Atteso incontro Putin-Erdogan a Mosca

Visita ufficiale del leader turco in Russia il 9 marzo. Tra le possibili questioni in agenda, le relazioni bilaterali tra i due Paesi, la Siria e il terrorismo
 Vladimir Putin  and Tayyip Erdogan
Il Presidente russo Vladimir Putin, a sinistra, con il Presidente turco Tayyip Erdogan a Istanbul, in Turchia, 10 ottobre 2016. Fonte: Reuters

Si preannuncia fitta di temi l’agenda dell’imminente incontro tra Putin e il Presidente turco Erdogan, che il 9 marzo si recherà a Mosca per una visita di due giorni. Le parti dovranno esaminare la questione del totale ripristino delle relazioni dopo la crisi del novembre 2015, quando un caccia russo, che detta di Ankara aveva violato lo spazio aereo turco, venne abbattuto.

Dopo l’incidente Mosca aveva introdotto le sanzioni su una serie di prodotti turchi e il regime dei visti per i cittadini di nazionalità turca e aveva vietato la vendita di pacchetti turistici per le località di villeggiatura della Turchia .

Tuttavia, malgrado l’appianamento ufficiale delle relazioni bilaterali (è stato siglato un accordo tra i due governi per la costruzione del gasdotto “Turkish stream”, sono state annullate le sanzioni sui prodotti agroalimentari ed è stato abolito il divieto sulle vendite di viaggi turistici per le destinazioni turche), il regime dei visti per i cittadini turchi continua a essere in vigore. E non sono ancora state abrogate le sanzioni su alcuni generi di prodotti turchi. Questioni che verranno sicuramente affrontate durante la visita ufficiale di Erdogan.

“La Turchia vuole che la Russia annulli tutte le sanzioni economiche e il regime dei visti per i cittadini turchi”, fa sapere Kerim Has, esperto del Centro indipendente di ricerche strategiche Organizzazione internazionale di ricerche strategiche (Usak) con sede ad Ankara. Has, specializzato su Russia ed Eurasia, ritiene però che l’ipotesi sia poco realistica. “Mosca non sembra intenzionata: è probabile che vengano annullate le sanzioni su alcuni singoli prodotti o che sia abolito il regime dei visti, ma probabilmente non ci sarà un annullamento totale delle sanzioni”.

La crisi siriana

Tra le questioni principali c’è anche la regolamentazione della crisi siriana, visto che sia Russia sia Turchia sono impegnate nelle campagne militari in Siria. Inoltre, da gennaio stanno effettuando operazioni congiunte nel territorio siriano contro le milizie dello Stato islamico. Data la sua influenza sull’opposizione siriana, la Turchia avrà un ruolo determinante come partner nel processo di regolamentazione pacifica della crisi, lanciato dalla Russia.

“Il tema prioritario sarà la Siria”, rileva Kerim Has. A suo avviso, esistono quattro punti fondamentali nell’agenda siriana. “Il primo è quello della futura collaborazione ad Aleppo e nei quartieri limitrofi. Il secondo riguarda la questione dell’estensione del gruppo dei partecipanti ai negoziati (Qatar, Arabia Saudita, ecc.) per la regolamentazione della crisi siriana. Il terzo concerne le varianti della cooperazione russo-turca nella liberazione di Raqqa e Manbji dopo che Ankara avrà concluso le operazioni militari ad al-Bab. Il quarto e ultimo punto si riferisce alla posizione della Turchia sui reparti curdi che combattono in Siria”.

Oltre a ciò verrà posta nell’agenda siriana anche la questione del processo di transizione politica in Siria, sostiene Anton Madrasov, esperto di Siria dell’Istituto per lo sviluppo innovativo. “Il processo dei negoziati comporta una serie di concessioni e compromessi e per la Russia e la Turchia è essenziale capire quale influenza possono esercitare su Damasco e sull’opposizione per trovare dei punti di contatto”, rileva l’esperto.

I gruppi terroristici 

I due leader prenderanno in esame un’intera serie di altre questioni. A detta del politologo turco Salih Yilmaz dell’Università Yildirim Beyazit di Ankara, le parti dibatteranno altri problemi nodali per Ankara come l’attività in Russia dei membri dell’Organizzazione del terrore gülenista (Fetö), accusata da Ankara di aver organizzato il golpe di Stato del 2016, e del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ritenuti dalla Turchia dei terroristi. La Russia non riconosce come organizzazioni terroristiche né il Fetö, né il Pkk. “A destare grande preoccupazione nei turchi è la presenza a Mosca di una sede del Pkk”, afferma Salih Yilmaz.

Il 1° marzo il Consiglio della Federazione ha ratificato un accordo tra Russia e Turchia sulla mutua assistenza giudiziaria e sull’estradizione di soggetti coinvolti in procedimenti penali. Secondo gli esperti, questo consentirebbe alle autorità turche di perseguire in territorio russo gli aderenti al Fetö e al Pkk. 

“Ciò starebbe a dimostrare che supportiamo anche con azioni concrete la nostra intenzione di cooperare non solo sul terrorismo, ma anche sull’eventuale estradizione di soggetti ritenuti politicamente inaffidabili in Russia e Turchia”, afferma Yurij Mavashev, coordinatore della sezione politica del Centro di studi sulla Turchia contemporanea (Tsist).

L’acquisto di S-400

A detta di Salih Yilmaz, nella prossima visita di Erdogan a Mosca la parte turca valuterà l’acquisto in Russia di missili terra-aria S-400.

In precedenza, nel novembre dello scorso anno, la questione era stata ampiamente dibattuta. Allora Aleksandr Fomin, responsabile del Servizio federale per la collaborazione militare-tecnica, aveva dichiarato che la questione della fornitura di missili terra-aria S-400 sarebbe stata uno dei principali temi all’ordine del giorno per la Turchia alla seduta della Commissione intergovernativa, mentre il ministro della Difesa turco Fikri Isik aveva ribadito che Ankara avrebbe negoziato con Mosca sull’acquisto dei missili. Malgrado ciò, benché all’inizio di dicembre del 2016 si fosse tenuta una seduta intergovernativa della commissione, sulla questione degli S-400 non erano state prese decisioni concrete.

“I negoziati sull’acquisto degli S-400 servono a gettare fumo negli occhi - sostiene Mavashev -. Abbiamo più volte sentito da parte della Turchia dichiarazioni in proposito”. L’esperto ritiene che Ankara opterà per una collaborazione militare-tecnica con gli Stati Uniti, mentre la cooperazione con la Russia avrà un carattere più limitato. 

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