Gazprom-Eni e il contratto scontato

22 ottobre 2012 Timofej Dzjadko, Vedomosti
La società italiana chiede al colosso russo un taglio dei prezzi di fornitura del gas e l'azienda della Federazione potrebbe scendere a compromessi, come accadde nel 2009
Eni, partner strategico di Gazprom, spinge per ottenere delle agevolazioni nelle forniture del gas (Foto: Gettyimages/Fotobank)
Eni, partner strategico di Gazprom, spinge per ottenere delle agevolazioni nelle forniture del gas (Foto: Gettyimages/Fotobank)

Il primo gruppo energetico italiano Eni sta preparando una nuova offensiva contro Gazprom. Nel 2009 l’Eni è stata una dei primi clienti del fornitore russo di metano a ottenere, durante la crisi finanziaria che ha investito tutta l’Europa, alcuni sconti sul prezzo del gas nei contratti di lungo periodo. Adesso ha intenzione di non onorare più la clausola take or pay (prendi o paga, ndr) presente nei contratti di lungo periodo per la fornitura di gas, come ha riferito l’amministratore delegato della società Paolo Scaroni durante un’audizione in Senato (citazione dal quotidiano La Repubblica).

L’obbligo del take or pay prevede che in caso di mancato prelievo del volume annuo minimo (Annual Minimum Quantity - Amq) definito contrattualmente, Eni paghi, per la quantità in difetto, una quota (generalmente compresa in un intervallo 10 per cento - 100 per cento) del prezzo contrattuale calcolato come media aritmetica dei prezzi-base mensili con riferimento all'anno di mancato prelievo. A fronte di ciò, Eni ha la facoltà di prelevare, nel corso degli anni contrattuali successivi, la quantità parzialmente pagata, purché sia stata prelevata l'Amq dell'anno. Il limite temporale di recupero varia da contratto a contratto (per alcuni entro i dieci anni successivi, per altri entro la durata residua del contratto).

Scaroni riferisce che l’Eni potrebbe non rinnovare i contratti in scadenza con Gazprom aventi questa clausola e sta tentando di individuare una soluzione per i contratti in vigore, diventati eccessivamente onerosi. Nel 2011, per esempio, le spese di Eni nel settore gas ammontavano a 600 milioni di euro, mentre nel biennio 2009-2011 la società ha dovuto pagare ai fornitori di gas circa 1,5 miliardi di euro nonostante non abbia potuto prelevare diversi miliardi di metri cubi di gas.    

Una persona vicina a una delle società del gruppo Gazprom ricorda che molti consumatori del gas russo stanno ottenendo la revoca dei contratti ToP, anche se la società russa non ha mai rinunciato a questa clausola, in quanto fondante e garante delle forniture. Per ora da parte dell’Eni non è arrivata alcuna richiesta ufficiale di eliminare la clausola Take or pay; tuttavia, come riconosce l’intervistato di Vedomosti, l’azienda italiana è uno dei clienti e partner strategici di Gazprom (oltre ad acquistare il metano figura come partner nel South Stream, nel Blue Stream e in altri progetti), quindi è chiaro che si troverà un’intesa sulla questione.

In effetti, Gazprom è già scesa più volte a compromessi con l’Eni e dall’inizio della crisi ha offerto per due volte sconti retrodatati sui contratti vigenti (i cosiddetti “pagamenti retroattivi”), per un totale di circa 1,3 miliardi di dollari. Insieme al secondo importante partner – la tedesca E.On – il gruppo italiano ha di fatto gestito il processo per ottenere gli sconti da Gazprom, come sottolinea Michail Korchemkin, direttore esecutivo della East European Gas Analysis.

Nell’ultimo periodo Gazprom ha ricevuto complessivamente venti richieste di riesamina dei contratti e lo sconto per tutti i consumatori ruotava mediamente intorno al 7-10 per cento, hanno riferito i manager di Gazprom. Nel 2012 201 miliardi di rubli del bilancio di Gazprom sono stati destinati a questo scopo. Messa sotto pressione dai clienti Gazprom, come altri fornitori europei – tra cui la Norvegia, l’Algeria e altri Paesi produttori –, ha modificato i contratti, per non perdere una fetta di mercato.

Korchemkin ritiene che anche questa volta Gazprom dovrà piegarsi alle richieste dell’Eni perché la costruzione del South Stream abbia esito favorevole. Benché il principio ToP rappresenti il pilastro storico dei contratti europei di Gazprom, la società di certo non rinuncerà per causa sua a un progetto di gasdotto su così vasta scala.

Korchemkin ricorda inoltre che per l’Ucraina, per esempio, la clausola take or pay de facto non è già più in vigore: il Paese riscuote meno dei volumi di gas fissati per contratto: quest’anno dovrebbe importare dalla Russia un massimo di 27 miliardi di metri cubi e anche se l’impegno contrattuale parla di 41,6 miliardi di metri cubi non pagherà alcuna multa. Il premier ucraino Nikolaj Azarov ha più volte ribadito che c’è un accordo preciso con la Russia a questo riguardo, anche se Gazprom smentisce l’esistenza di una simile intesa. Pertanto, conclude l’esperto, è molto probabile che Gazprom raggiunga un compromesso anche con l’Eni, almeno abbassando in modo significativo il livello di ritiro del gas dettato dalla clausola take or pay.

Secondo Denis Borisov e Andrei Polishuk, analitici di Nomos-bank e Raiffeisenbank, le ennesime agevolazioni per Eni richiameranno senza dubbio una nuova ondata di concessioni anche per gli altri clienti di Gazprom: al momento la situazione non è favorevole a causa del crollo della domanda di metano, ma in passato, quando gli sconti venivano offerti a uno dei clienti, di norma si diffondevano subito anche tra gli altri.

Per rimanere competitivi sul mercato europeo qualche concessione sulla clausola take or pay non basterà di certo, avverte Korchemkin: anche tenendo conto degli sconti presenti, il gas russo rimane uno dei più costosi ed è indispensabile abbassarne ulteriormente il prezzo.

Ancora a giugno 2012 il direttore generale di Gasprom export, Aleksandr Medvedev, affermava che tutte le trattative sugli sconti (a eccezione di alcune vertenze giuridiche) sono state portate a termine. Recentemente però il suo vice, Sergej Chelpanov, non ha escluso che la società torni a discutere i prezzi del gas con alcuni consumatori. “I prezzi fissati in una serie di contratti sono stati riesaminati, è un processo molto dinamico, ancora in via di definizione […], ma con alcuni [consumatori], con i quali [le trattative] sono già terminate, è passato del tempo, e sono possibili nuovi accordi”, ha dichiarato all’agenzia Prime, aggiungendo che, a suo parere, la situazione sul mercato è molto complicata: l’offerta supera la domanda, facendo così diminuire i prezzi del gas e i volumi delle forniture di Gazprom export. Nel 2012 l’azienda può fornire all’estero 142-143 miliardi di metri cubi, il 5 per cento in meno dell’anno scorso, ha affermato Chelpanov.

I rappresentanti di Gazprom e Gazprom export non hanno rilasciato commenti.

 

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