Siria, la Russia lascia la base in Iran: le ragioni della svolta

23 agosto 2016 Nikolaj Litovkin, RBTH
I cacciabombardieri a lungo e medio raggio Tu-22M3 e Su-34 non utilizzeranno più la base di Hamadan per effettuare missioni militari nei cieli della Siria. A detta degli esperti, la prima esperienza di cooperazione militare tra Mosca e Teheran si è rivelata fallimentare per i calcoli politici e diplomatici della Federazione
Syria Iran
Bombardieri russi decollano dalla base iraniana di Hamadan. Fonte: AP

Le forze dell’aviazione militare russa cesseranno di utilizzare la base aerea di Hamadan nella guerra contro i ribelli dell’Is in Siria: è quanto ha dichiarato il 22 agosto il maggior generale Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo.

Come ha rilevato Konashenkov, tutti gli obiettivi assegnati ai cacciabombardieri Tu-22M3 e Su-34 sono stati conseguiti. E gli aerei coinvolti nelle incursioni militari che decollavano dalla base di Hamadan sono rientrati in territorio russo.

Konashenkov ha inoltre comunicato che la base aerea iraniana potrà essere di nuovo utilizzata se la situazione in Siria lo renderà necessario.

Solo di recente, il 16 agosto, era stato ufficialmente comunicato che aerei russi erano stati dislocati in Iran.

Il primo errore

“I russi vogliono dimostrare di essere una superpotenza per garantirsi un ruolo nel futuro politico della Siria e naturalmente il loro comportamento arrogante e non proprio corretto è in linea con questo”. Questa la reazione del ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan nell’intervista concessa all’agenzia Associated Press dopo la dichiarazione di Mosca in merito all’inizio dei decolli dalla base aerea di Hamadan dei cacciabombardieri Tu-22M3 in missione in Siria.

A detta dell’analista militare Vladimir Evseev, vice direttore dell’Istituto di ricerca sui Paesi della Csi, Teheran avrebbe accolto con ostilità la disomogeneità delle dichiarazioni dei leader politici russi rispetto a quelle di parte iraniana.

“Teheran è un partner molto difficile ed è indispensabile coordinare insieme le notizie da diffondere nei media. Bisognava concordare un intervento pubblico dell’ambasciatore iraniano a Mosca Mehdi Sanaei con il ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov in cui le parti avrebbero rilasciato una dichiarazione congiunta sull’inizio dell’utilizzo della base militare. Noi invece abbiamo trasmesso l’informazione alla stampa in modo unilaterale attraverso i nostri canali militari”, osserva l’esperto.

Come rilevano gli analisti, esiste oggi una serie di fattori politici per cui è necessario far rientrare in Russia i cacciabombardieri Tu-22M3 e Su-34.

Le ragioni politiche

A detta di Evseev, è indispensabile che la Russia avvii dei negoziati con l’Arabia Saudita sulla regolamentazione della crisi siriana. Per Riyad il dispiegamento di unità russe nel territorio del suo principale nemico nella regione è un po’ come un fazzoletto rosso sventolato davanti a un toro, sostiene Evseev.

“Nei colloqui di Ginevra-3 la Russia dovrà negoziare con tutti i partecipanti del conflitto, sia occidentali che dell’opposizione siriana. Per tutte le parti l’utilizzo della base aerea iraniana effettuato dai caccia russi crea ‘insofferenza’ nei negoziati”, osserva l’esperto.

Problemi tecnici

La Russia aveva già utilizzato nell’autunno 2015 la base di Hamadan per il rifornimento dei caccia prima delle azioni in Siria durante il trasferimento del suo contingente militare a Hmeymim.

“La base è stata usata fin dagli inizi come aeroporto di transito per il rifornimento dei nostri aerei. È accaduto anche adesso con i Tu-22M3 che hanno fatto una breve sosta per dei controlli tecnici prima del decollo per le missioni militari”, dice nell’intervista a Rbth Nina Mamedova, direttore della Sezione Iran dell’Istituto di Studi orientali dell’Accademia delle Scienze russa.

Secondo gli esperti, in agosto, dopo i primi due giorni di incursioni si sono verificati una serie di problemi tecnici.

Per conseguire dei risultati efficaci è stato necessario allestire in Iran una base di comando provvista di linee di comunicazione e anche costruire un hangar che fungesse da deposito per le munizioni per i Tu-22M3 (ogni velivolo può trasportare a pieno carico fino a un massimo di 20 tonnellate di munizioni) che, come gli aerei, richiedono manutenzione e devono essere conservate.

“Un’altra questione saliente è quella dello status dei militari russi presenti in Iran. In caso di incidenti si verificherebbero dei problemi seri. I militari non godono dell’immunità diplomatica come i nostri soldati in Siria”, osserva Evseev.

Come rilevano gli esperti, per l’affitto e l’utilizzo della base aerea i parlamentari dei due Paesi hanno dovuto siglare un accordo che include tutti gli aspetti tecnici e diplomatici relativi alla presenza di soldati russi nella Repubblica islamica.

Il futuro della cooperazione militare

Gli analisti considerano il trasferimento del contingente russo una misura temporanea. “L’aviazione russa risulta essere quasi l’unica copertura per i soldati iraniani presenti in Siria. Secondo le ultime stime, nel territorio siriano sarebbero morti in combattimento oltre 400 soldati iraniani. Si tratta di perdite molto ingenti”, spiega Evseev.

A detta degli esperti, occorrerebbe affrontare con maggiore attenzione la questione dell’utilizzo della base aerea di Hamadan da parte dell’aviazione militare russa. Tuttavia, nel caso di un inasprimento della crisi gli aerei verranno trasferiti immediatamente nella base.

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