"Dopo Sochi porto la musica russa in Italia nella terra del Prosecco"

28 febbraio 2017 Aleksandra Guzeva, RBTH
Intervista al direttore d'orchestra Yurij Bashmet che, dalla città sulle coste del Mar Nero dove si è da poco concluso il Festival Invernale Internazionale delle Arti, racconta la nuova edizione dell'evento musicale che si terrà l'estate prossima in Veneto

Yurij Bashmet dirige l’Orchestra da camera "I Solisti di Mosca" durante il X Festival Invernale Internazionale delle Arti di Sochi. Fonte: Aleksej Molchanovskij / ufficio stampaYurij Bashmet dirige l’Orchestra da camera "I Solisti di Mosca" durante il X Festival Invernale Internazionale delle Arti di Sochi. Fonte: Aleksej Molchanovskij / ufficio stampa

Le montagne di Sochi hanno fatto da sfondo alla nuova edizione del Festival Invernale Internazionale delle Arti, che per il decimo anno consecutivo si è svolto nella città affacciata sulle coste del Mar Nero. Dalla musica classica al jazz, passando per i ritmi del rock, il festival ha riproposto le migliori performance del passato e diverse prime mondiali. Per la prima volta le esibizioni si sono tenute anche nella nuova sala da concerti costruita nella stazione sciistica Roza Khutor. L’evento, voluto e organizzato dal leggendario direttore d’orchestra e violista Yurij Bashmet, ha riunito musicisti di fama internazionale come il violinista italiano Massimo Quarta, il pianista finlandese Olli Mustonen, il fagottista giapponese Rie Koyama, l’Orchestra di Hong Kong degli strumenti cinesi e, dalla Russia, l’Orchestra da camera "I Solisti di Mosca", l’Orchestra sinfonica statale "Novaya Rossiya" (Nuova Russia) e il grande pianista Denis Matsuev. E lo stesso Bashmet ha raccontato a Rbth le sue impressioni sull’evento e i suoi progetti futuri.

Perché ha scelto Sochi per il Festival Invernale Internazionale delle Arti​ e non Mosca o un'altra città?

È successo per caso: avevamo appena terminato un grande tour in molti paesi e uno dei concerti era a Sochi. Dopo lo spettacolo, l'amministrazione della città venne da me dicendo che era stato un grande successo e chiese se fosse possibile, la volta successiva, organizzare più di un’esibizione. Così l’anno successivo tenemmo tre concerti, che si rivelarono un successo. Così è nato un festival ben più grande.

Pensa che Sochi possa diventare un giorno una sorta di Salisburgo della Russia?

Salisburgo è una bella città, ma molte persone la conoscono per Mozart, così come Genova per Paganini. In Russia abbiamo grandi nomi come Chajkovskij e Rakhmaninov. E si svolgono alcuni importanti festival fuori Mosca come nella casa di Chajkovskij a Klin, a circa 100 chilometri a nord della capitale: ma non possono essere così internazionali. Anche finanziariamente c’è una gran quantità di denaro da gestire per festival come quello di Sochi. Quindi non saremo una nuova Salisburgo, ma cresceremo, riscuotendo lo stesso successo per diversi anni.

Spesso nelle sue esibizioni Bashmet utilizza una viola costruita dal liutaio milanese Paolo Antonio Testore nel 1758. In questa foto, Bashmet sul palco del festival di Sochi Aleksej Molchanovskij / ufficio stampa

Spesso nelle sue esibizioni Bashmet utilizza una viola costruita dal liutaio milanese Paolo Antonio Testore nel 1758. In questa foto, Bashmet sul palco del festival di Sochi

Bashmet sul palco del festival di Sochi Aleksej Molchanovskij / ufficio stampa

Bashmet sul palco del festival di Sochi

Bashmet sul palco del festival di Sochi Aleksej Molchanovskij / ufficio stampa

Bashmet sul palco del festival di Sochi

 
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Il programma del festival di Sochi è stato elaborato per intero da lei? Quali erano le principali idee guida?

Sì, il programma era mio. Ho voluto mettere insieme diversi generi per creare un nuovo tipo di spettacolo. Per esempio, non tutti sono in grado di sedere e ascoltare un'intera opera dall'inizio alla fine. Così è nata un’esecuzione dell’Evgenij Onegin, il geniale poema scritto da Pushkin: attori molto bravi e di talento leggono il testo originale per 3-4 minuti in modo che la gente capisca i personaggi, chi ha ucciso chi e cosa è accaduto in generale. Poi ascoltano arie dall'opera originale, quindi è più facile da ascoltare e lo spettacolo è molto più breve. Con la Carmen volevo fare ancora di più, quindi abbiamo unito l'opera, l'arte drammatica e il balletto.

Quindi il festival è sulla combinazione di generi completamente diversi tra loro. Abbiamo anche il jazz, perché io adoro il jazz e il rock; io stesso ero un musicista rock.

Quali sono le altre cose che le danno ispirazione, oltre alla musica?

Molte cose: la natura, la bellezza, in realtà la vita è il miglior libro. Se ci guardiamo intorno con attenzione, si può imparare molto dalla vita. A volte ci troviamo ad agire con il pilota automatico e non vediamo le cose intorno a noi. Ma quando i miei occhi sono aperti, mi sento felice.

Lei in Italia organizza anche il festival musicale internazionale “Sulle vie del Prosecco”, che si tiene ogni anno in alcuni dei luoghi più suggestivi delle terre del Prosecco, in Veneto. Cosa ci sarà di nuovo nella prossima edizione del festival?

Sa, sono molto contento che il festival di quest'anno nella regione del Prosecco in Italia festeggerà il suo primo, diciamo, semi-anniversario. Lo organizzeremo per la quinta volta. Naturalmente, questo è solo l'inizio, ma dalla mia esperienza posso dire che cinque anni per qualsiasi festival sono un traguardo piuttosto serio, dimostra che il festival ha messo le radici, che serve sia a noi, i musicisti, che alle persone che vengono a sentire i concerti. Non è più curiosità, ma che il festival esista e si sviluppi è diventata per molti aspetti un’esigenza e una necessità. Questo significa che continueremo a crescere, svilupparci e regalare felicità a noi stessi e alle persone che vengono ai concerti. Per quanto riguarda la nuova edizione, ci sono diverse idee che potremmo realizzare quest'anno, ma ora vedremo quali tra queste saranno in ultima analisi davvero attuabili. Per ora sappiamo che il festival cambierà un po’ le sue tempistiche e che dalla fine di agosto sarà spostato all'inizio di luglio. Dopo quattro anni, è diventato evidente che questo è un periodo più adeguato per le persone che vivono lì. Ma cercheremo allo stesso modo di sviluppare il festival proprio verso la cooperazione tra le culture musicali innanzitutto di Russia e Italia. Dopo tutto, oggi il festival è il più grande progetto annuale che unisce le tradizioni culturali dei due paesi.

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