La Crimea e il nuovo ordine mondiale

Vigetta di Konstantin Maler

Vigetta di Konstantin Maler

La Federazione si prepara ad accogliere la penisola. Mentre l’Occidente annuncia sanzioni contro Mosca. Il parere di due esperti

Nella pagina successiva, il commento di Fedor Lukjanov

Temo che sia prematuro essere ottimisti circa le possibili sanzioni da parte dell’Occidente. Infatti, le ampie misure adottate contro un Paese vasto e già profondamente integrato nell'economia mondiale, sono senza precedenti. Ma anche la sfida lanciata dalla Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica all’ordine geopolitico mondiale, è di fondamentale importanza e senza dubbio fungerà da fattore di coesione per l'intero Occidente.

È molto probabile che l’impatto che avranno le sanzioni colpirà non solo la Russia: provvedimenti più seri richiederanno un considerevole impiego di tempo e costi all’Occidente. Così come già successo negli anni Ottanta del secolo scorso, gli Stati Uniti e i suoi alleati punteranno sull’abbassamento dei prezzi mondiali del petrolio, del gas e di altre materie prime, al quale sarà funzionale la tendenza oggettiva delle economie dei Paesi sviluppati a ridurre il consumo energetico e  materiale e alla diversificazione delle fonti energetiche. L'Unione Europea sta cercando di accelerare le misure già adottate per reperire fornitori alternativi di idrocarburi, come la costruzione di terminali per l’approvvigionamento di gas liquido da Stati Uniti, Africa del Nord e altre regioni.

Ucraina, il vicolo cieco

La sfera delle relazioni economiche estere, così importanti per la Russia sia dal punto di vista politico che economico, risente molto dei fattori politici, come ad esempio l'esportazione di armi e la cooperazione scientifica e tecnica (ad esempio la costruzione di centrali nucleari all'estero). C’è da aspettarsi che i governi occidentali aumenteranno drasticamente la pressione sui partner russi esistenti e potenziali. Lo stesso vale per i grandi progetti di investimento delle principali aziende occidentali: è possibile che per un po’ li si debba dimenticare.

Modifiche che investiranno la politica dei visti sono "ufficiali" e non dette, ad esempio attraverso l’irrigidimento delle procedure che può coinvolgere non solo i funzionari ma anche i normali cittadini russi.

Infine, questo nuovo orientamento della Russia "a Est" non è un affare semplice ed è molto costoso: per un massiccio allargamento dell’esportazione di energia verso la Cina e gli altri Paesi della regione dell’Asia Pacifica non ci sono le infrastrutture necessarie e la loro creazione richiederà investimenti enormi. Bisogna essere preparati a tutte queste conseguenze.

Vladimir Kolosov è dottore in scienze geografiche, capo del centro di ricerca geopolitica dell’Istituto di Geografia dell’Accademia Russa delle Scienze. Dottore honoris causa, Università Le Havre (Francia). Presidente dell'Unione geografica internazionale

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I leader del G7 hanno intenzione di riunirsi, d’ora in avanti, senza la Russia e minacciano una dura risposta all’annessione della Crimea che potrebbe anche sfociare in un isolamento internazionale della Federazione. Ma fino a che punto queste minacce sono reali?

È successo. La speranza dell’Occidente che il voto in Crimea non fosse che una mossa tattica, un gioco al rialzo, è svanita. Le minacce devono, ora, essere messe in pratica. Ciononostante, l’Occidente non ha nessuna esperienza nell’introduzione di sanzioni efficaci contro una superpotenza nucleare, che occupa gran parte dell’Eurasia ed esercita una forte influenza in tutto il mondo, rappresentando un serbatoio gigante di risorse.

L'Ucraina dopo piazza Maidan

L’Occidente minaccia di isolare la Russia. Ma ciò è davvero possibile? Parlare di un totale isolamento, ovviamente, è innecessario. In primo luogo perché è impossibile ignorare un Paese così grande e importante, e in secondo luogo perché anche qualora l'Occidente dovesse imporre le sanzioni più severe possibili, danneggiando così anche se stesso, ciò non si tradurrebbe mai in un embargo mondiale. Una parte consistente dell’umanità - in Asia, Medio Oriente e America Latina – segue con il fiato sospeso mentre, per la prima volta dagli anni ‘80, qualcuno lancia una sfida al dominio degli Stati Uniti.

Mosca non si aspetta nessun sostegno formale all'annessione della Crimea. Indipendentemente da quale possa essere la reazione di Cina, Brasile o persino dell’Iran nei confronti dell’Ucraina, il caso della separazione di una parte di territorio da uno Stato riconosciuto dall’ONU non interessa a nessuno. Al contrario, il fatto che la Russia possa iniziare a giocare un ruolo indipendente sulla scena mondiale, senza considerare più la reazione dell’Occidente, interessa a molti. Ciò potrebbe alterare l'esistente equilibrio di forze mondiali. Per Pechino, ad esempio, si aprirebbero diverse nuove possibilità.

Una mobilitazione anti-russa è possibile soprattutto alla luce del fatto che per la prima volta in 25 anni l’Occidente si trova ad affrontare un rifiuto esplicito a giocare secondo le regole definite dopo la Guerra Fredda. Le sanzioni punteranno a indebolire l'economia russa e qui le possibilità sono molteplici. Ma c'è anche un altro scenario che va preso in considerazione. La prima reazione sarà, naturalmente, piuttosto dura. Ma qualora la Russia decidesse seriamente di riorientare la sua politica verso Est, allora gli strateghi, che conoscono bene la realtà, si vedrebbero costretti ad affrontare la questione in modo diverso. Che cosa è più importante: il controllo sull'Ucraina, che dopotutto non rientra nelle priorità americane, o impedire un’alleanza russo-cinese, che minaccerebbe seriamente la posizione degli Stati Uniti? Si scoprirebbe allora, improvvisamente, che un’Ucraina libera non è poi di così grande importanza per l'Occidente.

Fedor Lukjanov è presidente del Presidium del consiglio per la politica estera e di difesa

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