Gli eventi politici che hanno segnato il 2016

28 dicembre 2016 Oleg Egorov, RBTH
Dalla guerra in Siria alla corruzione, dallo scandalo doping ai rapporti con la Turchia: Rbth ha selezionato i fatti più significativi dell’anno

1.     L’intervento militare in Siria

Uomini in divisa nella base aerea di Hmeimim in Siria. Fonte: Dmitrij Vinogradov/RIA NovostiUomini in divisa nella base aerea di Hmeimim in Siria. Fonte: Dmitrij Vinogradov/RIA Novosti

Benché nel marzo 2016 Vladimir Putin avesse annunciato che le operazioni militari, avviate in Siria nel settembre 2015, erano state “completamente eseguite” e avesse dato l’ordine di ritirare una parte dei contingenti, di fatto la Russia ha continuato a partecipare al conflitto siriano. L’appoggio dell’esercito russo ha consentito al governo di Bashar Assad di riprendere il controllo di una porzione del territorio della Siria.

Al contempo la Russia ha ripetutamente cercato, insieme agli Stati Uniti e agli altri Paesi occidentali, di promuovere una riconciliazione tra Assad e l’opposizione. Il 27 febbraio, grazie alla mediazione di Mosca e di Washington, è stata annunciata una tregua che si è protratta per alcuni mesi fino a luglio quando si è scatenata la battaglia per la conquista di Aleppo.

Mosca, insieme a Washington, ha cercato di rianimare il processo di pace, ma i negoziati sono falliti e la guerra è continuata. Verso la fine di quest’anno gran parte del territorio di Aleppo, la seconda più importante città della Siria, è stato riconquistato dall’esercito governativo. Inoltre, a marzo le forze aeree russe avevano aiutato l’esercito siriano a liberare l’antica città di Palmira dai ribelli dell’Isis. Ma a dicembre i terroristi hanno invaso di nuovo la città, approfittando del fatto che Siria e Russia stavano concentrando tutti gli sforzi su Aleppo.

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2. La riconciliazione con la Turchia

Il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Fonte: ReutersIl Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Fonte: Reuters

Dopo che il 28 dicembre il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso le sue scuse a Vladimir Putin per il jet russo abbattuto nel novembre 2015, le relazioni tra i due stati, che si erano deteriorate in seguito all’incidente, hanno subito una virata di 180 gradi. La Russia ha ripristinato i voli charter sulla Turchia e ha annullato una serie di sanzioni economiche introdotte dopo l’incidente. In Turchia sono tornati i turisti russi e in ottobre i Paesi hanno siglato il tanto agognato accordo sulla costruzione del gasdotto “Turkish stream”.

È anche radicalmente cambiata la retorica delle alte cariche dei due Paesi. Così Vladimir Putin, che nel 2015 aveva stigmatizzato l’incidente del jet come “una coltellata alle spalle inferta dai fiancheggiatori dei terroristi” in agosto ha definito la Turchia un Paese amico con il quale la Russia intrattiene relazioni eccezionali di collaborazione e cooperazione. Putin ha incontrato per la terza volta Erdogan nell’anno che sta volgendo al termine. Il suo portavoce ha dichiarato che tra i due leader si è ristabilito un “rapporto di fiducia”.

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3. Lo scandalo del doping

La sede dell’Agenzia mondiale antidoping. Fonte: ReutersLa sede dell’Agenzia mondiale antidoping. Fonte: Reuters

Il 18 luglio, a meno di un mese dall’inizio dei Giochi Olimpici a Rio de Janeiro, in Brasile, la commissione della Wada ha pubblicato un rapporto sul doping nello sport russo, basato tra l’altro sulle prove raccolte dall’ex funzionario sportivo Grigorij Rodchenkov. Secondo tale rapporto, lo sport russo sarebbe letteralmente intossicato dal doping: l’Agenzia antidoping russa ha collaborato con il Ministero dello Sport e l’Fsb per occultare i test antidoping positivi. Secondo la versione della Wada, gli atleti russi avrebbero fatto uso di sostanze dopanti anche ai Giochi Olimpici di Londra e Sochi.

Le autorità russe negano la loro complicità nello scandalo del doping. Ciò nonostante, il Cio ha accolto con molta serietà il rapporto e la Russia ha rischiato di non essere ammessa in toto alle Olimpiadi. Ma alla fine la Nazionale russa è partita comunque per Rio, sebbene non al completo: sono stati rifiutati tutti gli atleti che avevano avuto problemi di doping in passato. A dicembre McLaren ha pubblicato la seconda parte del rapporto, secondo la quale più di mille atleti russi avrebbero fatto uso di doping. Ora la decisione sulle eventuali sanzioni nei confronti della Russia e dei singoli atleti spetterà alle federazioni sportive e al Cio.

