Donbass, nuova escalation nel conflitto

1 febbraio 2017 Ekaterina Sinelshchikova, RBTH
Massicci bombardamenti, decine di morti e un vertice d’emergenza in Austria: gli scontri nell’est dell’Ucraina si sono fatti di nuovo incandescenti

Scortato da alcuni militari, il Presidente ucraino Petro Poroshenko visita a una zona interessata dai combattimenti vicino a Gorlivka, nel nord di Donetsk, in Ucraina. 5 dicembre 2016. Fonte: ReutersScortato da alcuni militari, il Presidente ucraino Petro Poroshenko visita a una zona interessata dai combattimenti vicino a Gorlivka, nel nord di Donetsk, in Ucraina. 5 dicembre 2016. Fonte: Reuters

Da alcuni giorni la situazione nell’est dell’Ucraina si è di nuovo inasprita. C’è stato un reciproco scambio di accuse tra Kiev e la Repubblica popolare di Donetsk (Rpd) dopo i bombardamenti del 29-30 gennaio che hanno provocato decine di morti e l’interruzione delle forniture elettriche alla periferia di Donetsk.

Non si è ancora accertato chi sia stato a dare inizio ai massicci bombardamenti dell’artiglieria, ma questi episodi hanno costretto il presidente ucraino Petro Poroshenko a interrompere la sua visita ufficiale in Germania e a convocare una riunione d’emergenza del Gruppo di contatto per la regolamentazione della situazione nel Donbass, nonché a rivolgersi al segretario generale dell’Onu. 

“Chiediamo alla Federazione Russa l’immediata cessazione delle ostilità e il rispetto rigoroso della tregua”, si legge nell’appello di Vladimir Elchenko, rappresentante dell’Ucraina all’Onu. Il 31 gennaio il Consiglio permanente dell’Osce si è riunito d’urgenza in Austria.

È emblematico che questi fatti siano avvenuti all’indomani del colloquio telefonico tra il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il neoeletto Presidente degli Usa Donald Trump che aveva più volte ribadito il desiderio di prendere le distanze dal conflitto ucraino. La ripresa delle azioni militari, a detta dei russi, sarebbe anche un modo per attirare l’attenzione sulla situazione. Un dato è certo: il conflitto congelato continua e gli accordi di Minsk-2 si stanno rapidamente vanificando.

Il fattore Trump

I territori colpiti dai bombardamenti sono quelli tra Avdeevka (alla periferia della città passa la linea di demarcazione) e la capitale della Rpd, Donetsk. La posizione di Avdeevka continua a essere fluttuante: prima dell’inizio dell’escalation si trovava sotto il controllo dell’Ucraina, ma da un paio di giorni è ormai passata dalla parte delle milizie filorusse. Gli abitanti di Avdeevka continuano a vivere senza riscaldamento, senza elettricità e senz’acqua e, secondo le testimonianze degli osservatori Osce, in città sono presenti carri armati e obici.

I dati sui feriti e sulle vittime sono controversi. Secondo le stime di Kiev, solo nelle ultime 24 ore le postazioni ucraine sarebbero state colpite da colpi di cannone 71 volte e il bilancio sarebbe di tre militari uccisi.

Al Ministero della Difesa della Rpd denunciano un numero assai maggiore di perdite da parte dell’Ucraina: almeno 78 morti e 76 feriti, in seguito agli scontri di Avdeevka. Inoltre, l’esercito ucraino avrebbe lanciato sul territorio 2.411 mine e munizioni, secondo quanto affermano le autorità della Repubblica popolare di Donetsk e avrebbe compiuto un attentato nella loro unità militare con l’aiuto delle milizie volontarie.

"Nessuno sa cosa sia accaduto, né chi abbia innescato la miccia. Tuttavia, la situazione in quelle aree è sempre stata a rischio ed entrambe le parti non hanno rispettato gli accordi di Minsk-2”, sostiene Kost Bondarenko, direttore della Fondazione “Politica ucraina”

A suo avviso, ad Avdeevka prima o poi la situazione doveva degenerare e il desiderio di attirare l’attenzione della nuova amministrazone della Casa Bianca e dell’Osce non ha niente a che fare con quanto accade. “Non ha senso cercare questi nessi. Trump non c’entra in questi giochi. E Kiev naturalmente lo sa bene”, dichiara l’esperto.

Le cause della nuova escalation

Ma sono in molti a ravvisare la causa di quanto sta avvenendo proprio nel desiderio di riportare nell’agenda la questione del Donbass. La seconda motivazione probabile risiede nel non volere applicare gli accordi. “Simili aggressioni, effettuate con l’appoggio dell’esercito ucraino e la sua partecipazione, servono solo a minare l’attuazione degli scopi e degli obiettivi degli accordi di Minsk. E perdipiù somigliano molto a un tentativo di distogliere l’attenzione da una situazione interna che appare del tutto instabile”, ha dichiarato a Kommersant-Fm Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente della Federazione Russa.

“Lo Stato islamico, la Siria, la Cina, i problemi interni, ecco cosa preoccupa oggi gli Stati Uniti in misura assai più rilevante del conflitto nel Donbass che ormai ha stancato tutti”, sostiene in un’intervista concessa a Rbth Andrej Suzdaltsev, vice preside della Facoltà di Economia e politica mondiale dell’Alta Scuola di Economia di Mosca.

“E il fatto più sorprendente è che la visita ufficiale di Poroshenko a Berlino coincide con una recrudescenza del conflitto. Ciò appare molto sospetto. Poroshenko coltiva un duplice scenario”

A detta di Boris Shmelev, direttore del Centro di politica estera russa dell’Istituto di Economia presso l’Accademia russa delle Scienze, la situazione in Ucraina va decisamente male: i progressi nelle riforme sono estremamente modesti, l’economia versa in una crisi molto profonda e Poroshenko è oggetto di accese critiche. “Se Kiev provoca, il Donbass subito reagisce e attualmente non ci sono pretesti per attivare un processo di regolamentazione del conflitto, la situazione è in un’impasse e occorre di tanto in tanto ‘tirare i fili’”.

Ma, a detta degli esperti, né Mosca, né Washington proprio per tali ragioni sembrano affliggersi più di tanto per l’Ucraina. “Il Donbass può respingere efficacemente qualunque attacco. Il loro obiettivo è quello di resistere. Possono resistere così ancora a lungo finché la Russia e gli Stati Uniti non si affretteranno ad accordarsi per esercitare una pressione congiunta su Poroshenko per spingerlo ad applicare gli accordi di Minsk-2”, sostiene Shmelev.

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