Kandinskij, il pittore che diede anima al colore

16 dicembre 2016 Irina Osipova, per Rbth
Inizialmente additato come pazzo dai critici a lui contemporanei, con le sue opere sconvolse l’arte mondiale, introducendo una nuova classificazione dei generi. Il 16 dicembre ricorre il 150esimo anniversario della sua nascita

"Quadro con cerchio" di Vasilij Kandinskij, dipinto nel 1911 e oggi conservato al Museo Nazionale della Georgia, a Tbilisi. Fonte: AFP/East News"Quadro con cerchio" di Vasilij Kandinskij, dipinto nel 1911 e oggi conservato al Museo Nazionale della Georgia, a Tbilisi. Fonte: AFP/East News

Inventore di quell’arte astratta che sconvolse totalmente la consolidata interpretazione della pittura, Vasilij Kandinskij fu l’artista che diede anima al colore. Il 16 dicembre ricorrono i 150 anni dalla sua nascita. E Rbth gli rende omaggio ripercorrendo, in sintesi, i tratti principali della sua arte e della sua vita.

Studiò giurisprudenza

Prima di occuparsi seriamente di pittura, Kandinskij aveva un’altra professione “seria”. Per volere dei genitori, infatti, si era laureato in giurisprudenza all'Università di Mosca. La sua carriera si è poi sviluppata in maniera eccellente: nel 1893, terminati gli studi, rimase lì per insegnare e tre anni più tardi l'Università di Tartu (attuale Estonia) gli offrì una cattedra di diritto. Proprio allora il 30enne Kandinskij decise definitivamente di dedicarsi alla pittura.

Traeva ispirazione dalla musica

La pittura nella sua mente era strettamente associata alla musica. L’esperienza della rappresentazione di "Lohengrin" di Wagner al Teatro Bolshoj fu una delle ragioni che lo spinsero a rinunciare alla carriera giuridica. Nel libro autobiografico "Stupeni" (passi), descrive così le sue sensazioni: "Violino, bassi profondi e soprattutto gli strumenti a fiato incarnavano nella mia percezione tutta la potenza delle ore prima della sera, ho visto mentalmente tutti i miei colori, li avevo davanti ai miei occhi. Impazziti, quasi folli, si tracciavano di fronte a me".

Era designer e fotografo

La sintesi delle arti era estremamente importante per Kandinskij. Egli, infatti, non si limitava alla pittura e alla musica, ma studiò anche design di interni, creava schizzi di pittura su porcellana, abbozzava abiti e mobili, si interessava di fotografia e cinema.

Ritraeva soggetti padronali

Essendo alla ricerca di un nuovo linguaggio, Kandinskij provò diversi stili. Nel 1896 rimase impressionato da “I covoni” di Monet, esposti a Mosca. Era vicino al liberty e al simbolismo e ritraeva soggetti padronali tradizionali, come ad esempio "Dame in crinolina" 1909 (Galleria Tretyakov).

Vasilij Kandinskij. Fonte: AFP/East NewsVasilij Kandinskij. Fonte: AFP/East News

I critici lo chiamavano drogato e pazzo

A precedere le prime astrazioni di Kandinskij furono la graduale semplificazione e la distruzione della forma dei soggetti comuni, che egli praticò non solo nella pittura, ma anche nella xilografia. Nel 1910, alla seconda mostra della "Nuova organizzazione d’arte di Monaco", in cui coinvolse a partecipare artisti provenienti da diversi Paesi, tra i quali Picasso, Kandinskij espose "Studio per Composizione II”, ora conservato al Museo Guggenheim di New York. La critica reagì immediatamente con sferzanti accuse, definendola come l'opera di un pazzo o di un “drogato sotto effetto di morfina o di hashish”.

Compose la prima astrazione al mondo

Il primo lavoro astratto nell’opera creativa di Vasilij Kandinskij, e in generale la prima astrazione al mondo, è considerato "Quadro con cerchio", dipinto nel 1911 e oggi conservato al Museo Nazionale della Georgia, a Tbilisi. Secondo l'artista, la natura dà impulso alla creatività, ma copiarla non ha nessun senso. La cosa principale che dà il tono emotivo e contribuisce a costruire la composizione è il colore. La forma è una combinazione di piani e linee che creano il movimento.

Introdusse nuovi generi

Rifiutando il racconto per immagini, introdusse una nuova classificazione dei generi. Al posto del ritratto precedente, del paesaggio, della natura morta, con lui compaiono le "impressioni", opere in cui si conserva il legame con la natura, "l'improvvisazione", espressioni spontanee e spesso inconsce di esperienze interiori ed emozionali, e "composizioni", una sintesi della forma esterna e del contenuto interno, espresso mediante linee e colori.

Composizione VII di Vasilij Kandinskij, 1913. Fonte: archivioComposizione VII di Vasilij Kandinskij, 1913. Fonte: archivio

Diede anima al colore

Il colore in Kandinskij ha un valore di per sé e non è associato al soggetto ritratto. Egli definiva le tinte "esseri animati" e attribuiva loro la capacità di influenzare direttamente l'anima di chi lo guarda. Partendo dalla teoria di Goethe, giunse alle proprie correlazioni: il giallo ricorda il suono del flauto, è responsabile di ciò che è terreno, accentua il movimento verso lo spettatore e corrisponde al triangolo; il blu corrisponde alla pace celeste, alla tristezza, all’allontanamento dallo spettatore, al cerchio e ai suoni del violoncello; il rosso è l’ebollizione interna e ha la forma di un quadrato; il verde è l’immobilità, l’anti-emotività.

Era in contrasto con il razionalismo dell’avanguardia russa

L'irrazionalità e l’emotività delle opere di Kandinskij erano in contrasto con il razionalismo delle altre avanguardie russe, come diventò particolarmente evidente dopo la rivoluzione, quando Kandinskij, insieme ad Aleksandr Rodchenko, insegnava negli istituti artistici di nuova costituzione. Non riuscendo a realizzare le proprie idee educative in Russia, dal 1922 insegnò presso la scuola tedesca di Bauhaus, dove teneva un corso di disegno analitico e un laboratorio di pittura murale.

Non rifletteva lo spirito dell'Unione Sovietica

Vasilij Kandinskij era prolifico: nel solo periodo di definizione del linguaggio astratto, dal 1909 al 1914, creò 200 dipinti e molti schizzi. Molti andarono perduti: sotto il regime sovietico venivano inviati ai musei provinciali e nascosti in magazzini come incompatibili con lo spirito del realismo socialista, nella Germania nazista venivano associati all'arte degenerativa.

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