Trump, il bilancio di un mese di presidenza

20 febbraio 2017 Aleksej Timofejchev
Dalla Siria alla questione ucraina, come sono cambiate le relazioni tra Mosca e Washington ora che la nuova amministrazione Usa festeggia il suo primo mese di vita?
U.S. President Donald Trump
Il Presidente Usa Donald Trump durante una conferenza stampa a Washington, 16 febbraio 2017. Fonte: Reuters

Il 20 febbraio sarà trascorso ormai un mese da quando Donald Trump ha assunto l’incarico di Presidente degli Stati Uniti. Che cosa si è fatto in questo lasso di tempo per normalizzare i rapporti tra Usa e Russia?

1. Ci sono stati contatti tra Putin e Trump? Quando avrà luogo un incontro vis-à-vis tra i due Presidenti?

Finora c’è stato soltanto un colloquio telefonico tra i due Presidenti. Putin e Trump si sono parlati al telefono il 28 gennaio e, secondo quanto ha riferito la Reuters, la conversazione sarebbe durata 45 minuti. Trump durante la conferenza stampa del 16 febbraio ha dichiarato che il dialogo è stato “estremamente gradevole”.

Il Cremlino, usando toni meno emotivi, ha parlato di “colloquio positivo e costruttivo”. Com’è stato riferito, i due leader sono riusciti a toccare tutti i nodi internazionali più problematici: dalla situazione in Ucraina al programma nucleare della Repubblica popolare democratica di Corea. È stata presa in esame anche la possibilità di attuare un “vero coordinamento” tra le azioni militari di Usa e Russia per debellare le formazioni di ribelli dello “Stato islamico” in Siria.

Putin e Trump hanno affidato ai loro collaboratori l’incarico di fissare la data e il luogo per un incontro vis-à-vis tra i due leader. Il portavoce del Presidente russo, Dmitrij Peskov, il 13 febbraio ha dichiarato che Trump e Putin s’incontreranno senz’altro al summit del G-20, che si terrà a luglio in Germania. Sull’ipotesi di un incontro in tempi più ravvicinati “non esiste ancora nessuna certezza concreta”.

2. Cosa accadrà delle sanzioni contro la Russia?

“Nessuna certezza concreta” esiste neppure in merito a quella che è stata definita dai due leader, nel corso del loro colloquio, “la riattivazione dei rapporti economico-commerciali” tra i due Paesi. È evidente che risulta impossibile realizzare tale obiettivo se prima non saranno abolite le sanzioni introdotte dagli Usa contro la Russia in seguito alla crisi ucraina.

L’unico passo certo in questa direzione è stato compiuto dal Ministero delle Finanze degli Stati Uniti che ha annullato il provvedimento che vietava alle imprese americane di avere contatti con l’Fsb per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per l’esportazione in Russia di prodotti tecnologici. Secondo fonti dei media russi le sanzioni contro l’Fsb avrebbero ostacolato le consegne di tecnologia elettronica: il dipartimento per ragioni di sicurezza controlla l’import di tutti i dispositivi di decodificazione.

In precedenza Trump aveva legato l’annullamento delle sanzioni antirusse alla firma dell’accordo con Mosca sulla progressiva riduzione degli arsenali nucleari. Per il momento tale proposta non ha avuto sviluppi.

3. L’atteggiamento di Trump sulla questione dell’appartenenza della Crimea è cambiato?

Trump e il suo staff hanno cominciato a rilasciare dichiarazioni di segno contrario sulla questione. In passato, durante la campagna elettorale il candidato repubblicano alla presidenza aveva dichiarato che l’adesione della Crimea alla Russia era stato il risultato di una scelta degli abitanti della penisola che avevano preferito stare con Mosca, anziché far parte dell’Ucraina. Perdipiù aveva terrorizzato l’opinione pubblica americana sostenendo che i tentativi compiuti per restituire la Crimea all’Ucraina avrebbero potuto oggi innescare la miccia di un terzo conflitto mondiale.

Qualche giorno fa sulla Crimea sono giunte invece dalla Casa Bianca parole diverse. Il portavoce di Trump, Sean Spicer, ha dichiarato che il Presidente “si attende di poter cooperare con la Russia per la de-escalation della situazione in Ucraina e la restituzione della Crimea”. Dopo tale asserzione è comparso un tweet di Trump che diceva: “La Crimea è stata presa dalla Russia durante il mandato alla presidenza di Obama. Obama non sarà stato troppo morbido verso la Russia?”. Si è trattato della sua prima dichiarazione sulla Crimea dopo l’insediamento, anche se il tweet sembrerebbe più riguardare Obama e le accuse che erano state mosse a Trump di simpatizzare con Mosca, piuttosto che la Crimea tout court.

4. È cambiato l’atteggiamento di Trump verso la Nato?

