Il caos perfetto di Kandinskij

18 marzo 2014 Yan Shenkman, Russia Oggi
Una vita normale, il mestiere di avvocato, la famiglia. Poi, il cambiamento che lo portò a essere uno degli artisti russi più celebri, grazie a quelle tele che sembrano evocare musica
Disegno di Natalia Mikhaylenko
Disegno di Natalia Mikhaylenko

Quando si parla di Astrattismo, la prima cosa che viene in mente è il nome di Kandinskij. Wassily Kandinskij (1866–1944) è uno degli artisti russi più celebri. Nelle sue composizioni geometriche spiccano macchie dai colori molto accesi.

Kandinskij iniziò a dipingere del tutto per caso quando aveva già superato i trent’anni. Prima di allora aveva esercitato il mestiere di avvocato, riscuotendo successo, ed era stato invitato più volte nelle università a tenere conferenze sulla sua materia. All’improvviso, però, cambiò vita dalla sera alla mattina. Furono due i motivi per i quali ciò avvenne.

Il primo è che andò a visitare una mostra sugli Impressionisti e rimase profondamente colpito dai “Mucchi di fieno” di Monet. Il secondo motivo scatenante, o forse la seconda rivelazione, l’ebbe grazie all’opera “Lohengrin” di Wagner, che in quello stesso periodo fu eseguita al Teatro Bolshoj. Questi due avvenimenti furono sufficienti a modificare completamente il destino di Kandinskij, che decise infatti di abbandonare il suo lavoro di avvocato e di partire per Monaco per studiare pittura. La storia di Kandinskij ricorda quella di Paul Gauguin, il quale, nella prima parte della sua vita non si dedicò alla pittura perché praticava con successo il mestiere di mediatore di Borsa. In seguito, inaspettatamente, smise di recarsi al lavoro, abbandonò la famiglia e iniziò a dipingere.

Evidentemente, la pittura è un’arte irresistibile, che riesce ad attirare e calamitare l’interesse delle persone e arriva a far loro compiere sacrifici in suo nome, portando a rinunciare alla carriera, a una vita confortevole e alla felicità familiare.

È difficile dire fino a che punto Kandinskij imparò davvero a dipingere: egli realizzò infatti quadri di paesaggi con una tecnica tale che è arduo comprendere con esattezza che cosa dipinse. Alcune macchie di colore paiono affiorare e debordare. Di primo acchito, l’immagine sembra rappresentare un albero, ma poi si rivela essere un lampione. Talvolta sembra quasi che perfino un bambino saprebbe dipingere una cosa del genere. Naturalmente, quest’arte non è simbolica, in quanto non rappresenta niente. Il caos dei colori attira l’attenzione evocando un insieme di associazioni mentali e sensazioni diverse.

L’effetto prodotto da un quadro di Kandinskij è equiparabile a quello della musica. I suoi quadri hanno una forte qualità musicale e forse non è un caso se egli fu anche un violinista, a quanto si dice di talento, e una volta si esibì in concerto. In ogni caso, Kandinskij non raggiunse la fama grazie ai suoi dipinti, bensì per il fatto di aver inventato l’Astrattismo e di esserne diventato il teorico. Anche questo accadde del tutto per caso: una sera, mentre stava ritornando a casa, vide qualcosa che lo lasciò sconcertato per la sua sorprendente combinazione di colori. Ciò che aveva visto era una delle sue stesse opere, caduta di lato e illuminata dalla luce del lampione che filtrava attraverso la finestra. I contorni dell’oggetto che egli aveva dipinto risultavano così sfumati, indistinti. Di tutto questo restava soltanto l’impressione complessiva di qualcosa di luminoso e di insolito. Da quel momento in poi Kandinskij smise di dipingere immagini reali e si dedicò all’Astrattismo. Nessuno comprò le sue creazioni. La maggior parte dei critici disse che si trattava solo di esempi di pittura sconclusionata e mediocre. Non avendo più uno scopo preciso per il quale vivere, Kandinskij decise di fare ritorno in Russia, dove cercò di collaborare con i bolscevichi. Lavorò presso il Commissariato dell’istruzione popolare e insegnò, ma anche questo non durò a lungo. Dopo poco, infatti, i bolscevichi definirono l’Astrattismo decadente ed etichettarono Kandinskij con lo spregiativo di “tirapiedi della borghesia”.

I suoi dipinti furono rimossi da tutti i musei sovietici. Ciò è strano, in verità, perché in essi è davvero difficile individuare qualcosa di borghese o di antiborghese. Come possono semplici macchie di colore essere considerate borghesi? Avendo capito che nella sua terra natale non c’era bisogno di lui, Kandinskij ripartì ancora alla volta per la Germania, ma si scontrò con la politica anche lì. La scuola nella quale iniziò a insegnare fu chiusa per le pressioni dei nazisti, e quando Hitler arrivò al potere i suoi quadri furono dichiarati “arte degenerata”. Alcune sue tele furono addirittura distrutte. Dalla Germania Kandinskij partì quindi per la Francia, dove visse per il resto della sua vita. Anche lì condusse una vita di stenti e privazioni, a tal punto da non potersi permettere l’acquisto di grandi tele, e ciò spiega perché le sue opere del periodo francese siano tutte di piccole dimensioni. In qualche caso arrivò a non potersi permettere neppure l’acquisto dei colori, così da dover dipingere soltanto con pittura a guazzo su cartone. E non lo fece perché questa era davvero la sua intenzione artistica, ma soltanto perché non aveva i soldi necessari a comprare tele e colori. Nel complesso, tuttavia, è chiaro il motivo per il quale i governi assolutistici disprezzarono a tal punto la sua pittura: essa lascia fin troppo spazio all’immaginazione, offre al fruitore troppa libertà. E nessuna dittatura, né quella del proletariato, né quella nazista, può accettare una cosa del genere.

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