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4. I cambiamenti nelle relazioni con gli Stati Uniti

Una matryoshka con il ritratto del nuovo Presidente americano Donald Trump. Fonte: Getty ImagesUna matryoshka con il ritratto del nuovo Presidente americano Donald Trump. Fonte: Getty Images

Tra Mosca e Washington per l’intero anno le relazioni sono state instabili: a periodi di relativa tranquillità si sono alternati momenti di aspra polemica. L’acme del conflitto tra le due potenze si è raggiunta dopo settembre con il fallimento dei tentativi di regolamentazione pacifica della crisi siriana. La Russia ha accusato gli Stati Uniti di appoggiare i terroristi e la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato hanno controbattuto a loro volta che la Russia uccideva i siriani per difendere il dittatore Assad. Vladimir Putin ha posto fine con un decreto all’accordo tra Russia e Stati Uniti sullo smaltimento congiunto del plutonio, congelando di fatto la cooperazione nell’ambito del disarmo nucleare.   

Tuttavia, il lancio di critiche reciproche si è attenuato dopo le elezioni presidenziali dell’8 novembre che hanno visto la vittoria di Donald Trump. Il candidato repubblicano ha più volte ribadito nel corso della sua campagna elettorale la necessità di collaborare con la Russia e la sua stima nei confronti di Putin, un leader forte. Dalla stampa americana la Russia è stata accusata di aver interferito nelle elezioni americane, sabotando i server del Partito democratico e appoggiando apertamente Trump. Le autorità russe hanno smentito.

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5. Il primo arresto di un ministro della Federazione

Il ministro dello Sviluppo economico Aleksej Ulyukaev. Fonte: Maksim Blinov/RIA NovostiIl ministro dello Sviluppo economico Aleksej Ulyukaev. Fonte: Maksim Blinov/RIA Novosti

Negli ultimi anni in Russia sono stati indagati per corruzione sindaci, governatori e vice ministri, ma per la prima volta nella storia russa il 14 novembre 2016 è stato arrestato un ministro in carica. Aleksej Ulyukaev, ministro dello Sviluppo economico, è stato arrestato con l’accusa di aver estorto una tangente di 2 milioni di dollari alla società petrolifera “Rosneft”.

Secondo gli inquirenti, il ministro avrebbe minacciato di sabotare l’acquisizione da parte di “Rosneft” del pacchetto azionario di controllo di un’altra importante compagnia, la “Bashneft”. I difensori di Ulyukaev ritengono che il suo arresto sia la punta di un iceberg di una lotta sommersa per il potere: il ministro, a loro avviso, sarebbe caduto in una trappola costruita dai clan correnti. Ora Ulyukaev si trova agli arresti domiciliari col divieto di comunicare coi media, in attesa della sentenza e nega di essere colpevole.

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6. L'assassinio dell'ambasciatore russo in Turchia

L'ambasciatore russo ucciso ad Ankara, in Turchia. Alle sue spalle, il killer che lo avrebbe ucciso negli istanti successivi. Fonte: APL'ambasciatore russo ucciso ad Ankara, in Turchia. Alle sue spalle, il killer che lo avrebbe ucciso negli istanti successivi. Fonte: AP

Stava tenendo un discorso all’inaugurazione della mostra fotografica "La Russia attraverso gli occhi dei turchi" alla Galleria d'Arte Moderna di Ankara, in Turchia, quando è stato raggiunto da una serie di colpi di pistola alla schiena. È morto così, nella serata del 19 dicembre, l’ambasciatore russo in Turchia Andrej Karlov.

Come ha riferito a Kommersant FM il giornalista turco Abdurrahman Karim Oglu, l’aggressore ha gridato slogan sulla Siria e Aleppo. "Le informazioni in nostro possesso dicono che è entrato nell'edificio vestito da ufficiale di polizia”, ha detto Karim Oglu. Successivamente, il canale televisivo turco NTV ha riferito che l'aggressore è stato abbattuto. Secondo le informazioni del canale turco Haberturk, il killer si chiamava Mert Altintas, classe 1994. Nel 2014 ha concluso l'Accademia di polizia a Izmir.

Turchia, chi c’è dietro l’assassinio dell’ambasciatore russo

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