L’atteggiamento della nuova amministrazione verso l’Alleanza Atlantica ha subito una vera metamorfosi. Nelle interviste concesse a Bild e a Times il 16 gennaio Trump aveva definito la Nato un’organizzazione “obsoleta” e aveva ribadito la sua tesi sui molti problemi che l’affliggerebbe il blocco. Ma al contempo aveva agiunto che l’Alleanza è “molto importante”.

Durante la campagna elettorale Trump aveva messo in dubbio il principio fondante dell’organizzazione, ovvero l’articolo 5, la clausola di difesa collettiva quando uno Stato membro dell’Alleanza subisca un’aggressione nel suo territorio. Trump aveva dichiarato che l’atteggiamento degli Stati Uniti verso tale clausola avrebbe potuto essere rivisto nel caso i Paesi membri non avessero stanziato maggiori finanziamenti per il bilancio dell’organizzazione.

Al tempo stesso, il 15 febbraio, durante il vertice dei ministri della Difesa dei Paesi Nato a Bruxelles, il nuovo capo del Pentagono, James Mattis, ha ribadito che l’alleanza resta una roccaforte fondamentale per gli Stati Uniti e gli altri membri della comunità transatlantica.

Tuttavia, così come nelle dichiarazioni di Trump sulla Nato, la richiesta di un aumento dell’impegno finanziario da parte dei Paesi membri per incrementare il bilancio dell’Alleanza ha avuto un posto centrale anche negli interventi del generale. Riguardo alla Russia il capo del Pentagono ha poi dichiarato, allontanandosi dalla retorica sulla riconciliazione, che aveva caratterizzato l’approccio di Trump verso Mosca durante la sua campagna elettorale, che gli Stati Uniti intendono dialogare con la Russia da “una posizione di forza”.

5. Si realizzerà la cooperazione tra Usa e Russia in Siria?

Malgrado le dichiarazioni di Putin e Trump sulla necessità di cooperare in Siria nella guerra contro gli estremisti islamici, il nuovo capo del Pentagono ha escluso la possibilità di una cooperazione militare con la Russia. “Non siamo in grado oggi di collaborare a livello militare, ma i nostri leader politici s’impegneranno per cercare di trovare un terreno comune e di far sì che la Russia, tenendo fede ai suoi impegni, possa ristabilire una sorta di partnership con la Nato”, ha detto Mattis a Bruxelles.

Inoltre, in precedenza fonti del Ministero della Difesa russo avevano riferito che i militari americani e russi stanziati in Siria avevano cominciato a scambiarsi informazioni e che da parte americana erano state trasmesse il 22 gennaio le coordinate degli obiettivi dell’Isis da colpire. Tuttavia, il giorno seguente Washington ha smentito tale informazione.

Al contempo, giovedì 16 febbraio, si è svolto un incontro tra il Capo di Stato maggiore generale delle Forze armate russe, Valerij Gerasimov, e il Capo dello Stato maggiore congiunto delle Forze armate statunitensi, Joseph Dunford. Si è trattato del primo incontro a questo livello dopo il 2014, da quando cioè le relazioni tra Russia e Usa si sono inasprite a causa dell’Ucraina. Era improbabile che i due massimi vertici militari potessero eludere nell’incontro il tema della situazione siriana. Tuttavia, s’ignorano per il momento i risultati del colloquio.

6. Che cosa si sa dei contatti del consigliere di Trump con Mosca che hanno provocato le sue dimissioni?

Come è stato ufficializzato dalla Casa Bianca, il Consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, è stato costretto a dimettersi per aver mentito al vicepresidente sulla natura delle sue conversazioni con l’ambasciatore russo a Washington. In precedenza era stata orchestrata da ignoti una fuga di notizie sui colloqui diffuse poi dai media. Negli Stati Uniti ci si chiede se Flynn abbia trattato con il diplomatico russo promettendogli la sua collaborazione riguardo all’annullamento delle sanzioni. Nelle dichiarazioni rilasciate al momento delle sue dimissioni, Flynn ha comunque smentito la notizia e intervistato ha affermato di non “aver oltrepassato nessun limite”. Secondo le informazioni ottenute dal columnist Bloomberg da fonti della Casa Bianca, nelle conversazioni non ci sarebbe stato nulla di inappropriato, né di illegale.

Alla conferenza stampa di giovedì scorso Trump ha dichiarato che Flynn non aveva informato il vicepresidente delle sue conversazioni con l’ambasciatore russo “come gli competeva”, ma ha anche sottolineato che intrattenendo questi colloqui il consigliere non ha fatto altro che “adempiere al suo dovere”. Ha inoltre negato che le dimissioni di Flynn siano legate ai suoi tentativi di accordarsi dietro le quinte con Mosca. Trump ha posto l’accento soprattutto sulla natura illegale della fuga di notizie che aveva per oggetto dei colloqui confidenziali tra alti funzionari pubblici. Il Presidente ha ribadito ancora una volta che non ha, né ha mai avuto legami con la Russia e che intende normalizzare i rapporti con Mosca.

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