commerciale, non politica.

Concorda con Svanidze il giornalista di Kommersant Stanislav Kucher. "Quello che fanno è puro business, è un’orrenda, a mio parere, reazione naturale alla rinata popolarità della mitologia sovietica", ha detto Kucher in diretta su Kommersant FM. Kucher ha osservato che ai cinici uomini d’affari non importa quale epoca storica si sta citando, laddove questa goda di popolarità: l'Unione Sovietica, gli anni 1990 o il governo Putin.

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