Nuovi accordi tra i membri della Nato: una minaccia per Mosca?

17 febbraio 2017 Nikolaj Litovkin, RBTH
I ministri della Difesa dei Paesi Baltici hanno stabilito che le truppe del blocco potranno attraversare in meno di 24 ore il loro territorio, muovendosi in direzione dei confini russi. Ma gli analisti sostengono che Mosca oggi non debba effettuare azioni drastiche che possano inasprire ulteriormente le già difficili relazioni con l’Alleanza Atlantica
German soldiers
Soldati tedeschi in Lituania, 7 febbraio 2017. Fonte: Reuters

Il 15 e 16 febbraio la Nato ha effettuato di colpo due azioni che potrebbero essere fonte di preoccupazione per la Russia. I ministri della Difesa dei Paesi Baltici hanno siglato un accordo che consentirà alle truppe del blocco di attraversare in meno di 24 ore il loro territorio e di muoversi in direzione dei confini della Russia. E il nuovo capo del Pentagono, James Mattis, ha dichiarato che è necessario ristabilire la cooperazione con la Russia da una posizione di forza.

A sua volta la parte russa, con il ministro della Difesa Sergej Shojgu, ha espresso dei dubbi sull’efficacia di un simile approccio di dialogo con Mosca e ha dichiarato che la Russia si attende ulteriori chiarimenti al riguardo.

Rbth ha cercato di capire quali pericolose conseguenze potrebbero comportare queste manovre per la Russia.

Le contromisure

Secondo gli analisti, il dispiegamento “a rotazione” di  4.000 soldati Nato ai confini con la Russia, già preannunciato in passato, e l’attuale accordo che prevede il libero trasferimento di contingenti dell’Alleanza Atlantica ai confini della Federazione non esulerebbero dagli accordi in quanto l’Alleanza non viola formalmente le clausole del patto Nato-Russia siglato nel 1997. Allora, secondo l’accordo sottoscritto tra le parti, l’Alleanza era tenuta a dispiegare “ingenti reparti militari” in prossimità del territorio russo.

A detta dell’esperto militare Vladimir Evseev, vice direttore dell’Istituto di ricerca sui Paesi Csi, il documento, siglato dai ministri della Difesa degli Stati Baltici, avrebbe un carattere squisitamente tecnico e non produrrà nessun radicale cambiamento ai confini russi. Per tale motivo la Russia non intraprenderà alcuna azione aggressiva che possa portare a un’escalation di tensione nel confronto con la Nato. “La Russia reagirà solo se si determineranno dei reali cambiamenti ai suoi confini come il dispiegamento di nuovi sistemi di armamenti offensivi  o di nuovi contingenti militari. Per il momento il Ministero della Difesa continuerà a operare, come previsto, secondo il programma di sviluppo delle forze armate russe approvato dal presidente Putin, la cui attuazione è prevista per il 2025, senza puntare a nessun cambiamento” sostiene nell’intervista a Rbth Dmitrij Safronov, analista militare del giornale Izvestyia.

A suo avviso,il programma già prevede per la Russia il dispiegamento di nuove unità nel Circondario militare occidentale e anche un massiccio rinnovo dell’equipaggiamento dell’esercito con modelli di armi più avanzati.

Riguardo alle contromisure in fase di attuazione, nel gennaio 2016 il ministro della Difesa Sergej Shojgu aveva già menzionato la creazione di tre nuovi divisioni, tra cui una di pace, composta da almeno 13mila unità.

Le risposte a Mattis

Tutti gli esperti concordano nell’affermare che oggi la Russia non deve effettuare azioni drastiche che possano inasprire le relazioni già così difficili con l’Alleanza Atlantica. “Dobbiamo continuare con calma a modernizzare le nostre forze armate e la nostra economia e al contempo cercare nuovi punti di contatto per sviluppare il dialogo”, sostiene Valerij Garbuzov, direttore dell’Istituto di Studi sugli Stati Uniti e il Canada dell’Accademia delle Scienze russa.

“Mattis appartiene a quella generazione di militari seri che comprendono come gesti simbolici quali il dispiegamento di quattro battaglioni nei Paesi Baltici non avrebbero alcun peso nel caso si determinasse un vero conflitto con la Russia e che si tratta solo di inezie politiche”, afferma Fedor Lukyanov, direttore della rivista Rossiya v globalnoy politike.

Lukyanov rileva inoltre che una politica volta a ristabilire la cooperazione con la Russia da una posizione di forza potrebbe comportare per gli Usa la scelta di modernizzare il loro potenziale nucleare e di pensare a un riarmo del Paese. “Oggi si sta affermando un modello repubblicano tradizionale che contempla il ricorso ad atti dimostrativi e una disponibilità all’uso della forza. Mattis su questo piano sarà un perfetto aiutante di Trump”, precisa l’esperto.   

Tuttavia, per il momento gli Usa non hanno ancora compiuto nessun passo chiaro e e concreto e dire quale sarà la reazione della Russia è ancora prematuro.

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